Architettura civile
Scritto da Webmaster il Ottobre 14 2007 20:51:24
Il centro storico di Licata, nonostante le gravi manomissioni subite dal sacco edilizio, custodisce ancora alcune emergenze architettoniche civile di 600-700 di pregevole fattura. Si trovano tutte quante lungo l'asse del vecchio Cassaro, costituito da via Sant'Andrea e da via Martinez e via donna Agnese che intersecano il vecchio quartiere della Marina, e il nuovo Cassaro, l'attuale corso Vittorio Emanuele e le adiacenze di piazza Sant'Angelo, via Frangipane, piazza Duomo. La vecchia Marina resta oggi soprattutto importante per il suo antico e tortuoso impianto viario, rimasto completamente invariato, caratterizzato in generale da viuzze e da numerosi cortili e piccoli pianori. Diverse emergenze architettoniche, seppur di minor valore artistico, si trovano ancora negli antichi borghi, quello di Santa Maria, soprattutto in via Grangela, quello di San Paolo, tipico quartieri assegnato ai Maltesi, soprattutto in via San Paolo e via Marotta e più avanti in via Postillo, di Sant'Antonio, in particolare in via Bucceri e via Sole e traverse. In corso Roma e in corso Umberto, invece, abbiamo alcuni palazzi aristocratici del primo 800 ( quello dei Cannarella, degli Urso e degli Urso Ventura in chiaro stile neoclassico) e del 900.

Palazzo Frangipane I Palazzi Frangipane. Appartennero ai nobili marchesi di Regalbuono, signori della Valle di Lupo che li edificarono nella metà del 700. Il più antico, il più bello ed anche il più maestoso è quello della parte iniziale del corso Vittorio Emanuele, oggi sede della Banca Popolare Sant'Angelo. La sua artistica facciata barocca, scandita da lunghe e larghe lese bugnate si apre in sette balconi sostenuti da mensoloni terminanti in buffe maschere. Fastoso è il portale dell'ingresso principale che immette in un grande cortile, parte voltato e parte a giorno, dove uno artistico scalone che conduce agli appartamenti del piano nobile, oggi non più esistenti, si conclude di una bellissima finestra bifora elegantemente decorata. Seppur imponente e molto più alto, è meno elegante il palazzo che prospetta sulla via Frangipane, corso Vittorio Emanuele e sul sagrato della chiesa Madre. Manomesso più volte nel prospetto realizzato con pietra di Malta, ha un artistico portale elegantemente intagliato che immette in un grande cortile chiuso voltato che si apre a sinistra in un secondo cortile a luce sul quale si affacciavano gli appartamenti interni del primo e del secondo piano. Attraverso una porta ad arco a tutto sesto, intagliata nella pietra, recante sulla chiave lo stemma della famiglia Frangipane (due leoni affrontati e coronati che sorreggono un pane frantumato), percorrendo l'antica scala, ancora esistente si arriva ai vari appartamenti, oggi di più proprietari, completamente manomessi.

Palazzo BosioPalazzo Bosio. Appartenne ai nobili cavalieri gerosolimitani di questa famiglia che lo edificarono nella 2a metà del 600 e lo abitarono sino alla fine dell'800. Si tratta di una costruzione che si sviluppa in lunghezza e chiude la grande piazza Sant'Angelo sul lato settentrionale, restando compreso tra la via D'Annunzio e il cortile Berengario. Il suo prospetto barocco è nobilitato da raffinati elementi decorativi. Parte del prospetto, quella che si conclude con la via D'Annunzio, è stato manomesso ai primi del novecento con l'aggiunta di una sopraelevazione che ne ha compromesso la generale armonia e l'unità artistica. La parte originale del prospetto, con i suoi balconi al piano nobile, è spartita da tre lesene su alti plinti, terminanti con capitelli corinzi di ordine composito. Assai singolari sono i due artistici portali, di uguale disegno e di uguale pregio, uno portava agli appartamenti del piano nobile, l'altro alle scuderie e ai magazzini. Nel fastigio del balcone principale è inserito lo stemma della famiglia.


Palazzo CelestriPalazzo Celestri. Appartenne alla omonima famiglia, insignita del titolo di marchesato. Il suo impianto monumentale, certamente del 600, oggi a tratti leggibile, per le vistose manomissioni subite, soprattutto nel 900, si sviluppa lungo via Collegio, via Signora e Piano Levano e confina con quello che resta del palazzo dei baroni Trigona. Della sua splendida architettura resta solo il suo maestoso portale costituito da un arco a pieno centro sostenuto da due poderose colonne. Lo stemma della famiglia, una mezza luna in campo azzurro fa la funzione di chiave dell'arco. Un altro scampolo della sua sontuosa architettura prospetta su piazza Elena, angolo via Collegio - via Signora.

Palazzo SerroviraPalazzo Serrovira. Si sviluppava ad angolo tra il vecchio e il nuovo Cassaro, oggi angolo corso Vittorio Emanuele-via Sant'Andrea. Appartenne all'omonima ricca e potente famiglia, stabilitasi a Licata all'epoca della monarchia aragonese e insignita da sempre del baronato del fiume Salso ed in epoca più recente del ducato della Catena. Della sua elegante architettura oggi non resta che l'artistico portale in pietra calcarea, sicuramente della prima metà del 600, che si apre su corso Vittorio Emanuele, recante scolpite sulle mensole che reggono il timpano le due effigi dei fondatori di Gela Antifemo di Crete ed Entimo di Rodi. In due distinti cartigli due epigrafi ricordano brevemente le vicende storiche dei due personaggi legati alla storia di Licata. Altrettanto manomesso è il grande cortile a luce, dal quale si accede allo scalone d'onore, con volte a vela, che conduceva al piano nobile, dove ancora sono superstite alcune eleganti porte con stemma, finemente scolpite e nella zona più alta e disabitata e completamente in rovina un intero piano con grandissime camere con tracce di eleganti cornici e stucchi, che testimoniano lo sfarzo di questa casa. Attraverso un passaggio sotto la via Sant'Andrea i nobili di questa famiglia si recavano nella loro chiesetta di via Collegio, che reca sull'arco il loro stemma (tre conchiglie), un tempo ricca di opere d'arte. Il lussureggiante giardino del palazzo che confinava con via Cannarozzo, luogo dei grandi magazzini e scuderie, non esiste più.

Palazzo CannadaPalazzo Cannada. Fu proprietà dei ricchi Marchesi dello Scuderi che a Licata ricoprirono l'ambita carica di vice portolani del Regio Caricatore dal 1648 al 1819. Confina con il palazzo Frangipane e con la navata nord della chiesa Madre, prospetta parte sulla omonima via e parte sul largo della Carità. La sua edificazione risale alla fine del 600 e l'inizio del 700. Buone sono le condizioni di conservazione. All'interno si ammirano ancora le stanze e le sale voltate ed affrescate e le antiche ed artistiche porte finemente intarsiate. Il palazzo dalle linee architettoniche molto sobrie, si apre con due ingressi. Quello di via Frangipane, che conduceva agli appartamenti, è certamente più elegante e di fattura più pregiata negli elementi lapidei e reca sopra l'arco lo stemma della famiglia: un vaso fiorito posto nel petto di un'aquila bicipite. Meno prezioso, ma comunque monumentale, è quello che si apre, alto, su largo della Carità, ugualmente sormontato dalle armi araldiche dei proprietari.
Palazzo AdonninoPalazzo MinafriaPalazzo Martinez
Palazzo Adonnino. Fu la dimora dei duchi di Canticaglione che lo edificarono nella parte terminale del nuovo Cassaro, oggi corso Vittorio Emanuele, con vista sul mare, vicinissimo al regio castello a mare San Giacomo. La sua edificazione si pone tra la seconda metà del 600 e l'inizio del 700. La sua mole confina con piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele, via Adonnino e piazza della Vittoria. Caratterizzato da decisivi elementi barocchi, realizzati con pietra di Comiso, ha subito gravi manomissioni, modifiche stilistiche e strutturali tra gli anni cinquanta e sessanta. In linea con i due imponenti portali ad arco a tutto sesto, sui balconi campeggiano le armi araldiche della famiglia: un leone coronato e rampante con fiaccola accesa.

Palazzo Minafria. Appartenne ai ricchi baroni di Bifara e Favarotta che lo edificarono nella prima metà del 500, trasformandolo ed arricchendolo nel 700. Compreso tra il corso Vittorio Emanuele, la via Martinez e la via Federico, il suo prospetto principale domina il lato di ponente della piazza Duomo. Profondamente manomesso al piano terra, conserva nell'alzato l'intero fregio e gli antichi balconi sui quali si alternano timpani di diverso disegno.

Palazzo Martinez. Si trova a metà della via omonima, a destra, percorrendola da piazza Duomo verso i quattro canti. Apparteneva alla omonima famiglia che lo fece costruire sul finire del 600 e l'inizio del 700. Dell'antico prospetto resta solo l'elegante portale con arco a sesto ribassato in pietra di Malta ed in calcarinite dolce e il cortile colonnato interno, posto al sommo di scala, in gran parte manomesso.

Palazzo Platamone
Palazzo Platamone. È sito in via Sant'Andrea-angolo via Donna Agnese, proprio ai quattro canti del vecchio Cassaro. Era molto grande e sontuoso e disponeva di ben 42 stanze al piano nobile, magazzini e cantine al piano terra. Confinava anche con via San Francesco di Paola. Del suo sontuoso prospetto oggi resta pochissimo: due poggioli sull'angolo con via donna Agnese con possenti mensoloni terminanti con maschere grottesche, due balconi lungo la via Sant'Andrea sorretti da un unico poderoso mensolone per parte, l'elegante portale dell'ingresso in conci di tufo, finemente scolpiti, smontato pezzo per pezzo in un periodo imprecisato dello scorso secolo per rimetterlo in asse, una volta tagliata una parte del grande androne coperto dal quale si è ricavato un vano al piano terra, con il nuovo ingresso. In corrispondenza della chiave dell'arco stanno le arme araldiche della famiglia Platamone sormontate dalla corone di barone. Anche il cortile a luce presenta segni evidenti di incontrollati e selvaggi interventi di ristrutturazione.

Palazzo TrigonaPalazzo Trigona dei baroni di Rabuggino. Si incontra percorrendo in direzione nord-est la via Sant'Andrea sino a d arrivare a via Collegio. Sorgeva di fronte il palazzo Serrovira e confinava con il palazzo Celestri. La sua edificazione risale alla fine del 600. Del suo prospetto non rimane null'altro se non il grande portale in pietra calcarea, elegantemente scolpita, del portone su via Sant'Andrea che dava accesso alle stalle e ai magazzini. Sull'arco campeggia lo stemma araldico della famiglia.



Palazzo Cannarella. E' il più bello e forse il più sontuoso dei palazzi edificati agli inizi dell'800 extra moenia, all'inizio del corso Roma, angolo via San Paolo. Edificato in elegante stile neoclassico con colonnato nella parte centrale, rappresenta l'ala avanzata e più moderna del retrostante ed antico palazzo, edificato fuori dalla mura dalla famiglia Cannada, di cui ancora all'interno si possono ammirare alcune interessanti preesistenze architettoniche. All'interno ha mantenuto tutto il suo arredo artistico, quadreria, utensileria, mobilio, cappella ed un ricchissimo archivio delle famiglie Cannada-Frangipane-Cannarella, una pregiata biblioteca appartenuta ai Frangipane, il ricco archivio della miniera di zolfo di Passarello appartenuta a questa famiglia sin dalla fine del 700. E' passato alla storia anche per aver ospitato, come si legge su una lapide murata sulla parte centrale del prospetto, il 20 del 1860 Nino Bixio e Menotti Garibaldi, avanguardie garibaldine giunte a Licata per arruolare volontari.

Palazzo Verderame. Appartenne al ricco Matteo Vecchio Verderame, patriota, armatore ed industriale. Fu costruito presso il mare, vicino al palazzo Adonnino, angolo corso Vittorio Emanuele, viale XXIV Maggio e piazza Attilio Regolo, nella prima metà dell' 800. Il prospetto mostra ancora i segni dell'eleganza e della pietra di buona qualità utilizzata. L'androne è in stile neoclassico con nicchie e colonne. Una scala marmorea, illuminata da una grande vetrata che chiude il pozzo di luce, porta agli appartamenti del primo e del secondo piano, una volta sfarzosamente arredati di mobili della Ducrot, di suppellettili ed opere d'arte pregiate. Resistono al tempo e all'incuria le volte affrescate, forse dal Gregorietti. Molto bella quella del salone dei ricevimenti posto al primo piano.
Palazzo Verderame
Palazzo Caro-Cannarozzi-Dominici. Prospetta sul corso Vittorio Emanuele, di fronte la via Frangipane e confina con la via Adamo a sud e Cannarozzi a nord all'interno delle quali in origine si sviluppava in profondità con stalle, magazzini, cantine ed un lussureggiante giardino. La tradizione vuole sia in origine appartenuto alla ricca famiglia baronale dei Caro, signori del feudo e castello di Montechiaro e del principato di Lampedusa. Come si sa una ricca discendente di questa famiglia, donna Francesca, erede dei titoli e dei feudi, sposò Mario Tomasi, già vedovo, giunto a Licata con l'incarico di capitano d'armi a guerra. Da questo matrimonio ebbe origine la schiatta dei Gattopardo, la fondazione della terra di Palma e quindi la nascita del duca Santo e di San Giuseppe Maria Tomasi e Caro, cardinale teatino, compatrono di Licata, che fu battezzato in casa a Licata, forse in questo palazzo. Dai Caro passò ai Cannarozzi e fu abitato dallo studioso e storico di antichità classiche Giuseppe Cannarozzi, autore di un testo di archeologia su Licata. Da questa famiglia passò ai Dominaci che lo ristrutturarono completamente nella seconda metà dell'ottocento. A loro appartiene lo stemma con corona di cavaliere posto sulla trabeazione in linea con il portone principale. Suggestivo è il cortile, ma risenta delle varie modificazioni subite dall'intero palazzo.