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IN LIBRERIA

E’ GIA’ IN LIBRERIA E NELLE EDICOLE LA NUOVA EDIZIONE DEL LIBRO DI CALOGERO CARITA’ RINNOVATA NEL TITOLO, NEL CONTENUTO E NELLE FOTO


“10 LUGLIO 1943. L’ASSALTO
DEGLI ALLEATI ALLA SICILIA”


di Calogero Carità


Dopo il grande successo avuto dalla prima edizione del libro di Calogero Carità “70 anni fa l’assalto degli Alleati alla Sicilia. 10 luglio 1943: la Joss Force Usa attacca Licata”, pubblicata nelle edizioni de La vedetta nell’estate del 2013 in occasione del 70° anniversario dello sbarco Anglo-Americano in Sicilia, e presentata a Licata e a Verona con grandissimo successo di pubblico, lo storico licatese ha provveduto ad una seconda edizione del suo libro, aggiornato nei testi e nel corredo fotografico. La nuova edizione, che sarà pronta alla fine di questa estate, sarà di 400 pagine, 50 in più rispetto alla prima, 26 di queste destinate ad ospitare altre nuove 54 rare e significative immagini fotografiche di quell’evento storico che produsse dopo 15 giorni la caduta del fascismo e dopo 60 giorni l’armistizio corto di Cassibile a seguito del quale l’Italia si svincolava dalla Germania nazista e diventava cobelligerante a fianco degli Alleati invasori-liberatori. “Per anni –scrive Carità nel presentare il suo lavoro di ricerca- la vittoria alleata è stata attribuita non alla stragrande superiorità di uomini e mezzi messi in campo, bensì alla viltà e alla defezione della maggioranza dei soldati italiani, nonché alla incapacità dei loro comandanti. Ma, a fronte di alcuni, seppur consistenti, episodi di defezione e sbandamento, furono moltissimi gli atti di valore di singoli uomini e di interi reparti che rimasero sino all’ultimo a compiere il loro dovere. I nostri soldati, infatti, pur combattendo in condizioni di estrema difficoltà contro una potenza aereo-terrestre-navale imponente che disponeva di armi e mezzi moderni, coscienti ormai di non poter ricacciare più sulle loro navi gli invasori, cercarono, sacrificandosi in migliaia, di arginare assieme ai tedeschi l’avanzata delle forze nemiche.

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L'EDITORIALE

SINDACO ED OPPOSIZIONE
LE POLEMICHE NON VANNO IN VACANZA


IL COMUNE È ANCORA SENZA BILANCIO E LA REGIONE LO HA COMMISSARIATO. LE CASSE SONO ORMAI VUOTE E MANCA UN PIANO DI RIENTRO. AFFRONTATA L’EMERGENZA RIFIUTI, MA SI SVUOTANO SOLO I CASSONETTI E NON SI SPAZZANO LE STRADE. POCA LA COLLABORAZIONE DELLA GENTE. INCOMBE LA MINACCIA DEL DEPURATORE DI CONTRADA RIPELLINO SULLA SALUTE PUBBLICA. DUBBI SULLA POTABILITÀ DELL’ACQUA IN ALCUNI QUARTIERI.


di Calogero Carità


Siamo in pieno agosto. Già due mesi della nostra estate se ne sono andati. Sono ritornati gli ombrellini colorati in alcune vie del centro storico, la sera la Putia del Cantastorie anima il cuore del nuovo Cassaro e la musica in libertà delle varie orchestrine poche distanti l’una dall’altra non fa risparmio di decibel col suo sregolato frastuono. Le paninerie e le gelaterie sono attive, la gente non manca di riempire la sera le strade, dopo la pennichella pomeridiana e dopo essersi stracotta al mare sotto il sole cocente. E giustamente cerca di cogliere quanto di meglio l’Estate Licatese con il suo programma di eventi predisposto dall’amministrazione comunale possa offrire. Il tutto ti dà l’impressione di una cittadina in fermento che ha moltiplicato il numero dei propri residenti grazie al ritorno per le ferie di tantissime famiglie dalle regioni del centro-nord e alla sempre più numerosa presenza di forestieri che ben gradiscono il nostro mare. Insomma, sembra di trovarsi in una cittadina spensierata, ma non tranquilla perché il caos regna dappertutto e a tutte le ore della giornata, una cittadina senza difficoltà economiche, con un parco di auto e di motocicli di grossa cilindrata, con continue code davanti a gelaterie e paninerie e col tutto esaurito nel fine settimana nelle pizzerie e ristoranti. Il mare anche di sera fa da calamita. Tutti al porto, alla lanterna e a Giummarella a godersi una passeggiata tranquilla all’interno del porto turistico o a curiosare tra i banchi di merce in generale molto dozzinale che occupano parte del corso Argentina. Pia illusione. Licata non è affatto una città tranquilla e si porta dietro, senza che vengano risolti, i suoi annosi problemi che riguardano l’igiene pubblica, la potabilità dell’acqua, la pulizia delle strade, la raccolta e lo smaltimento dei rifluiti, i tanti delitti rimasti ancora insoluti dopo anni di indagini, il vergognoso e pericoloso fenomeno del randagismo, la vendita persistente di prodotti ittici sotto il sole e sopra i cocenti marciapiedi dei corsi principali peraltro inibiti ai pedoni, ai disabili, agli anziani impediti, alle donne incinte e alle mamme con passeggino, l’aumento dei gazebo fissi lungo corsi e piazze che deturpano la scena urbana e i pochi monumenti superstiti, la viabilità sempre più caotica e rumorosa, la permanente violazione del codice della strada, i parcheggi selvaggi lungo i corsi principali che provocano fastidiosi intasamenti del traffico automobilistico, la vendita di prodotti ortofrutticoli, spesso di dubbia provenienza e privi di ogni tracciabilità, lungo le vie del centro. ……………………

l'articolo a pagina 1 e 6 del giornale
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News

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PRIMO PIANO

FINALMENTE RIAPERTO IL MUSEO



La riapertura del museo archeologico della Badia, seppur dimensionato rispetto al progetto iniziale, segna una tappa importante per Licata e potrebbe essere l’inizio per una nuova e maggiore attenzione verso i nostri beni culturali superstiti e la valorizzazione dell’antica storia della nostra comunità. Dopo il museo archeologico regionale di Agrigento, senza dubbio il museo di Licata è il più importante della provincia per la ricchezza e per la rarità delle sue collezioni archeologiche che vanno dal più antico neolitico alla civiltà romana passando per quella greca scandita nelle sue varie epoche. I reperti, esposti in sei sale, secondo un criterio cronologico, raccontano infatti la storia antica della nostra città. Provengono dai siti più significativi del territorio licatese e della bassa valle dell’Imera e testimoniano la presenza di insediamenti umani già a partire dal Neolitico (VI – V millennio a.C.). Provengono dalle contrade: Casalicchio, Colonne, Caduta. Poliscia. Sono ceramiche a decoro impresso, inciso e dipinto che caratterizzano questa facies. L’età del Bronzo (fine III – prima metà del II millennio a. C.) è caratterizzata dalla ceramica, detta di Castelluccio, a motivi geometrici dipinti in nero su fondo rosso, proveniente dai siti di Monte Petrulla, Monte Sole, Giannotta, Landro, Canticaglione, Muculufa, Sottafari, Calì. …………

l'articolo a pagina 1 del giornale
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PRIMO PIANO

ABUSIVISMO EDILIZIZO. BOCCIATO ALL’ARS L’EMENDAMENTO FAZIO PER SALVARE LE CASE ABUSIVE ALL’INTERNO DELLA FASCIA DEI 150 METRI. RIPRESENTATO IN ASSEMBLEA NON È STATO ACCOLTO DAL PRESIDENTE ARDIZZONE IN QUANTO CARENTE SOTTO IL PROFILO DI COSTITUZIONALITÀ.

PRONTO IL SECONDO ELENCO DI DEMOLIZIONI




Con la demolizione degli ultimi tre dei 17 immobili abusivi inclusi nel primo elenco redatto ai sensi della convenzione stipulata tra il sindaco Cambiano e il Procuratore aggiunto della Repubblica di Agrigento, dott. Fonzo, si è conclusa la prima fase degli abbattimenti di quelle case edificati in “Zona L”, ossia a meno di 150 metri dalla battigia, dove vige il vincolo di inedificabilità assoluta. Per tutti erano pervenuti i relativi verdetti seguiti agli incidenti di esecuzione presentati dai legali degli interessati e tutti quanti, confermando la tendenza dei precedenti pronunciamenti, avevano respinto le istanza dei ricorrenti. La demolizione di questi immobili è costato circa 85 mila euro. L’appalto bandito dal dipartimento Lavori Pubblici e Urbanistica, e aggiudicato all’Impresa Patriarca di Comiso, è di circa mezzo milione di euro. Le ultime demolizioni hanno riguardato la casa al Pisciotto dell’avv. Gaetano Cardella, sentenza passata in giudicato l’11 gennaio 2000, di cui il procuratore della Repubblica di Agrigento aveva dato notizia in diretta Tv durante l’ultima trasmissione domenicale de “L’Arena” di Giletti. In verità si tratta di due immobili di circa 150 mt. ciascuno, ricadenti nella medesima particella di terreno. Il giudice Agata Anna Genna nella sentenza sull’incidente di esecuzione relativamente a queste due unità, ha sgombrato il campo anche da un’eventuale sopraggiunta prescrizione, precisando che “la demolizione non è neppure soggetta alla prescrizione quinquennale stabilita per le sanzioni amministrative”. Nel caso specifico di questa villetta si era espresso anche negativamente e per la seconda volta il dipartimento Lavori Pubblici e Urbanistica del Comune in merito a una nuova richiesta di sanatoria, affermando che “non sussistono motivi per un nuovo riesame, per cui la richiesta non può trovare accoglimento”. Il 30 giugno le ruspe dell’impresa Patriarca hanno addentato in contrada Nicolizia le strutture di una villa di oltre 700 mq su tre livelli, edificata a circa 30 metri dagli scogli, appartenente alla vedova di un noto costruttore licatese di opere pubbliche. ……………………….

l'articolo a pagina 1 e 2 del giornale
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PRIMO PIANO

RAPPRESAGLIA ED INTIMIDAZIONE CONTRO L’ING. VINCENZO ORTEGA DIRIGENTE DEL DIPARTIMENTO PIÙ CALDO DEL COMUNE, QUELLO DELL’URBANISTICA E DEI LAVORI PUBBLICI. DAL MINISTERO DELL’INTERNO GLI È STATA ASSEGNATA UNA SCORTA

INCENDIATO NOTTETEMPO
IL FUORI STRADA DELLA MOGLIE




Incendiato il Suv Audi Q5 del dirigente del dipartimento Lavori Pubblici e Urbanistica del Comune, Ing. Vincenzo Ortega. Il rogo ha aggredito la vettura, parcheggiata all’interno della villetta di contrada Mollarella, intorno alle 3,20 del 18 luglio scorso. Sul posto, allertata da una chiamata alla centrale operativa, si è recata una squadra di Vigili del Fuoco del distaccamento di Corso Argentina che ha domato le fiamme. Il mezzo (di proprietà della moglie di Ortega ma in uso allo stesso dirigente comunale) è andato completamente distrutto. Non ci sono dubbi sulla natura dolosa del rogo. Sul fatto indagano gli agenti del commissariato di Polizia, coordinati dal dottore Marco Alletto. Ortega, comprensibilmente scosso per quanto accaduto, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. Si tratta di una vera e propria rappresaglia e di un chiaro atto di intimidazione che ha lo scopo di incutere paura a lui e alla sua famiglia per logorarlo psicologicamente e costringerlo magari a non dare esecuzione ai provvedimenti della Procura di Agrigento………………………..

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PRIMO PIANO

ABUSIVISMO EDILIZIZO. BOCCIATO ALL’ARS L’EMENDAMENTO FAZIO PER SALVARE LE CASE ABUSIVE ALL’INTERNO DELLA FASCIA DEI 150 METRI. RIPRESENTATO IN ASSEMBLEA NON È STATO ACCOLTO DAL PRESIDENTE ARDIZZONE IN QUANTO CARENTE SOTTO IL PROFILO DI COSTITUZIONALITÀ. RIGETTATI DAL TRIBUNALE DI AGRIGENTO I NUOVI RICORSI DEI PROPRIETARI ABUSIVI. AD OGGI SONO STATI SPESI 85 MILA EURO DEI 500 MILA IMPEGNATI DALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE.

COMPLETATI I PRIMI 17 ABBATTIMENTI
PRONTO UN SECONDO ELENCO DI DEMOLIZIONI




la demolizione degli ultimi tre dei 17 immobili abusivi inclusi nel primo elenco redatto ai sensi della convenzione stipulata tra il sindaco Cambiano e il Procuratore aggiunto della Repubblica di Agrigento, dott. Fonzo, si è conclusa la prima fase degli abbattimenti di quelle case edificati in “Zona L”, ossia a meno di 150 metri dalla battigia, dove vige il vincolo di inedificabilità assoluta. Per tutti erano pervenuti i relativi verdetti seguiti agli incidenti di esecuzione presentati dai legali degli interessati e tutti quanti, confermando la tendenza dei precedenti pronunciamenti, avevano respinto le istanza dei ricorrenti. La demolizione di questi immobili è costato circa 85 mila euro. L’appalto bandito dal dipartimento Lavori Pubblici e Urbanistica, e aggiudicato all’Impresa Patriarca di Comiso, è di circa mezzo milione di euro. Le ultime demolizioni hanno riguardato la casa al Pisciotto dell’avv. Gaetano Cardella, sentenza passata in giudicato l’11 gennaio 2000, di cui il procuratore della Repubblica di Agrigento aveva dato notizia in diretta Tv durante l’ultima trasmissione domenicale de “L’Arena” di Giletti. In verità si tratta di due immobili di circa 150 mt. ciascuno, ricadenti nella medesima particella di terreno. Il giudice Agata Anna Genna nella sentenza sull’incidente di esecuzione relativamente a queste due unità, ha sgombrato il campo anche da un’eventuale sopraggiunta prescrizione, precisando che “la demolizione non è neppure soggetta alla prescrizione quinquennale stabilita per le sanzioni amministrative”. Nel caso specifico di questa villetta si era espresso anche negativamente e per la seconda volta il dipartimento Lavori Pubblici e Urbanistica del Comune in merito a una nuova richiesta di sanatoria, affermando che “non sussistono motivi per un nuovo riesame, per cui la richiesta non può trovare accoglimento”. Il 30 giugno le ruspe dell’impresa Patriarca hanno addentato in contrada Nicolizia le strutture di una villa di oltre 700 mq su tre livelli, edificata a circa 30 metri dagli scogli, appartenente alla vedova di un noto costruttore licatese di opere pubbliche. La sentenza era passata in giudicato già il 24 giugno 1993 …………..

l'articolo a pagina 2 del giornale
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IN CITTA'

LA SUA NASCITA SI DEVE AI PIONIERI DELL’ARCHEOLOGIA LICATESE, CALOGERO CARITÀ, CRISTOFORO CELLURA E FILIPPO TODARO A CUI SI UNIRONO UN PO’ ALLA VOLTA A. MAZZERBO E S. SCRUDATO E POI P. MELI, S. SCUTO, G. CAVALERI E F. LA PERNA E NEL CORSO DEGLI ANNI ALTRI ANCORA.

CHIUSO PER RISTRUTTURAZIONE, DOPO SETTE ANNI E TANTE PROTESTE RIAPRE IL MUSEO ARCHEOLOGICO DELLA BADIA. DECISIVO IL CONTRIBUTO DELL’AAL




Mercoledì 27 luglio è stato riaperto, alle or 18,30, finalmente, dopo sette lunghi anni di lavori di ristrutturazione il Museo Archeologico della Badia. Purtroppo senza il previsto ampliamento nei locali al piano terra del plesso S. Salvatore che avrebbero dovuto ospitare anche la pinacoteca. I lavori di ristrutturazione di questi nuovi locali, seppur effettuati, tuttavia non garantirebbero la piena sicurezza alle nuove collezioni. Occorrerà altro tempo ed altro danaro pubblico che si spera venga speso scrupolosamente. A riordinare le collezioni archeologiche è intervenuto il prof. Francesco La Torre che ha eseguito gli scavi a Monte Sant’Angelo. In ogni caso è stato decisivo il contributo dato dai volontari dell’Associazione Archeologica Licatese nell’ultima settima di lavoro ed in particolare dall’arch. Salvatore Cipriano, dall’arch. Giuseppe Cavaleri e da altri che hanno sacrificato il mare purché tale traguardo fosse raggiunto. E’ stato l'Assessore Regionale alle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica, Luisa Lantieri.a presiedere la cerimonia di riapertura del Museo. Presenti la Soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali di Agrigento, Gabriella Costantino, il prof. Francesco Gioacchino La Torre dell’Università di Messina. il Sindaco Angelo Cambiano e il presidente dell’Ass. Arch. Licatese, Pietro Meli, soprintendete emerito di Agrigento. Tutti hanno parlato di questo importante momento e tutti si sono impegnati per l’ampliamento del museo e per la valorizzazione dell’archeologia licatese. Tantissime le persone convenute. Resta aperta la questione della intitolazione del museo ad illustre licatese che si è prodigato per la valorizzazione dell'archeologia della nostra città.. Con l'occasione è ritornato a Licata il tesoro detto della ''Signora'' scoperto in una delle domus, oggi nel pieno degrado, portate alla luce nell'area antistante il Castel Sant'Angelo (un prezioso ferma capelli d'oro, monili con protomi leonine, un anello con castone di pietra dura e oltre 400 monete d'argento di epoca romana). E’ auspicabile ora che il sindaco si adoperi perché ritorni a Licata anche il tesoro di 500 aurei trovati nel 1960 in contrada Manca ed oggi nel forziere del Museo Archeologico di Agrigento. Alla nascita di un museo archeologico a Licata hanno contribuito in primis tre pionieri licatesi Calogero Carità, Cristoforo Cellura e Filippo Todaro che nel 1971 fondarono con altre persone, tra queste anche il bibliotecario Guglielmo La Marca, l'Associazione Archeologica Licatese…………..

l'articolo a pagina 3 del giornale
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Novità
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IN CITTA'

A NOMINARLO È STATO IL PROF. PAOLO ORSI, R. SOPRINTENDENTE ALLE ANTICHITÀ DI SIRACUSA. DA ALLORA ALTRI TRE LICATESI HANNO RICOPERTO TALE INCARICO: RAFFAELE QUIGNONES, CALOGERO CARITÀ E FRANCESCO LA PERNA.

IL MARCHESE FRANCESCO CANNARELLA FU
R. ISPETTORE ONORARIO ALLE ANTICHITÀ
DI LICATA DAL 1928 AL 1943




Il marchese Francesco Cannarella, che fu anche un raffinato uomo di cultura, ha ricoperto per almeno 17 anni l’incarico di R. Ispettore onorario degli scavi, monumenti e oggetti d’arte del mandamento di Licata. Lo apprendiamo dalla sua corrispondenza custodita in una apposita cartella che fa parte del prezioso archivio storico della famiglia Cannarella acquistato dal Comune di Licata sotto l’amministrazione del sindaco Angelo Graci grazie alla intelligente iniziativa dell’allora assessore alla P.I. e ai BB.CC., prof. Francesco La Perna. A proporlo al Ministero dell’Educazione Nazionale è stato il senatore prof. Paolo Orsi, R. Soprintendente alle Antichità della Sicilia di Siracusa che allora aveva anche competenza sui beni archeologici della Sicilia occidentale. Il prof. Paolo Orsi interpellò il marchese Cannarella, allora podestà di Licata, per chiederne la disponibilità, con lettera del 26 luglio 1927. Il Cannarella, molto lusingato, rispose, dando la sua disponibilità, il 12 agosto 1927. Le cose andarono un po’ per le lunghe, tant’è che la nomina fu fatta con R. Decreto dell’8 dicembre 1927 con scadenza il 31 dicembre 1930 Il prof. Orsi era interessato a delle statuine fittili che erano state trovate nei terreni del barone La Lumia e nei terreni di Piano della Città del cav. Francesco Urso, dove sarebbe stata rinvenuta anche un’anfora, genericamente detta “giara” nella corrispondenza, e a dei ceppi d’ancora che erano stati recuperati nel porto di Licata e chiedeva l’intervento del marchese Cannarella per venirne in possesso……………………….

l'articolo a pagina 3 del giornale
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POLITICA

INFORMARE LA GENTE E CHIEDERE CONTO DELLA PRECARIA SITUAZIONE FINANZIARIA DEL COMUNE NON VUOL DIRE CREARE ALLARMISMO, MA ESERCITARE IL PROPRIO RUOLO.

CALOGERO SCRIMALI RICHIAMA PESANTEMENTE
L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE A
METTERE I CONTI IN ORDINE




Riceviamo da consigliere Calogero Scrimali e pubblichiamo il seguente comunicato stampa:

“In data 18 maggio u.s. avevamo voluto attirare l’ attenzione su due aspetti della vita amministrativa del nostro Ente: La mancata presentazione del bilancio e la voragine dei conti insieme alla quale questa amministrazione cerca di stare a galla ma che inesorabilmente e per mancanza di iniziative correttive ci vede precipitare sempre più giù. Lo ha ammesso essa stessa , a giugno 2015 il negativo, in riferimento al Patto di stabilità, era di 1.800.000 euro, per diventare 2.800.000 euro a fine 2015. Adesso e globalmente, dovremmo essere intorno ai 52/53 milioni di euro di negativo e per sovraprezzo rimangono meno di 200.000 euro disponibili, dei quasi milioni di anticipazioni di cassa. Vi sono, inoltre, altri 2,5 milioni circa, di euro di pagamenti che giacciono presso gli uffici finanziari ed inoltre si sono consumate un bel po’ di risorse da fondi vincolati ed ancora, per questo, siamo stati accusati di far allarmismo, perché dichiariamo quale è lo stato patrimoniale. Malgrado ciò, non abbiamo avuto il piacere di leggere il bilancio consuntivo del 2016 e men che meno………………………….

Il presid. Commissione Bilancio e Finanze
Calogero Scrimali

l'articolo a pagina 4 del giornale
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POLITICA

LA PESANTE REPLICA DEL SINDACO ANGELO CAMBIANO AL CONSIGLIERE CALOGERO SCRIMALI

“NON È POSSIBILE TOLLERARE L’IGNORANZA
IN MATERIA DI CHI SI ATTEGGIA
A MINISTRO DELL’ECONOMIA”




Il 19 luglio scorso, il Sindaco Angelo Cambiano ha risposto al Presidente della Commissione Consiliare Finanze, Calogero Scrimali, che, intervenuto a titolo personale, nella qualità di semplice consigliere comunale, con una nota alla stampa del 15 luglio, aveva mosso alcune accuse sulla mancata presentazione del bilancio preventivo 2016 da parte dell'Amministrazione comunale e la conseguente nomina di un Commissario ad acta da parte della Regione e sulla voragine dei conti e la mancanza di iniziative correttive. “Dopo aver preso conoscenza delle dichiarazioni rese dal consigliere comunale Scrimali, intervenuto a titolo personale, – ha affermato il Sindaco Cambiano - ritengo che è possibile rispettare il ruolo istituzionale che lo stesso riveste nella qualità di Presidente della Commissione consiliare Finanze, ma, al contempo, non è possibile tollerare l'ignoranza in materia di chi, invece, si atteggia a Ministro dell'Economia e delle Finanze, senza sapere che i termini per l'approvazione del bilancio da parte dei Comuni sono slittati; di chi non sa che per mesi si è discusso dell'accordo Stato/Regioni, per lo sblocco di 500 milioni di euro, destinati a garantire le attività minime ed essenziali dei Comuni siciliani che versano tutti nelle stesse condizioni di crisi economico-finanziaria, o di chi non sa che l'ANCI oltre ad avere promosso un incontro a Palermo alla presenza del Governo Regionale e di rappresentanti di quello nazionale, a cui ha partecipato anche il Sindaco di Licata unitamente ad altri circa 300 Primi Cittadini dei Comuni siciliani………………..”

l'articolo a pagina 4 del giornale
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POLITICA

CALOGERO SCRIMALI NON MOLLA SULLA GRAVE SITUAZIONE FINANZIARIA DEL COMUNE

“IL SINDACO NON RISPONDE AI RILIEVI MOSSI, MA SI AFFIDA AD UN COMUNICATO DELL’ANCI SICILIA”




“Al di la del fatto che il precedente comunicato stampa era stato redatto nella qualità di presidente della commissione finanza e bilancio e del fatto che si coglie la polemica anche li dove polemica non esiste, da sempre abbiamo voluto suggerire ed indicare modalità o percorsi per uscire da condizioni di pericolosità per il nostro Ente e queste sono state valutate come valutazioni polemiche o di attacco politico, negando anche le evidenze più sfacciate, per tutte le altre volte gli allarmi sullo sforamento del Patto di Stabilità. Il Sindaco, per un verso, auspica …. “ma di cercare un'unione di intenti per meglio affrontare le problematiche quotidiane e la soluzione delle stesse.”con i consiglieri comunali, ma per l’ altro verso, si ostina a non dotarsi di un Piano di Rientro e di approntare un bilancio, al di la della scadenza o meno, recita la parte della vittima , attaccando tutto e tutti e tacciando ognuno di fare opposizione per il gusto dell’ opposizione. Signor sindaco, io non sono sicuramente ministro delle finanze, ne mi atteggio ad esserlo,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

Licata, li 20 luglio ‘16
Il presidente Commissione Bilancio e Finanze
Calogero Scrimali

l'articolo a pagina 4 del giornale
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IN CITTA'

I LOCALI INOSPITALI PER IL TROPPO CALDO. I CLIMATIZZATORI CHIESTI DA PIÙ DI UN ANNO. DAL MESE DI GIUGNO DEL 2015 MANCA LA CONNESSIONE INTERNET E PER MANCANZA DI PRESE QUATTRO MODERNI DEUMIDIFICATORI DIGITALI DONATI DALLA SOPRINTENDENZA RIMANGONO INUTILIZZATI

LO STORICO ARCHIVIO CANNARELLA
È FINALMENTE DISPONIBILE MA NON FRUIBILE




Finalmente, dopo circa sette anni dalla sua acquisizione al patrimonio comunale, lo storico archivio della famiglia Cannarella, Marchesi di Scuderi, e sistemato in uno dei locali del Fondo Antico della Biblioteca Comunale “L. Vitale” di Via San Francesco, sarebbe disponibile per la pubblica fruizione. A darne notizia è stato l'assessore comunale alla cultura, Daniele Vecchio. Adoperiamo il condizionale perché di fatto, specie nella stagione calda, i vecchi locali dell’ex convento di San Francesco, dove il Fondo librario antico è stato raccolto, non è agibile in quanto non climatizzato e ciò nonostante le varie richieste inoltrate dai responsabili del settore all’Amministrazione Comunale. Non solo, questo importante luogo di studio e di ricerche archivistiche è privo dal mese di giugno 2015 della connessione internet ragion per cui è impossibile accedere al catalogo SBN. Ci risulta, infine, che la Soprintendenza ai BB.CC. di Agrigento – sezione bibliografica ha donato quattro deumidificatori digitali di ultimissima generazione e questi non possono essere utilizzati per la mancanza delle necessarie prese elettriche. Probabilmente all’assessore alla cultura sfugge l’importanza di questi strumenti. I vecchi libri, per potersi ben conservare, hanno bisogno di un ambiente non troppo secco o non troppo umido. Perché se l’ambiente è secco, le antiche carte fanno la fine delle foglie secche, se è troppo umido gli inchiostri dei documenti si dissolvono e macchiano le carte e le stesse carte si impregnano di umidità e quindi si rovinano……………………..

l'articolo a pagina 5 del giornale
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PRIMO PIANO

FURONO COLLOCATE UN ANNO FA PRESSO I NOSTRI MONUMENTI. IN GRAN PARTE ERRATE, DOPO LE PROTESTE, SONO STATE RIMOSSE. A QUELLE UNICHE ESATTE È STATA AGGIUNTA UN’ALTRA TABELLA CHE RECA IL MEDESIMO TESTO

ANCORA IRRISOLTO IL PROBLEMA
DELLE TABELLE TURISTICHE




Proprio un anno fa vennero collocate la cartellonistica turistica e le tabelle illustrative dei vari monumenti della nostra città. Ad appaltarsi tale lavoro era stata una ditta lombarda che cura anche le tabelle elettroniche delle autostrade e questa aveva subappaltata ad una ditta di Catania la installazione. Il progetto era stato finanziato con fondi europei. Subito ci si è accorti che il 99% delle tabelle poste davanti ai monumenti portavano delle datazioni errate. A Licata le proteste sono state solo bisbigliate, ma ad alzare la voce è stato il prof. Calogero Carità, al quale sono state subito richieste le necessarie correzioni. Passarono mesi ma le tabelle non vennero ne correte ne rimosse. Seguirono così le dimissioni dalla Commissione per la Toponomastica del prof. Carità accettate nel silenzio dalla amministrazione comunale. Dal Comune si prese ad incolpare la ditta di aver sbagliato o addirittura si diede la colpa ad un file che nella trasmissione si sarebbe deteriorato ed avrebbe così modificato le datazioni dei monumenti……………………………………….

l'articolo a pagina 5 del giornale
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ATTUALITA'

IMPORTANTE RICONOSCIMENTO PER L’I.C. ''F. GIORGIO'' AL CONCORSO NAZIONALE ''RACCONTARE IL MEDIO EVO''

“IL DIARIO DELLA REGINA MARIA DI SICILIA”




La Scuola Storica Nazionale di Studi Medioevali, annessa all’Istituto Storico italiano per il Medioevo, nel quadro della convenzione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha indetto un concorso nazionale di scrittura sul tema «Raccontare il Medioevo», riservato agli alunni della scuola secondaria di primo grado, per l'anno scolastico 2015/2016. A questo concorso ha preso parte la classe I A della scuola secondaria di primo grado ''De Pasquali'' dell' I.C. ''F. Giorgio'' di Licata, sotto la guida Dirigente Scolastico Dott. Vincenzo Pace e della Prof.ssa Rosalia Nogara, che ha seguito il progetto letterario, con un racconto dal titolo ''Diario della Regina Maria di Sicilia''. Dopo una lunga selezione, durata parecchi mesi, compiuta dalla giuria del Ministero su 107 lavori letterari provenienti da ogni parte d'Italia, il MIUR ha comunicato che il lavoro della classe IA si è classificato fra i primi venti a livello nazionale ed è stato indicato fra quelli meritevoli di pubblicazione. Infatti, il racconto è stato pubblicato sul sito dell'Istituto Storico italiano per il Medioevo, dove attualmente è consultabile. La prefazione al racconto è della stessa Prof. Nogara, che scrive: ''L’idea di partecipare a questo concorso nasce dal bisogno di voler motivare la mia I A: una classe eterogenea, con tante potenzialità, ma vivace (…) È stata un’esperienza bellissima, di crescita e molto formativa. Gli alunni hanno avuto modo di avvicinarsi alla storia in modo concreto; si sono messi in gioco, hanno imparato cosa significa lavorare in gruppo, ascoltare e accogliere l’idea dell’altro………………………….

l'articolo a pagina 7 del giornale
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ATTUALITA'

CHIUSURA D’ANNO SCOLASTICO, LA ''DE PASQUALI'' VA IN SCENA

''PER ..... UN PUGNO DI LIBRI!




Un caldo pomeriggio sul finire del mese di Maggio ha visto in scena gli alunni della scuola media ''G. De Pasquali'', presieduta dal dirigente scolastico Vincenzo Pace; nello specifico discenti delle classi terze che, curati dalle loro insegnanti di lettere prof. V.Amato, M.Casano, I.Ferraro, R.Nogara, G.Ragusa, C.Triglia, rifacendosi alla trasmissione in onda su Rai 3 ''Per un pugno di libri'' condotta da Geppi Cucciari, l'hanno in piccolo voluto riproporre al caloroso pubblico dimostrando non solo destrezza culturale, ma anche che lo spirito di squadra insegna che certi obiettivi si possono realizzare mettendo in comune le forze di ciascuno e aiuta a riempire la vita di significati di amicizia e solidarietà. Tra le due squadre di alunni non è avvenuto uno ''scontro'' ma ''un confronto leale'': grazie a voi, ragazzi, che, senza alcuna perplessità, vi siete adoperati in tal senso. Ricordate sempre che con un libro tra le mani non sarete mai soli perché leggere è un’avventura sempre nuova e meravigliosa che ci arricchisce! Inoltre, la scuola media ''G. De Pasquali'', la cui priorità, da sempre, consiste nella necessità di formare la coscienza dell'alunno facendo propri valori come la legalità, il senso di responsabilità individuale e collettivo, ha accolto, ………………………

l'articolo a pagina 7 del giornale
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ATTUALITA'

A SCUOLA IN SCENA ''IL TEATRO DEI BURATTINI''




In una sera di maggio, il teatrino dei burattini è arrivato alla ''F. Giorgio''!Realizzato e animato dai ragazzi delle classi prime della Scuola Secondaria di I grado ''De Pasquali'', la messa in scena del teatrino dei burattini è diventata un evento di grande richiamo. Foltissimo il pubblico presente, accorso ad una manifestazione di fine anno coinvolgente e singolare, nella quale si è assistito alla narrazione delle avventure di Pinocchio, raccontate nella lettura drammatizzata dei ragazzi e portate sulla scena da nove bellissime marionette animate da fili. Un progetto didattico, durato un intero anno, che si è incentrato sulla rilettura della tradizione e sul recupero della cultura vernacolare nelle sue componenti più singolari. Così è nato il teatrino dei burattini della ''F. Giorgio'': un progetto educativo, impegnativo e interdisciplinare, che ha visto coinvolte tutte le cinque classi prime della scuola media in momenti e fasi di lavoro diverse. Alla guida del progetto si è impegnato un bel gruppo di insegnanti e il Dirigente Scolastico, Dottor V. Pace. Il testo, liberamente tratto dal Pinocchio di Collodi, è stato riadattato all'uopo dalla Prof.ssa Viviana Porrello, che ha anche curato la regia e i costumi delle marionette……………………

l'articolo a pagina 7 del giornale
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LE NOSTRE INTERVISTE

INTERVISTA AL SINDACO ANGELO CAMBIANO AD UN ANNO DALLA SUA ELEZIONE

“C’È BISOGNO DI IDEE NUOVE E DI PERSONE
CHE CON TENACIA LOTTANO PER REALIZZARLE”




Dott. Cambiano, poco più di un anno fa Lei è stato eletto sindaco di Licata. Cosa è riuscito a realizzare ad oggi del suo programma elettorale?

Poco più di un anno fa ho assunto una grande responsabilità e l'impegno di non deludere mai le speranze e le aspettative di chi ha creduto e crede in me. Tante le cose realizzate, tantissime quelle da realizzare e molti gli interventi che sono in cantiere. L'attività della mia amministrazione è sotto gli occhi di tutti, viene opportunamente comunicata attraverso i miei uffici e seguita sulla mia pagina facebook. Non giudico questa domanda provocatoria solo perché mi offre un ulteriore spunto per poter informare. Non vorrei ridurre la risposta ad una semplice elencazione, ma devo dire, in primis, della deroga alla chiusura e del mantenimento del punto nascita nel nosocomio di Licata. Sarà consegnato alla città un reparto che rappresenterà il fiore all'occhiello della sanità agrigentina, grazie al milione e 200 mila euro di lavori già cantierati. Nell'”elenco” dovrebbe figurare anche il ripristino del viadotto Petrulla, grazie ai costanti contatti con l'Anas. Secondo le previsioni, l'importante arteria riaprirà entro la fine di quest'anno. Pochi giorni fa è stato riaperto, dopo 7 anni e mezzo di chiusura, il Museo Archeologico della Badia, e restituito alla città in una nuova veste. Oltre ad ospitare il “Tesoretto della Signora”, sarà valorizzato per diventare la maggiore attrattiva culturale ed essere il polo di riferimento di scolaresche e visite turistiche. La sede della Guardia Medica è ritornata in centro. Trasferimento tanto atteso da tutta la comunità. Sono stati recuperati i polmoni verdi della città: la villa Regina Elena, deputata a diventare il Parco cittadino: ripulita, riverniciata, abbellita, oggi video sorvegliata, con il progetto hotspot wi-fi gratuito, è contenitore culturale. Grazie all'allestimento durante i mesi estivi del palco per ospitare rassegne teatrali e cinematografiche, concerti musicali e varie forme di espressione culturali; la villetta di via Adige; quella di via Messico. E' in corso di riqualificazione la villetta di Piano Cannelle destinata a diventare un centro polivalente. Grazie agli interventi della squadra di manutenzione e all'impegno dei dipendenti comunali, con lavori “in economia” la città, da troppo tempo offesa, sta cambiando, anche se lentamente, il suo aspetto e con il decoro sta ritrovando dignità. Si è ottenuto il finanziamento per la riqualificazione di Piano Quartiere. Si è ottenuto il finanziamento per la ristrutturazione dell’immobile che ospita il commissariato. Partiti i lavori nell’immobile di Piazza Gondar che dovranno ospitare le aule del Liceo Linares. Nella darsena del Porti Peschereccio di Marianello sono stati sostituiti i box dei pescatori ed installate le colonnine per l'acqua potabile. E' stata rilasciata concessione per la costruzione di un nuovo centro turistico. Sono stati riaperti i siti storici/archeologici e siglata la convenzione con il Villaggio Turistico Serenusa per le visite e le escursioni guidate. Le spiagge di Licata fruibili ai diversamenti abili e, almeno due, dotate di sedie sand and sea per permettere loro il bagno a mare. Lavori nella condutture delle acque bianche per evitare gli allagamenti di P.zza Gondar. Bonifica dall'amianto in tutto il territorio e video sorveglianza delle zone più a rischio di deposito di rifiuti. Si è intervenuti sulla gestione dei rifiuti solidi urbani e trasmesso in Consiglio Comunale gli atti per la gestione in house. …………………………

l’intera intervista di 12 domande e 12 lunghe risposte è a pag. 8
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IN CITTA'

PUNTUALI O RITARDATARI?

IL BUSILLIS DEL PERCHÉ RIMANDIAMO GLI IMPEGNI



di Carlo Trigona


Per anni ho faticato a individuare la stella polare indicata da Franklin allorché invitava a non rimandare a domani ciò che si potrebbe fare oggi. Facile a dirsi, ma … mica semplice! Quella stella risultava per lo più sistematicamente offuscata dall’incapacità a rispettare i tempi. Il tempo, un’entità tirannica cui tutto il creato è misteriosamente sottoposto, era da me visto come un astratto concetto astronomico e mai come strumento e misura di regole etico-socio-comportamentali. L’oggi e il domani scanditi da continui tic tac.. Che abominio! Adesso, finalmente, quando disperavo ormai di poter conseguire qualche risultato, all’improvviso sento di non essere più una rarità, una mosca bianca. Grazie ai risultati prodotti da un recente studio sull’argomento mi ritrovo ad essere in ottima compagnia: in un mondo di ritardatari! Ed ho trovato consolazione nello scoprire che l’abito mentale che veste angoli consistenti della mente umana, nella sua forma più vessatoria e quotidianamente persecutoria, è l’autoimposizione della puntualità, “imposta”, appunto, dalla frenesia vorticosa e compulsiva della società moderna. Tutto sommato, rimandare a domani ciò che si potrebbe fare oggi, col conforto di questa ricerca,è diventato bello. . Alleluia! Secondo questo studio i ritardatari sono in continuo aumento. Quelli “cronici” sono il 20% della popolazione. Gli uomini sono molto peggio delle donne ( rappresentano il 55% delle persone abituate a rinviare le cose). Gli universitari,poi,sono tra i più affetti da “ritardite”: il 30% degli studenti rimanda a domani , procrastina. Sempre! Rimandare gli impegni, quindi, è la più normale delle normalità e non farlo richiede un’enorme forza di volontà, e adeguata capacità di pianificazione. In verità lo studio non giustifica, ma spiega la psicologia del ritardo e, a voler semplificare, perviene alla conclusione che il nostro rimandare gli impegni non dipende neanche da pigrizia vera e propria, ma da molti fattori, persino dalla depressione. La società di oggi, invero, favorisce e agevola questa diffusa tendenza. ………………….

l'articolo a pagina 9 del giornale
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CULTURA & SOCIETA’

DONNE SICILIANE – GIOVANNA CIRILLO RAMPOLLA

LA PRIMA “VEDOVA DELLA MAFIA”



di Ester Rizzo


Può essere considerata la prima “vedova della mafia”. Fu la prima donna siciliana che si ribellò denunciando, facendo nomi e cognomi e fornendo prove precise, vicende mafiose che avevano portato il marito, il delegato di pubblica sicurezza Stanislao Rampolla del Tindaro, a suicidarsi “per lo sconforto e l’amarezza di non essere stato creduto da quello Stato e da quelle istituzioni di cui era stato sempre un fedele e leale servitore”. Per circa un secolo il ricorso di Giovanna Cirillo al Ministro dell’Interno, pubblicato a Palermo nel 1889, era stato dimenticato. Per caso uno studioso di storia siciliana, Pasquale Marchese, lo riscoprì cogliendone subito l’attualità. Il testo così fu ripubblicato nel 1986, col titolo Suicidio per mafia, dalla casa editrice La Luna di Palermo – una casa fondata e diretta da donne – con una introduzione della storica Giovanna Fiume. Giovanna Cirillo era nata il 23 gennaio 1823 a Polizzi Generosa, un piccolo paese delle Madonie in cui la sua famiglia, che proveniva da Napoli, si era da tempo stabilita. Sappiamo che Polizzi in passato è stato un paese di immigrazione: molte famiglie illustri vi erano giunte da ogni parte d’Italia e ciò aveva consentito una crescita economica, culturale e artistica del territorio. I Cirillo, da varie generazioni, erano una famiglia i cui membri erano abituati a servire lo Stato e la comunità. Giovanna aveva sposato il cavalier Stanislao Rampolla del Tindaro, figlio del sindaco di Polizzi. Nel suo incarico, aveva ricevuto vari apprezzamenti. Come delegato di pubblica sicurezza che si muoveva in ambienti spesso “difficili”, aveva dato sempre prova di rigore e di coraggio. Nel periodo successivo all’Unità d’Italia, a Marineo, dominava la cosca degli “Scagghiuni” composta da circa cinquecento uomini organizzati addirittura da un prete, Don Ciro Romeo, e dal sindaco, il notaio Filippo Calderone. Quest’ultimo aveva al servizio ventisette guardie campestri e numerosi vigili urbani che pagava ovviamente con i soldi delle casse comunali. ……………………

l'articolo a pagina 10 del giornale
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SOCIETA' E COSTUME

TERRORISMO, MEDIA E SOCIAL

LE PAURE, I DEMONI E LA MORTE CHE VA IN SCENA



di Francesco Pira


Abbiamo paura. Troppa paura. Il terrorismo fa viaggiare sui media e sui social immagini cruente da troppo tempo. Lo fa con una strategia precisa che non deve essere sottovalutata. Perché oggi il tema è anche quello sollevato da studiosi, esperti, giornalisti dell’emulazione che genera nuovi demoni che uccidono e sparano. Ma la morte spettacolarizzata che va in scena non può trovare spazio sempre e comunque sulle prime pagine, nei titoli dei notiziari. Tutti sembrano concordi su questa linea ma poi ogni giorno la spettacolarizzazione della morte e quindi del terrore è una caratteristica fondamentale delle cronache. E non è un problema legato a nuovi appelli, nuove formule, nuovi giornalismi. No, basta non fare il gioco di quelli che giustamente uno dei più grandi pensatori del nostro secolo chiama Demoni. Quando tempo fa fu pubblicato il video che “documentava” la decapitazione del giornalista americano James Foley su Youtube, si apri un ampio dibattito. Il video o le immagini della decapitazione fecero il giro del mondo e servì a due scopi, diversi ma entrambi discutibili. Da una parte l’obiettivo dei carnefici di dimostrare la loro potenza e violenza al mondo. Dall’altra il potere di quelli che vengono definiti i colossi del web capaci di alimentare con condivisioni virali la mortificazione delle identità dei singoli utenti. Proprio dopo la decapitazione del giornalista fu Nicolas Henin, compagno di prigionia di James Foley, tra il 2013 ed il 2014, a pronunciare una frase ad effetto:”Non è distruggendo il termometro che si abbassa la febbre”. Ed poi rincarò la dose: “Sono un giornalista. Ho raccontato gli sgozzamenti pubblici di Al Zawahiri e non sono favorevole alla censura”. Scrissi in quell’occasione, e resto convinto oggi, che il potere delle nuove tecnologie è indiscutibile. Negli ultimi anni le guerre e il terrorismo sono stati narrati spesso dai blogger. Le immagini registrate con smartphone o tablet sono diventate quelle che poi attraverso i social network hanno fatto il giro del mondo e sono state riprese dai giornali e dalle tv…………………….

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SOCIETA' E COSTUME

VECCHIE USANZE

25 LUGLIO: A SAN JACOPO LICATA IN MOVIMENTO



di Anna Bulone


A quanti sarà capitato di sentirsi dire dai più anziani, in occasione di un nuovo acquisto di mobili, “Che cos’è “San Jacopo” o meglio in dialetto licatese “E’ San Jabbicu?”. “San Jabbicu” stava ad indicare in tempi che furono, lo spostamento delle masserizie in vista di un trasloco. Che si trattasse dell’occupazione di un nuovo immobile o si trattasse del rilascio di un vecchio alloggio, lo svolgimento delle operazioni di avvicendamento avveniva tassativamente il 25 luglio, per l’appunto il giorno della ricorrenza di San Jacopo o Giacomo che dir si voglia. Giacomo il Maggiore o San Jacopo, figlio di Zebedeo, nato a Betsaida e morto a Gerusalemme nel 44 d. C.. Fratello di Giovanni, fu uno dei dodici apostoli di Gesù, secondo quanto trascritto nel Nuovo Testamento. E’stato soprannominato “Maggiore” per distinguerlo dall’omonimo apostolo Giacomo di Alfeo, detto anche il “Minore”. Tornando ad una antica usanza di Licata, il 25 luglio era il giorno in cui era facile imbattersi in carretti, mezzi di fortuna, donne con parti di mobilio sulla testa, “carusi” e varia umanità che percorrevano in lungo ed in largo le vie della città. Non esistevano differenze tra persone e quartieri: dalla Marina, a San Paolo, a Santa Maria, a Sette Spade, “o Cutturu”, “o Ritu” e pure “a Cunzaria” l’andirivieni di tavole e “trispi”, i supporti che le reggevano, insieme a materassi, “canterani” e pentolame generalmente annerito dai focolai riempiva di vita e movimento ogni angolo. Non era raro che in questo palcoscenico all’aperto ed in questo quadro vivente entrassero in scena anche personaggi che per garantirsi la sopravvivenza esercitassero il mestiere di facchino: Uno di questi era chiamato “purpu cchi roti”, alto e magro svolgeva il suo lavoro ………………………..

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IN CITTA'

LA GEMELLA IN PIAZZA PROGRESSO-ANGOLO PIAZZA MATTEOTTI. SCOMPARSA LA PISTA CICLABILE.

QUELLA INUTILE FONTANELLA DI PIAZZETTA ELENA




Nell’estate del 2015, tra i primi provvedimenti del sindaco Cambiano, la collocazione di due fontanelle, alla fine solo ornamentali, una in piazza Progresso-angolo piazza Matteotti, di cui abbiamo già detta della sua inutilità, e l’altra in piazzetta Elena, sul marciapiede lato vecchio ospedale e oggi prossima alla guardia medica. Quest’ultima rasenta il massimo della sua inutilità e per quanto sia costata poco, documenta la superficialità con cui si spendono i soldi pubblici. Infatti, sino allo scorso mese di maggio, questa fontanella non risultava affatto allacciata alla condotta di distribuzione dell’acqua, non solo ma neanche ancorata, ma solo appoggiata al muro. E il fatto che nessuno se la sia portata ancora via, certifica appunto la sua totale inutilità……………

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STORIA & CULTURA

150 ANNI FA LA III GUERRA D’INDIPENDENZA

CUSTOZA, UNA SCONFITTA ALL’ITALIANA.
L’ANNESSIONE DEL VENETO



di Angelo Luminoso


Nel 1866 si profilava una difficile congiuntura internazionale, determinata dalla minaccia di una guerra tra l’Austria e la Prussia; la Prussia cercò l’alleanza dell’Italia, interessata all’annessione del Veneto, per cui, l’8 aprile del ’66, fu concluso, con l’assenso di Napoleone III, un accordo che prevedeva una guerra, dei due paesi alleati, contro l’Austria, su due distinti fronti. Successivamente, l’Austria, volendo evitare l’impegno su due fronti, assicurò all’Italia la cessione del Veneto, comunque sarebbe andata la guerra contro la Prussia. Nonostante il clima di ambiguità in cui si svolsero le trattative, all’avvicinarsi della guerra fu grande l’entusiasmo popolare. Come nel ’59, i volontari accorsero a decine di migliaia. Il Parlamento fu compatto intorno al Governo. Il generale La Marmora, passata la presidenza del consiglio dei ministri a Ricasoli, assunse la carica di capo di stato maggiore e la direzione della guerra. Faceva la sua prima prova l’esercito del giovane regno, passato dalle cinque divisioni del Piemonte a venti, ciascuna formata da due brigate di fanteria, due battaglioni di bersaglieri e tre gruppi di artiglieria. La cavalleria era passata da 36 a cento squadroni. Ma le truppe, abituate ad esercitazioni più che a manovre in campo aperto, erano poco addestrate e lasciavano a desiderare i quadri ufficiali, molto eterogenei, provenienti, come le truppe, dai disciolti eserciti pre unitari e dai volontari. Tra i generali non mancavano uomini preparati ed esperti: dai piemontesi Govone, Cuglia e Cadorna, ai meridionali Mezzacapa e Pianelli, ai garibaldini Cosenz, Medici, Bixio, Sirtori, ma mancava una moderna organizzazione dello stato maggiore e nel ’66 mancò l’unità del comando. L’Italia aveva forze preponderanti, circa 220 mila uomini oltre a 40 mila garibaldini, contro i 60 mila messi in campo dagli austriaci, che avevano schierato il grosso dell’esercito sul fronte prussiano. Ma l’Austria nel Veneto si appoggiava al Quadrilatero e non aveva problemi strategici, perché era tenuta a mantenersi sulla difensiva. Non era così per gli italiani, che avrebbero dovuto sviluppare una grande offensiva per ottenere al tavolo della pace più di quanto era stato pattuito. Gli eventi, però, non corrisposero alle aspettative. Le operazioni cominciarono il 23 giugno e furono condotte senza un piano ben determinato. La Marmora e Cialdini, a capo di due grandi raggruppamenti, l’uno sul Mincio, l’altro sul basso Po, non armonizzarono la loro azione: La Marmora, avanzato su un fronte molto ampio, il 24 giugno fu sorpreso da soverchianti forze nemiche a Custoza. Le truppe si batterono valorosamente, ma furono costrette a ritirarsi, arretrando sull’Oglio. …………………………………………..

l'articolo a pagina 12 del giornale
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STORIA E CULTURA

SULLA ESATTA TOPOGRAFIA DELL’ANTICA GELA IN LICATA E NON IN TERRANOVA PROSEGUE LA INSTANCABILE GUERRA SOLITARIA DELLO STUDIOSO LICATESE.

IL DOTT. ANTONINO RIZZO HA DIFFIDATO
L’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI




Il dott. Antonino Rizzo, un commercialista che si è innamorato della storia antica e che ha preso a cuore ormai da anni la questione ubicazionale dell’antica città di Gela in Licata, non molla la presa e non indietreggia dalla sua convita analisi ed interpretazione degli antichi testi. Fino al 1619, anno in cui Filippo Cluverio di Danzica pubblicò la sua “Sicilia Antiqua”, ribaltando quasi totalmente la topografia della Sicilia antica, mai nessuno aveva messo in discussione che Gela fosse stata edificata sul monte di Licata. Filippo Cluverio, invece, ebbe il merito di indirizzare le ricerche e gli studi nel luogo della città di Terranova che durante il fascismo, nel 1927, prese il nome di Gela. Le affermazioni del Cluverio crearono a partire dalla seconda metà del Settecento una inesauribile guerra tra dotti licatesi e non schierati su opposti fronti. La tesi cluveriana fu sposata dalla maggior parte del mondo accademico moderno, ma la questione, almeno per Licata, non è stata mai dichiarata chiusa. Il cavallo di battaglia che il dott. Rizzo di recente ha messo in campo è un brano di Tucidide (VI,4,3) che così recita: “Gela poi Antifemo da Rodi ed Entimo da Creta coloni destinati avendo condotto il comune fondarono nell’anno quarantacinquesimo dopo la fondazione di Siracusa. E là ai Geloi il nome derivò dal fiume Gela però il luogo dove ora sono i Geloi –e che originariamente fu circondato da mura- si chiama Lindioi, a loro furono date istituzioni doriche”. Rizzo ha chiesto ad oltre 12 università di pronunziarsi sull’attendibilità della sua interpretazione del brano predetto e nel febbraio del 2014 si è rivolto al presidente pro tempore della Accademia Nazionale dei Lincei per dimostrare che il sito archeologico denominato “Mulino a Vento” nell’odierna città di Gela non può essere identificato con l’antica Gela (689-405 a.C.), che nel 456 fu l’ultima dimora del grande Eschilo di cui l’Accademia si accinge a pubblicare in lingua italiana il corpus delle opere. …………………………..

l'articolo a pagina 12 del giornale
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CULTURA E SOCIETA'

PRESENTATO IN ANTEPRIMA NAZIONALE A LAMEZIA TERME IL NUOVO FILM DIRETTO ED INTERPRETATO DA “PIF”

“IN GUERRA PER AMORE”




A Lamezia Terme, in occasione della 6° edizione di “Trame” Festival dei libri sulle mafie (15-19 giugno), Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, ha presentato in anteprima nazionale il trailer del nuovo film “In guerra per amore” nelle sale dal 27 ottobre, una travagliata storia d’amore ambientata nel ’43 quando gli americani preparano lo sbarco in Sicilia, l’evento che cambierà per sempre la storia della Sicilia, dell’Italia e della Mafia. Dopo alcune battute giocose con Gaetano Savatteri, direttore artistico del Festival, è stato proiettato un pre trailer esclusivamente prodotto per Trame. “È la prima volta che proiettiamo pubblicamente il trailer in esclusiva, un’anteprima nazionale… anzi mondiale!” ha precisato Pif davanti a una platea sedotta dalla sua traboccante simpatia. “Per ora posso solo dirvi che il film racconta lo sbarco degli Americani in Sicilia del 1943, evento di cui non si sa molto, è avvenuto un anno prima rispetto allo sbarco in Normandia. Io stesso non conoscevo questa storia, ho iniziato a studiarla circa due anni fa, mentre preparavo uno speciale Rai per i 70 anni della Festa della Liberazione, condotto da Fabio Fazio. In quell’occasione ho fatto un collegamento proprio dalla spiaggia dove avvenne lo sbarco, nella zona tra Gela, Licata e Scoglitti, al sud della Sicilia. Lo sbarco in Sicilia Lo sbarco degli americani in Sicilia nel ‘43 è un episodio storico trascurato che ha segnato la storia del nostro paese.” Per realizzare questo film, l’attore e regista siciliano ha raccolto diverse testimonianze: “Ho incontrato un uomo che era bambino quando è avvenuto lo sbarco e abitava in una casa a 50 metri da dove sono sbarcati gli americani. Immaginate cosa significa! In quella spiaggia c’è addirittura un pezzo di un’imbarcazione degli americani.” Non solo testimonianze e sopralluoghi, ma anche ricerche storiche sono alla base del nuovo film di Pif: “dai documenti dei servizi segreti americani risulta che la mafia è stato un loro interlocutore, ma la storia ci insegna, anche politicamente, che stare con il male per fare del bene non funziona. Ci si unisce col bene per fare del bene, oppure si va da soli”………………………………
Fonte: Fondazione Trame

l'articolo a pagina 13 del giornale
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CULTURA E SOCIETA'

QUELL’INTERVISTA CHE MI È RIMASTA DENTRO

ECCO COME RICORDO
IL GIUDICE PAOLO BORSELLINO



di Calogero Carità


“Verità non vendetta. Le risposte che mancano”. E’ questo il titolo di una delle tante manifestazioni per ricordare un servitore dello Stato. E’ passato poco meno di un quarto di secolo e restano tante domande a cui non sono mai arrivate le giuste risposte. Il sacrificio di un uomo, un giudice, una storia di legalità. Ventiquattro anni trascorsi da quel 19 luglio del 1992 . Il giudice Paolo Borsellino era andato in Via D’Amelio a Palermo a prendere la sua mamma per accompagnarla dal medico. Alle 16,58 una fortissima esplosione uccide persone, abbatte case, fa saltare in aria auto. Tutto per uccidere un simbolo della lotta alla mafia. Ho avuto il privilegio di intervistare il giudice Paolo Borsellino per un quotidiano regionale agli inizi degli anni 90. Dalla Procura di Marsala stava per tornare a Palermo. Oggi, come spesso mi è capitato da quando non c’è più e sento parlare di lui, risento la sua voce. Quel tono pacato con cui riusciva a pronunciare piccole e grandi verità. Fui diretto quella volta. Gli chiesi se aveva paura di tornare a Palermo. La sua risposta fu onesta e sincera, come lo è stata la sua straordinaria vita. Mi disse di si. Che la paura era un sentimento umano.” E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti”. E’ un episodio che mi ha segnato perché ci è capitato tanto volte di avere paura ma è difficile immaginare che un uomo come Paolo Borsellino, nonostante la paura continuava la sua battaglia contro il male. Un’intervista tra quelle che non dimenticherò mai nella mia esistenza. Incancellabile. Piena di vita, anche se annunciava la morte.

l'articolo a pagina 13 del giornale
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ATTUALITA'

PREGI E DIFETTI DELLA NOSTRA CITTÀ. TANTI PERSONAGGI E TANTE STORIE DI VITA, GENTE SEMPLICE CHE HA RACCHIUSO IN SÉ L’EMBLEMA DI UNA QUOTIDIANITÀ ANTICA CHE SI CANCELLA CON L’INESORABILITÀ DEL TEMPO

STORIE DI ORDINARIA QUOTIDIANITÀ



di Anna Bulone


In estate non è raro imbattersi in un’amica o conoscenti che ritornino in città per le vacanze. Alla fine, davanti ad una brioche, quelle col “tuppo”, come soltanto noi sappiamo fare, e ad una buona granita ti ritrovi a ripercorrere e ad incrociare idealmente i luoghi vissuti un po' di tempo prima, perché l’orologio della memoria si ferma nell’attimo in cui ci si saluta, per poi riprendere a scorrere in occasione dell’incontro successivo, fossero passati anche anni tra una vacanza e l’altra. Si dice che l’età faccia diventare nostalgici e forse malinconici, ma mai patetici, perché le cose apprese e i luoghi amati, buoni o meno buoni, hanno contribuito a plasmare l’essenza dell’essere licatese in ogni caso: andando via o rimanendo. L’attaccamento alle radici rimane nel DNA e proprio quell’appartenenza rappresenta un richiamo magico come le sirene e non si può fare a meno, ogni tanto, di allungare il tragitto per ripercorrere vicoli e vicoletti, alcuni rimasti intatti, dal fascino retrò oppure abbelliti, ristrutturati e recuperati a dovere da chi ha deciso di investire in un territorio dalle mille potenzialità. Orgoglio licatese, si è proprio l’orgoglio licatese che spinge spesso a criticare quando le cose non vanno e che spinge ad attaccare quelli che criticano e non sono del posto, perché, come per una persona cara, il proverbio dice: “Te lo voglio dire, ma non voglio sentirtelo dire”. “Cosa si può vedere a Licata?” Ci si sente chiedere qualche volta. “Tanto, tutto!” viene da rispondere, perché Tanto e Tutto c’è da vedere e custodire nella memoria dopo che si impara a conosce la città. L’espansione del territorio ha determinato uno sviluppo amorfo delle periferie, dei loro pregi e dei loro difetti, ed ha sminuito gradatamente il valore del centro storico. Sminuito non necessariamente dal punto di vista venale, ma sentimentale. Il centro storico è stato messo un po' da parte, ma chi l’ha vissuto non può dimenticarlo e per questo motivo ogni tanto si deve passare a trovare e se si è in compagnia tanto meglio. Molte strade sono rimaste in silenzio, un silenzio che sa di voci del passato, di porte al piano terra, le “case vascie”, di profumi che non si sentono quasi più, di balconi con vasi di coccio ancora dentro gli spuntoni, di grondaie-giardino,

l'articolo a pagina 14 del giornale
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ATTUALITA'

PRESENTI GLI ASSESSORI CARITÀ E RIPELLINO, NON INVITATO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE CARMELINDA CALLEA. IL DISAPPUNTO DEL CONSIGLIERE ANGELO VINCENTI

RICEVUTA AL COMUNE UNA
DELEGAZIONE DI GIOVANI DI CESTAS



Lo scorso 2° luglio, gli assessori alle politiche giovanili, Daniele Vecchio, e ai gemellaggi, Francesco Carità, in rappresentanza del Sindaco, Angelo Cambiano, all'interno della sala consiliare del Palazzo di Città, hanno ricevuta una nutrita delegazione di giovani di Cestas (Francia), una delle due città (l'altra è la tedesca Reinheim) gemellate con Licata, capeggiata da Jacky Darnandery. Nel corso del breve e cordiale incontro, al quale ha preso parte anche il presidente dell'Associazione Pro Gemellaggio, dott. Giovanni Peritore, oltre allo scambio dei saluti di rito, le parti hanno posto l'accento sull'importanza dell'attività di scambio culturale dei giovani europei, e sui programmi futuri che coinvolgeranno le due città gemellate attività. Tra le cose in programma, oltre ad un aperitivo offerto dall'Amministrazione comunale, anche l'organizzazione di un quadrangolare di calcetto, che si. ……………..

l'articolo a pagina 14 del giornale
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VARIE

VIGILANZA SOLO PER 5 SPIAGGE LIBERE

IN RITARDO, MA SONO ARRIVATI I BAGNINI



Si era temuto il peggio, ma, alla fine i bagnini per le spiagge libere, seppur in ritardo sono arrivati e sono operativi già dal 20 luglio, dopo circa due mesi dell’inizio della stagione estiva. Le torrette di salvataggio saranno presenti solo in cinque spiagge individuate dall’amministrazione comunale: Due Rocche, Poggio Guardia, Plaja. Marianello Ovest e Foce Gallina. Per tutte le altre, appositi cartelli fatti collocare dall’Amministrazione Comunale, informano i bagnanti che quelle spiagge sono prive di vigilanza. Il costo del servizio è di 25 mila euro per le cinque torrette e per 20 bagnini occupati, 4 per ogni torretta e comprende anche la copertura assicurativa, fidejussione, montaggio e smontaggio delle torrette. La determina dirigenziale avente come oggetto “servizio attività di volontariato per vigilanza e salvataggio per le spiagge libere per il corrente anno, è la n. 212 ed è stata adottata il data 29 giugno ed era sta preceduta dall’atto di indirizzo del sindaco Cambiano al dirigente dott. Carmina n. 110 del 28 giugno. La determina fissava la data 14 luglio per la presentazione delle istanze da parte delle associazioni interessate. A partecipare alla gara è stata l’unica e solita associazione………………………………

l'articolo a pagina 15 del giornale
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