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IN LIBRERIA

E’ GIA’ IN LIBRERIA E NELLE EDICOLE LA NUOVA EDIZIONE DEL LIBRO DI CALOGERO CARITA’ RINNOVATA NEL TITOLO, NEL CONTENUTO E NELLE FOTO


“10 LUGLIO 1943. L’ASSALTO
DEGLI ALLEATI ALLA SICILIA”


di Calogero Carità


Dopo il grande successo avuto dalla prima edizione del libro di Calogero Carità “70 anni fa l’assalto degli Alleati alla Sicilia. 10 luglio 1943: la Joss Force Usa attacca Licata”, pubblicata nelle edizioni de La vedetta nell’estate del 2013 in occasione del 70° anniversario dello sbarco Anglo-Americano in Sicilia, e presentata a Licata e a Verona con grandissimo successo di pubblico, lo storico licatese ha provveduto ad una seconda edizione del suo libro, aggiornato nei testi e nel corredo fotografico. La nuova edizione, che sarà pronta alla fine di questa estate, sarà di 400 pagine, 50 in più rispetto alla prima, 26 di queste destinate ad ospitare altre nuove 54 rare e significative immagini fotografiche di quell’evento storico che produsse dopo 15 giorni la caduta del fascismo e dopo 60 giorni l’armistizio corto di Cassibile a seguito del quale l’Italia si svincolava dalla Germania nazista e diventava cobelligerante a fianco degli Alleati invasori-liberatori. “Per anni –scrive Carità nel presentare il suo lavoro di ricerca- la vittoria alleata è stata attribuita non alla stragrande superiorità di uomini e mezzi messi in campo, bensì alla viltà e alla defezione della maggioranza dei soldati italiani, nonché alla incapacità dei loro comandanti. Ma, a fronte di alcuni, seppur consistenti, episodi di defezione e sbandamento, furono moltissimi gli atti di valore di singoli uomini e di interi reparti che rimasero sino all’ultimo a compiere il loro dovere. I nostri soldati, infatti, pur combattendo in condizioni di estrema difficoltà contro una potenza aereo-terrestre-navale imponente che disponeva di armi e mezzi moderni, coscienti ormai di non poter ricacciare più sulle loro navi gli invasori, cercarono, sacrificandosi in migliaia, di arginare assieme ai tedeschi l’avanzata delle forze nemiche.

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L'EDITORIALE

BILANCIO APPROVATO. A GIUGNO LA SFIDUCIA?


CAMBIANO ALL'OPPOSIZIONE: 'NON TEMO LA SFIDUCIA…RAPPRESENTATE IL VECCHIO DEL VECCHIO, QUELLI CHE HANNO DISTRUTTO LA CITTÀ….'. BOCCIATO L’EMENDAMENTO 'CANAGLIA' DI D’ORSI . LICATA FUTURA ABBANDONA CAMBIANO. 'E’ STATO UN BLUF…PRIMA HA RINNEGATO IL PADRE ORA I FIGLI'. CONFERENZA STAMPA AL VETRIOLO DELL’EX ASSESSORE RIPELLINO. PER L’OPPOSIZIONE LA PEGGIORE AMMINISTRAZIONE CHE SI RICORDI.


di Calogero Carità


Il bilancio di previsione 2016 è stato approvato nell’ultima seduta utile, lo scorso 1 febbraio. Il temuto scioglimento del Consiglio Comunale, pertanto, non c’è stato. Lo strumento finanziario, infatti, è passato con 23 voti a favore, ossia con 16 voti dei consiglieri di opposizione (Bennici, Carmelinda Callea, Violetta Callea, De Caro, Di Franco, Grillo, F. Moscato, Munda, Russotto, Sciria, Scrimali, Sica, Termini, Terranova, Todaro, Triglia) e con 7 voti dei consiglieri vicini al sindaco, Augusto, Ferraro e Scozzari del gruppo “Licata Futura”, Cammilleri, Federico e Morello del gruppo “Italia civile e popolare” e D’Orsi, del gruppo “ Patto per Licata”, mentre si sono assentati i consiglieri Carità, Territo e Zirafi del medesimo gruppo. D’Orsi che aveva più volte annunciato che non avrebbe partecipato al Consiglio Comunale, invece. è risultato presente. L’unico voto contrario lo ha espresso il consigliere Angelo Iacona. In seconda convocazione sarebbero stati sufficienti solo 12 consiglieri presenti perché la seduta potesse essere valida, ma i soli supporter del sindaco non sarebbero stati sufficienti, neppure se si fossero presentati tutti, quindi sarebbe stata necessaria la stampella dei consiglieri dell’opposizione. E questa sembrava inizialmente la strategia dell’opposizione. Garantire la stampella e fare votare solo agli amici del sindaco questo bilancio di previsione che trova la conclusione nel marzo 2017. E se i supporter del sindaco, come avevano più volte annunciato, non fossero andati in Consiglio? Si sarebbe rischiato lo scioglimento del Consiglio come in animo suo il sindaco e molti consiglieri a lui vicini avrebbero gradito. Alla fine il disegno non è riuscito e a mancare sono stati tre dei quattro consiglieri del gruppo “Patto per Licata”. Sicuramente la scelta dell’opposizione non sarà compresa dai cittadini che non sono avvezzi a questi giochini della politica e Cambiano giocherà questa carta per metterla in cattiva luce accusandola di aver bloccato la città e i servizi ai cittadini per due mesi, disertando le sedute consiliari o facendo mancare strategicamente il numero legale………………………………..


l'articolo a pagina 1 e 6 del giornale
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News

Non sono state scritte News

PRIMO PIANO

PIÙ CHE LA FIDUCIA È VENUTA MENO LA SOPPORTAZIONE POLITICA

L’EX ASSESSORE RIPELLINO IN CONFERENZA
STAMPA NON FA SCONTI A CAMBIANO




L’assessore uscente Enzo Ripellino ha tenuto una conferenza stampa di oltre un’ora in una affollata Aula Consiliare lo scorso 4 novembre per spiegare il proprio punto di vista dopo la revoca delle deleghe da parte del primo cittadino. Tra i presenti, come auditore ovviamente, anche il vice sindaco Daniele Vecchio. Con Ripellino i consiglieri del gruppo Licata Futura: Chiara Ferraro, Giuseppe Scozzari e Baldo Augusto. “Più che venuta meno la fiducia politica – riferendosi ai motivi addotti da Cambiano nella determina di revoca – è venuta meno la sopportazione politica. Qualche mia azione può aver dato fastidio. Spero che il sindaco della legalità saprà continuare l’attività iniziata da me, soprattutto per quanto riguarda la Polizia Municipale”. …………

l'articolo a pagina 1 del giornale
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PRIMO PIANO

CAMBIANO NON TEMO LA SFIDUCIA LA CITTÀ
È STANCA DEI GIOCHI DI POTERE



Non poteva mancare l’intervento personale del sindaco Angelo cambiano in questa fase tribolata della politica locale, che dopo la revoca delle deleghe all’assessore Ripellino ha visto accendersi i toni in modo esponenziale. Ecco l’intervento di Angelo Cambiano. “Ritengo che la città sia stanca dei giochi di potere mirati a destabilizzare l’Amministrazione ed il governo di una città al solo fine di ottenere in cambio “qualcosa”. Non essendo persona “ricattabile” e ritenendo che la città ha già pagato un prezzo altissimo per sottostare alle manovre politiche di chi, “puparo”, gestisce le azioni di pseudo-consiglieri, annuncio alla città che continuerò ad amministrare insieme alla mia Giunta senza alcun legame politico e con chi vorrà condividere, nell’esclusivo interesse della città, l’azione amministrativa. Mentre la città è in agonia alcuni consiglieri comunali decidono di bloccare l'attività amministrativa facendo un'azione di puro ostruzionismo politico. Sono certo che ai cittadini non interessino i posizionamenti politici ed i comunicati stampa che in queste ore si susseguono al solo fine di lanciare messaggi subliminali sperando di incutere timore e condizionare l’azione di governo ad interessi particolari sotto il ricatto di votare la mozione di sfiducia……………………………………………………………..”

l'articolo a pagina 2 del giornale
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PRIMO PIANO

L’AMAREZZA DI AVER COMPRESO, ALLA LUCE DELLE SUE RIPETUTE BIZZE, CHE IN REALTÀ È RISULTATO UN GRANDE BLUFF.

DOPO IL LICENZIAMENTO DI RIPELLINO
LICATA FUTURA ABBANDONA CAMBIANO



Riceviamo e pubblichiamo: Ci stupisce che all’indomani dell’approvazione del bilancio di previsione 2016, invece di rafforzare la coesione della coalizione a sostegno dell’Esecutivo, dobbiamo clamorosamente assistere alla revoca delle deleghe di un assessore che rappresenta l’espressione in Giunta del nostro gruppo consiliare e la cui unica colpa è stata quella di rappresentare 3 consiglieri che, coerentemente alle dichiarazioni di lealtà all’Esecutivo, hanno votato sì all’approvazione del bilancio proposto dalla Giunta-Cambiano garantendo continuità alla propria azione con senso di responsabilità. Semmai avremmo auspicato che il civico consesso, compatto e unanime, non si sottraesse al medesimo senso di responsabilità e mai immaginare che alcuni consiglieri a sostegno dell’Esecutivo avrebbero disertato l’Aula in occasione del voto sull’atto politico-amministrativo più rilevante per la città. Non è forse logica politica che la conseguente risposta del sindaco sarebbe dovuto essere quella di revocare l’incarico all’assessore designato da quel gruppo politico assente in aula, se non con il capogruppo con la finalità di discutere circa un emendamento che in tutto questo show è stato il pomo della discordia? Il nostro gruppo fin dalla prima ora ha sposato il progetto politico presentato alla città da Cambiano. Sebbene negli ultimi giorni sia salita la tensione, mai avremmo immaginato la mossa di revocare l’incarico al nostro assessore………………………………..

Licata 4 marzo 2017

Il gruppo consiliare Licata Futura – Chiara Ferraro, Giuseppe Scozzari, Baldo Augusto

l'articolo a pagina 2 del giornale
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EVENTI

MAI INIZIATIVA EDITORIALE, TELEVISIVA, RADIOFONICA E GIORNALISTICA È DURATA COSÌ A LUNGO A LICATA

LA VEDETTA, DA 35 ANNI PUNTUALMENTE IN EDICOLA



La Vedetta, con quest’anno appena iniziato, festeggia il suo trentacinquesimo di attività editoriale e giornalistica. Un vero record. Mai una iniziativa editoriale, televisiva, radiofonica e giornalistica è durata così a lungo e senza interruzione di continuità nella nostra città, dove purtroppo quasi tutto è “focu di paglia”. Mai un appuntamento mancato in edicola con i propri lettori e mai i nostri abbonati sparsi in tutta Italia e in molti paesi dell’Ue si sono trovati senza il nostro mensile. L’avventura iniziò nell’estate 1982 su sollecitazione di Angelo Carità e Francesco Pira che ritenevano importante che nascesse una voce d’informazione libera che potesse animare il dibattito politico nella nostra città, ma che potesse anche dare una forte spinta alla promozione culturale tra i nostri giovani. Si uscì subito con un numero unico, tipograficamente ancora molto acerbo stampato presso la Tipografia Scrudato. Il tempo di ottenere l’autorizzazione dal Tribunale di Agrigento e subito si è andati avanti con una periodicità fissa. Stampammo per qualche anno, quando ancora c’era la linotype, da Sarcuto, optando per il formato tabloid. Uscimmo con otto pagine. Presto scegliemmo di stampare, era già arrivata la fotocomposizione, a Ragusa presso la CDB. Optammo prima per le 12 pagine, poi per le 16 pagine. Ottenemmo presto il favore dei lettori e fu lungo l’elenco degli abbonati, tantissimi sostenitori. Modesti, sempre, gli introiti della pubblicità e riscuoterla era davvero una umiliante fatica……………………………………………”


l'articolo a pagina 3 del giornale
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ATTUALITA'

DUE DENUNCE, LA RICHIESTA DI 15 CONSIGLIERI DI INVIARE TUTTI GLI ATTI ALLA CORTE DEI CONTI PER UN PRESUNTO DANNO ERARIALE E NOMINA DI TRE RUP

CANCELLATA DELLA VILLA ELENA, LA
GIUNTA DISATTENDE LA DIFFIDA
DELLA SOPRINTENDENZA DEL 2015



La villa comunale che gli illuminati amministratori licatesi della fine dell’Ottocento vollero creare a decoro della nostra città e dedicare alla Regina Elena, deve ritornare ad essere protetta, come lo è sempre stato prima della breve amministrazione Balsamo, da una cancellata. Così ha stabilito la Soprintendenza ai BB.CC. di Agrigento con due distinte, chiare e perentorie note del marzo e dell’aprile del 2015, dopo che l’allora vice sindaco Angelo Cambiano, rispettoso tutore della legalità, e oggi sindaco, con propria direttiva n. 138 dell’11 luglio 2014, aveva disposto, senza preoccuparsi di acquisire il preventivo ed obbligatorio parere della Soprintendenza, l’eliminazione della recinzione metallica dell’intero perimetro della Villa, “al fine di garantire – come l’amministrazione scrisse in sua difesa, non comprendendo che c’era stata una precisa violazione di legge- una fruizione più libera e incondizionata della Villa Regina Elena…..anche attraverso la eliminazione fisica della recinzione”, che sarebbe stata tolta anche perché obsoleta e arrugginita negli ancoraggi. Questo avviene nello stesso periodo in cui, sempre il vice sindaco Cambiano, decise la creazione di una inutile e deprecata pista ciclabile, impraticabile da subito ed oggi ormai scomparsa………………………………………


l'articolo a pagina 5 del giornale
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Novità
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Facebook
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ATTUALITA'

E’ DAL 1896 CHE IL COMUNE CERCA DI COSTRUIRE UN NUOVO CIMITERO. A VUOTO ANCORA IL TENTATIVO DI REALIZZARLO A SANT’OLIVA, QUESTA VOLTA CON IL SISTEMA FINANZA DI PROGETTO

IL TAR HA BOCCIATO LA PROCEDURA DI
ESPROPRIO DEI TERRENI. TROPPE LE CENSURE



La Sig.ra Maria Vecchio Verderame Navarra l’ha spuntata ancora una volta contro il Comune di Licata che ha tentato nuovamente di espropriare alcuni terreni di sua proprietà in contrada Calandrino-Sant’Oliva per realizzare finalmente un nuovo e moderno cimitero considerato che sia quello realizzato alla fine dell’ottocento nel giardino dei PP. Cappuccini e quello realizzato durante il fascismo nella zona franosa di Marianello sono ormai saturi. Questa volta, però non ci sarebbe stato il concorso di pubblico danaro, ma quello di un’impresa privata, il Consorzio Conscoop di Forlì, rinominata Società Nuovo Cimitero di Licata, che lo avrebbe realizzato con la procedura della finanza di progetto (legge 1909/94, art. 37 bis e succ.). Il Tar, infatti, con sentenza del 12 gennaio 2016, del cui esito, l’Amministrazione Comunale si è guardata di darne notizia alla cittadinanza, ha ritenuto fondato ed ha accolto il ricorso della Sig.ra Maria Vecchio Verderame Navarra con conseguente annullamento degli atti impugnati ed ha condannato al pagamento in favore della ricorrente delle spese di giudizio complessivamente liquidate in 3 mila euro, di cui 2 mila a carico del Comune e mille a carico della Società Nuovo Cimitero di Licata, compensando, invece, le spese con l’Assessorato regionale del territorio e dell’Ambiente. La Sig.ra Maria Vecchio Verderame, che dal Comune nel 1995 aveva ricevuto un indennizzo di circa 1 miliardo di vecchie lire per un cimitero deliberato nel 1979 che non si fece, nel 2013 aveva proposto ricorso al Tar contro il sindaco di Licata……………… R C.

l'articolo a pagina 3 del giornale
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LE NOSTRE INTERVISTE

INTERVISTA AL CONSIGLIERE COMUNALE ANGELO VINCENTI, GIÀ PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE CON BIONDI SINDACO, FIN DALLA PRIMA ORA ALL’OPPOSIZIONE DELLA GIUNTA CAMBIANO. SUL BILANCIO: “FIN DALL’INIZIO È STATO MOTIVO DI DISCORDIA”

DEMOLIZIONI? SI STA FACENDO UN DANNO
IRREPARABILE AL TERRITORIO


a cura della Redazione


Consigliere Vincenti da quanti anni fa politica svolgendo il suo ruolo di rappresentante dei cittadini e in tutti questi anni cosa ha notato di diverso? Potrei risponderle che faccio politica attiva dal ‘94, ma poiché ritengo che fare politica non significhi necessariamente ricoprire cariche istituzionali, le risponderò che mi appassiona da molto più tempo. Fare politica, per me ha sempre significato servire al meglio la mia città e la mia gente, sentire quali sono i reali bisogni e come poterli soddisfare, è sapere ascoltare con pazienza e rispetto. Per riuscire in questo è necessario conoscere bene il territorio, le sue peculiarità, le sue potenzialità e le sue criticità. Cosa c’è di diverso? Tutto o quasi. Per carità esistevano i politicanti di mestiere, chi si arricchiva o speculava sulla povera gente, ambiziosi e prepotenti “gestori” della cosa pubblica come una proprietà privata. Anche oggi a dire il vero esistono gli stessi soggetti che a furia di cambiare casacca e schieramenti hanno perso la loro identità e confondono ulteriormente il popolo che nella politica generalizzata, vede il cattivo, il ladro, il mafioso, il corrotto, un nemico da abbattere. Non hanno tutti i torti soprattutto alla luce di quanti oggi, con mezzi diversi hanno raggiunto posizioni di comando convinti che amministrare un comune o una città è come amministrare un’azienda familiare……………………………………………………………….

l'articolo a pagina 4 del giornale
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DOSSIER

LA COMMISSIONE CONSILIARE DOPO SEI MESI DI VERIFICHE, AUDIZIONI E SOPRALLUOGHI HA CONCLUSO LA SUA INDAGINE CHE HA CONSEGNATO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE ED HA INVIATO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA. PRESENTATO CONTESTUALMENTE UN ATTO DI INDIRIZZO

IL DEPURATORE PRESENTA NOTEVOLI CRITICITÀ
SIA STRUTTURALI CHE FUNZIONALI



Il 20 luglio di quest’anno la speciale commissione consiliare, approvata con delibera n. 137del 22.12.2015 del Consiglio Comunale , alfine di condurre un Indagine Conoscitiva sulle problematiche relative al funzionamento del depuratore comunale di contrada Ripellino, ha con segnato al presidente del Consiglio Comunale, Linda Callea, le risultanze dell’indagine condotta e ne ha inoltrato copia alla Procura della Repubblica di Agrigento. La commissione, presieduta dall’arch. Piera Di Franco, e composta dalla dott.ssa Violetta Callea, vice presidente, e dai consiglieri Elio D’Orsi, Vincenzo Sica, Antonio Vincenti, Giuseppe Federico, Francesco Moscato. Maria Ferraro, ha tenuto ben 14 sedute dal 15 gennaio al 23 giugno di quest’anno, dedicate ad audizioni, sopralluoghi, raccolta ed esami di documenti ed al termine ha preso atto che l'impianto di depurazione di Licata presenta notevoli criticità sia strutturali che funzionali, contestando le dichiarazioni rese dall’Ing. Barrovecchio di Girgenti Acque a Licata Nuovatv il 17 marzo 2016, secondo le quali sarebbe l’ eccessiva quantità di acqua meteorica in arrivo dal quartiere Fondachello- Playa la fonte di gran parte dei disservizi del depuratore per effetto del trascinamento di solidi sospesi e della conseguente forte diluizione dei fanghi stessi, inficiando così l’intero processo di depurazione. Un ragionamento, secondo la commissione, fortemente fuorviante, perché una piovosità, che si può stimare in una quindicina di giorni all’ anno e quindi bassa, non si giustifica il malfunzionamento per gli altri 350 giorni. L’ing. Barrovecchio, inoltre ha dichiarato che da quell’impianto si estraggono 40 tonnellate circa di fanghi alla settimana,………………………..”


l'articolo a pagina 7 del giornale
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EVENTI

UN FRANCOBOLLO COMMEMORATIVO PER CELEBRARE LA RICCORENZA. ALZATA DI SCUDI DA PARTE DI CHI SEGUE LA TESI DI GELA IN LICATA E NON NELLA EX TERRANOVA DI SICILIA

FINZIADE COMPIE 2300 ANNI



Nel 2018 Finziade, l’ultima città fondata dai greci in Sicilia, compie ben 2.300 anni. Secondo alcuni sarebbe da individuare con la città sorta a Licata sul monte Sant’Angelo, tesi non condivisa ed anzi osteggiata da tanti altri che insistono che la città edificata sul monte di Licata vada individuata, invece, con la città di Gela, molto più antica per fondazione. In ogni casi, oltre due millenni portati bene, se si esclude il fatto che sul monte Sant’Angelo sono necessari interventi urgenti di manutenzione utili a restituire decoro all’antico sito, portato parzialmente in luce. La fondazione della città, ad opera di Finzia, tiranno di Agrigento, risale al 282 avanti Cristo. Il Comune, seguendo la tesi che sino alla sua morte osteggiò il not. Giuseppe Navarra e oggi continua a farlo il dott. Antonino Rizzo, intende festeggiare il “compleanno” di Finziade con una serie di iniziative. Il sindaco Angelo Cambiano ha firmato, infatti, una determina che rappresenta un atto di indirizzo agli uffici competenti per dare vita al progetto…………………………… L. S.


l'articolo a pagina 8 del giornale
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IN CITTA'

C’È BISOGNO DI SINISTRA



di Roberto Di Cara


Norberto Bobbio, nel dibattito che si era sviluppato a seguito delle sue riflessioni su destra e sinistra, alla domanda se tale distinzione avesse più motivo di esistere rispose che il suo superamento non stava in una generica uguaglianza ma nella possibilità di superare le disuguaglianze. Un concetto che, all’indomani del NO alla riforma costituzionale di Renzi/Boschi/Verdini e delle motivazioni della scissione dem non può che riportarci all’art. 3 della Costituzione “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”. Le ragioni della scissione all’interno del Partito Democratico stanno tutte all‘ interno di quella dicotomia e di come la sinistra o il centro-sinistra si è mosso o si muove all’interno di quella dicotomia. E’ da ciechi, per non parlare di malafede, ridurre la divisione a questioni burocratiche: lo statuto, le procedure. Ben altre sono, oggi, le questioni in campo che non possono essere affrontate con una conta tra contendenti alla carica di segretario che si porta dietro tutto il malloppo…………

l'articolo a pagina 10 del giornale
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IN CITTA'

DEMOLIZIONI. AGGIUDICATA LA GARA PER LE DEMOLIZIONI DI ABUSI MINORI PER UNA SPESA DI 400 MILA EURO A BASE D’ASTA.

NEL BILANCIO TRIENNALE 2016-2018
CIRCA 7 MILIONI DI EURO PER ABBATTERE
I RESTANTI 179 IMMOBILI ABUSIVI



Alcuni ricorsi al Tar Sicilia e al giudice delle esecuzioni della Procura di Agrigento, unitamente ad alcune notifiche non recapitate nei modi previsti dalla legge, hanno stoppato per circa due mesi l’attività della ditta Patriarca di Comiso che nel 2015 si era appaltata la demolizione degli immobili abusivi nel territorio di Licata per un importo di 500 mila euro. Dei due elenchi di immobili da demolire notificati al Comune dalla Procura delle Repubblica di Agrigento, il primo è stato già esaurito e la ditta Patriarca ha preso a lavorare per gli immobili inclusi nel secondo. Da allora su un totale di 219 immobili da abbattere, tutti quanti costruiti in aree gravate da vincolo di inedificabilità assoluta (paesaggistico, idrogeologico, cimiteriale, archeologico), ne sono stati già demoliti 40, tutti quanti in prossimità delle zone balneari, alcuni dagli stessi ex proprietari. Per questi interventi il Comune ha già liquidato alla ditta Patriarca ben 400 mila euro che dovrebbero essere recuperati, a titolo di rivalsa, dagli ex proprietari degli immobili abusivi demoliti. Utilizziamo il condizionale perché, da quello che ci risulta, pare che nessuna azione di rivalsa sia stata ancora intrapresa. Per cui il pericolo serio è che queste somme che il Comune ha indicato in bilancio come “aleatorie”, ossia come proventi derivanti da azioni di rivalsa, potrebbero diventare somme certe a carico del bilancio comunale, con tutte le conseguenze del caso sull’indebitamento già certificato e consolidato……… R. C.

l'articolo a pagina 10 del giornale
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SOCIETA’ & DONNE

PERCHÉ ABOLIRE QUEL VINCOLO DI MANDATO?

LIBERTÀ VA CERCANDO……



di Carlo Trigona


Dov’è finito il Grillo prima maniera, quello protestatario, quello dei vaffa? Quello simpaticamente anarcoide che invocava la soppressione dei partiti? Quello che ti citava impropriamente Simone Weil come ispiratrice autorevole del suo pensiero? Forse l’urgenza di adeguarsi ad una situazione andata oltre le attese, avrà richiesto un tourbillon irrefrenabile di aggiornamenti? Si può spiegare così la ricerca frettolosa e per tastoni di un’identità da limare con continui ritocchi. Adesso,fra i temi sollevati dai 5 stelle e dibattuti da tuttologi, politologi e pseudo tali, buon ultimo ce n’è uno su cui è bene soffermarsi a riflettere con attenzione. Riguarda l’opportunità o meno di obbligare i parlamentari al vincolo di mandato. I pentastellati sostengono che il trasformismo parlamentare ha ormai raggiunto “cime ineguali” ( parlano addirittura di circonvenzione di elettore) e per arginare il fenomeno vorrebbero proporre il capovolgimento dell’art. 67 della Costituzione, quello che recita: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»………………………………………

l'articolo a pagina 11 del giornale
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SOCIETA’ & DONNE

PIÙ CHE LA FIDUCIA È VENUTA MENO LA SOPPORTAZIONE POLITICA

LIVIA DE STEFANI RACCONTA LA CAMPAGNA
E LA SICILIA ASSOLATA SENZA IL MARE



di Ester Rizzo


La scrittrice Livia De Stefani era nata a Palermo nel 1913 in una famiglia di ricchi proprietari terrieri. Studiò presso le suore dell’Istituto di S.Anna e già in seconda elementare scriveva in versi. A soli 17 anni, invitata a Roma dagli zii, conobbe lo scultore Renato Signorini e con lui convolò subito a nozze lasciando la Sicilia per la capitale ove si stabilì. Intrattenne rapporti con Elsa Morante, Maria Bellonci, Vitaliano Brancati ed altri scrittori e intellettuali di quei tempi. Quell’ambiente colto la faceva “respirare” le faceva dimenticare la sua terra natia dove si era sentita prigioniera di regole e consuetudini ataviche che la soffocavano. Ma in quella terra ritornava spesso per amministrare le proprietà che aveva ereditato. Ed è la vita di quel lembo della Sicilia occidentale che viene descritta nelle sue opere. Il suo primo romanzo viene pubblicato nel 1953 “La vigna dalle uve nere” ambientato in una retriva cittadina siciliana dove si consumano tragedie di vite già segnate dal destino, dove case,cibi,letti affari e amori descrivono gli usi e i costumi della Sicilia arcaica, immobile e patriarcale dei primi decenni del Novecento. Dove l’uomo padrone decide il destino delle donne della sua casa; un uomo duro, rozzo, privo di sensibilità. Dove l’”Onore” è innalzato sugli altari e viene alimentato anche con sacrifici di sangue. Dove, come scrisse Carlo Levi nella prefazione, “chiusi sono tutti i luoghi del racconto serrati nei recinti e nei pensieri: prigioni, tombe gelose…da questi regni murati,…………………………”

l'articolo a pagina 11 del giornale
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LA GRANDE GUERRA

I GIORNALISTI AL FRONTE



di Angelo Luminoso


Nel 1914 cominciava la Grande Guerra, ma per il giornalismo fu soltanto, nell’amaro giudizio dello storico Philip Knigthley, la “Grande Congiura”. Infagottati nell’uniforme, inquadrati e arruolati nella truppa, obbedienti come soldatini, i corrispondenti di guerra dovettero subire una serie di limitazioni che mortificarono la loro funzione di testimoni che avrebbero dovuto raccontare la guerra combattuta sui campi di battaglia. Ma dai campi di battaglia essi erano esclusi. Il “dovere della bandiera” prevaleva su quello della verità e, soltanto dopo qualche anno, il giornalismo fu capace di riflettere sulle dimensioni della tragedia che pure riteneva di avere raccontato: e ne provò vergogna. Scrisse, nel 1928, Arthur Pansoby che nessun periodo della storia del giornalismo è stato così disonorevole come i quattro anni della Grande Guerra, ed Emilio Lussu, che nelle trincee del fronte orientale aveva combattuto davvero e ne aveva tratto il memorabile racconto “Un anno sull’altipiano”, commenta, severo, che i giornalisti “furono come l’Ariosto: descrissero cento battaglie senza vederne una sola”. In quegli anni, il mondo stava vivendo una trasformazione profonda che apriva il tempo nuovo della modernità. Nella società di massa, che si andava formando, la costruzione del consenso si poneva come un obiettivo essenziale dei sistemi politici. Joseph Pulitzer aveva …………………

l'articolo a pagina 12 del giornale
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FATTI & PERSONE

UN CAMMINO LUNGO TRE GENERAZIONI

IL CALZATURIFICIO PERITORE



di Anna Bulone


Licata e il vecchio borgo marinaro, Licata e l’antico Cassaro, dall’arabo cassar (mercato), con la Via Maestra, oggi Corso Vittorio Emanuele con i suoi vecchi palazzi e le sue vetrine ormai vuote. Proprio lungo il tratto soprannominato “Cassareddu”, che traeva origine dall’attuale Piazza Elena e proseguiva verso l’odierna Piazza Duomo, ex San Sebastiano per l’omonima chiesa, ai numeri civici 71 e 73 sorgeva il Calzaturificio Peritore, attivo già dal 1910. Nato su iniziativa del capostipite Mastro Giuseppe rappresentava, già da allora, una delle attività artigianali più fiorenti del luogo. Mastro Giuseppe Peritore, veterano della Grande Guerra, nacque nel 1883 e visse settantadue anni. Proveniva da una famiglia numerosa, come tante dell’epoca, le origini erano umili, ma con l’inventiva e il sapere fare la sua piccola azienda calzaturiera divenne uno dei fiori all’occhiello dell’economia locale, già fiorente grazie alle numerose botteghe operanti. Come tanti emigrò in America, precisamente a Cliveland, e al ritorno si dedicò al proprio mestiere di calzolaio. Oltre ad un gran numero di lavoranti contribuivano allo svolgimento delle attività lavorative giornaliere anche i fratelli di Mastro Giuseppe: Gaetano, Francesco e Mario. Sul deschetto e in ordine: martello, pinza, tenaglie, bussetto, lesina, punzone, tricetto ed ogni altro tipo di attrezzo…………………………………..


l'articolo a pagina 13 del giornale
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FATTI & PERSONE

IL DECANO DEI FOTOGRAFI LICATESI HA FESTEGGIATO 70 ANNI DI CARRIERA

CARLO SANTAMARIA: UNA VITA E SCATTI INFINITI




Carlo Santamaria, il decano dei fotografi licatesi, lo scorso mese di febbraio ha festeggiato ben 70 anni di carriera. Fu, infatti, nel 1947 che aprì il suo studio fotografico in via Badia, dove è ancora attivo. Allievo di Rosario Cilia, di Campobello di Licata, che aveva lo studio nel cortile Celestri, fu uno dei primi licatesi a mettersi in proprio nel campo della fotografia, seguito dal licatese Giuseppe Grillo che aveva aperto il suo studio all’inizio della via Carducci, angolo con il corso Vittorio Emanuele. Sino ad allora la fotografia era stata, infatti, appannaggio di forestieri stabilitisi a Licata, dove, oltre al citato Cilia, operavano già prima del secondo conflitto mondiale Michele Fiocco di Caltanissetta che aveva lo studio in piazza Linares e il nipote Giuseppe Fiocco che aveva lo studio in corso Vittorio Emanuele, angolo piazzetta Elena, in un locale comunale dell’antico convento dei Padri Minori Conventuali di San Francesco. Ma abbiamo notizia che prima di loro, negli anni trenta dello scorso secolo, nella nostra città erano operanti gli studi fotografici di Taliento, in via Frangipane e di Leonardi, in via San Francesco, di fronte alla vecchia Bottega dello studente. Ma Carlo Santamaria volle conoscere altro della fotografia, intesa come arte, e per questo si perfezionò a Palermo e a Roma con Luxardo, mentre l’amicizia con l’ing. Marcucci, come scrive Gaetano Cellura in un suo saggio dal titolo “Lampo e magnesio. Storia della fotografia a Licata”, gli permise di acquisire esperienza anche nel campo dei proiettori cinematografici…………………….


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FATTI & PERSONE

COME CAMBIA LA CITTÀ AL TEMPO DELLA QUARESIMA



di Antonio Francesco Morello


Da qualche giorno, finito il tempo di carnevale, siamo entrati nel periodo della Quaresima, quello che, cristianamente parlando ci porta alla Pasqua. Periodo che nella nostra Licata, che fino a qualche decennio fa si definiva tradizionalmente cattolica, ci porta alle feste religiose di primavera, ma soprattutto ai tradizionali appuntamenti della “lunga” settimana Santa, che inizia il giovedì di Passione, vigilia della festa della Madonna Addolorata di Sant’Agostino, per poi proseguire con i riti della Settimana Santa che vanno dalla processione e adorazione del Cristo alla Colonna, venerato dalla Confraternita della Carità, per proseguire con i riti del Venerdì Santo, affidati alle cure della Confraternita di San Girolamo della Misericordia, per concludersi la sera della Domenica di Pasqua, con la processione del Cristo Risorto, che i nostri genitori ed anziani comunamente chiamavano “U Signuri cu munnu manu“, festa affidata alla Confraternita del SS. Salvatore. Tutti appuntamenti che richiamavano, soprattutto nei decenni passati, e richiamano tuttora, anche se con uno spirito diverso, veramente un popolo intero, a partecipare emotivamente e spiritualmente ai riti religiosi in questione. …………………………………………………………


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VARIE

LICATA: IMPLODE LA POLITICA



di Angelo Biondi


E’ un quadro allarmante quello che in queste giorni ci sta mostrando la politica locale. Dalle mosse e contromosse, avanzate e ritirate sul bilancio, condite dalle feroci accuse e controaccuse fra opposizione e maggioranza; si è passati alla guerra dei comunicati e delle conferenze stampa, anche queste zeppe di accuse e controaccuse (gravissime), fra il sindaco e gruppi consiliari a lui vicini. Il primo cittadino, continua a perdere pezzi di una compagine già minoritaria, e lo fa mettendoci del suo, alimentando costantemente il fuoco delle polemiche, inasprendo gli animi con le sue dichiarazioni al vetriolo, seguite spesso da azioni impulsive e oltremodo dannose. Sembra quasi che il sindaco, abbia scelto di isolarsi ancor di più, persistendo nello scavare un solco sempre più profondo fra se e il resto dei rappresentanti istituzionali della città. Come a voler far risaltare, ancor di più, l’immagine del sindaco integerrimo, che non cede ai “ricatti” e alle pressioni di chi insegue, non meglio definiti, “interessi particolari”. Non si spiegherebbero altrimenti, i suoi comportamenti e le sue più recenti dichiarazioni. Un sindaco che ha come obbiettivo esclusivo la buona amministrazione della città (nonostante le critiche che può ricevere), non irride i consiglieri comunali che hanno approvato il suo bilancio. Non può (proprio per il ruolo che riveste) buttarla in provocazione con frasi del tipo: “La paura a Licata non fa 90, fa 23”. “E' stata la paura di lasciare la poltrona che ha portato 23 “responsabili” Consiglieri Comunale a votare il bilancio”……………….


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