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L'EDITORIALE

GRACI GALLEGGIA CON LA PRETESA
DI GOVERNARE DA SOLO


di Calogero Carità


Graci, rispettando le scadenze annunciate nel corso della conferenza stampa alla vigilia dello scorso Natale, ha nominato allo scadere del 2009 la sua nuova giunta, o meglio ha sostituito cinque dei sei assessori dimissionari, riservandosi di nominare quanto prima, non appena l'avesse trovato, anche il sesto. Questo, a nostro parere, non è stato affatto un atto di rilievo politico, ma di dichiarata testardaggine e di inutile orgoglio che lo faranno impantanare in chissà quali prossime difficoltà, perché le insidie che si presentano sulla sua strada, che resta tutta in salita, non sono poche e non semplici. Comprendiamo pienamente il dramma dell'uomo, le difficoltà che sta vivendo come persona, marito e padre di famiglia, comprendiamo che lo schiaffo che ha patito con l'arresto, seppur ai domiciliari, non sia facilmente superabile, comprendiamo anche l'ulteriore umiliazione subita del domicilio coatto, ma non comprendiamo questo voler insistere a stare legato ad una sedia e ad una funzione che nessuno più gli riconosce. Questo a dimostrazione della sua limitata visione delle cose pur in presenza di un quadro politico a dir poco confuso, come ha scritto Gaetano Cellura, di una situazione generale disperata, di un tessuto sociale logorato, di un degrado culturale ed etico sempre più crescente, di un non più esistente senso delle istituzioni e di un progressivo impoverimento della democrazia. Graci ha avuto per le mani una grande opportunità di dignità politica che si è lasciato scappare. Non ha, infatti, saputo approfittare della incapacità del Consiglio Comunale di sfiduciarlo, né ha saputo cogliere il grande significato politico delle dimissioni di massa dei consiglieri comunali. Tutti, infatti, speravamo, e almeno erano questi i segnali che si percepivano, che caduto per propria scelta il Consiglio, rassegnasse anche lui le proprie dimissioni, dopo anche quelle dichiarazioni che aveva promesso di fare alla città, denunciando quanti gli avevano tirato la giacca per ottenere un proprio profitto.

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LA SPIAGGIA DELLA GIUMMARELLA COM’ERA

LA SPIAGGIA DELLA GIUMMARELLA COM’ERA


Quella che la bellissima foto riproduce è la spiaggia della Giummarella prima dell’apertura del cantiere per la costruzione del cosiddetto porto turistico che ne ha completamente modificato il sito e il profilo costiero. Gran parte dello specchio di mare è stato seccato con tonnellate di pietre e terriccio per ricavarne spazio edilizio e dove c’era il biondo arenile che fu la spiaggia per eccellenza dei licatesi per oltre sett’anni, ora sta sorgendo un mega centro commerciale ed un borgo di ville a schiera, impropriamente dette “cabine marittime”. Il centro commerciale, che nel progetto originario avrebbe dovuto servire solo il “borgo marinaro”, date le modifiche apportate al progetto e alle nuove dimensioni assunte, sarà aperto alla città e al territorio. In sostanza su terreno demaniale, eccezionalmente concesso per oltre novant’anni dalla Regione Siciliana, si sta realizzando un busines che nulla porterà alle casse del Comune che pare abbia esentato i costruttori dell’opera dal pagamento dei relativi oneri urbanistici. Un Comune, il cui bilancio rischia il dissesto, ha potuto permettersi questo grande atto di generosità. Da qual che comprendiamo, vista l’esigua distanza dei fabbricati dalla battigia, qualcuno nel silenzio avrà concesso anche un’ampia deroga alla legge Galasso recepita dall’Ars con maggiore rigorosità a tutela e a salvaguardia delle coste siciliane. Deroghe che ovviamente non varranno mai per quei sfortunati e/o ben avveduti cittadini che, sfidando le leggi di tutela, hanno edificato all’interno dei 300 metri di rispetto previsti dalla legislazione regionale, ragion per cui non potranno mai sanare le loro costruzioni. Ma, al di là di tutto ciò, considerato anche che nessuno degli enti preposti, nonostante le proteste e le denunce abbiano voluto certificare se esiste o meno un impatto ambientale in ciò che si sta facendo a Giummarella, ci auguriamo almeno di vedere al più presto funzionante il porto turistico di Marina Cala del Sole.

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Ultime Discussioni Attive
Discussione Risposte Ultimo Messaggio
Nucleare a Palma Montechiaro 23 salva 08-12-2009 20:20
Hanno arrestato il Sindaco ... 3 salva 06-12-2009 19:00
AEREOPORTO A LICATA 0 salva 03-11-2009 19:53
Trova lavoro, picchiata dal... 2 salva 03-11-2009 19:51
Estate Licatese: Attisano, ... 5 salva 01-10-2009 20:38
News
E ORA ATTENTI AL NUCLEARE
Il Consiglio dei Ministri ha recentemente approvato i requisiti per la scelta dei siti dove collocare le otto programmate centrali nucleari. Ma già si sa che tre saranno destinate al nord, tre al centro e due nelle isole, una in Sardegna e una in Sicilia. Già ci sarebbero dei siti ipotizzati da parte dell’Enel. Il Governo smentisce, l’Enel tace, ma il presidente dei Verdi Paolo Bonelli afferma di avere già la lista delle località. E parrebbe, e le notizie di stampa sono insistenti, che la centrale prevista in Sicilia potrebbe essere ubicata nel territorio di Palma di Montechiaro, come dire ad un tiro di fionda da Licata. L’area sarebbe idonea perché costiera considerato che per il raffreddamento le centrali nucleari hanno di bisogno di molta acqua. E per i Verdi l’Enel avrebbe già inviato un dossier al governo. Ma l’Enel tace sui siti e smentisce l’invio del dossier prima ancora dell’approvazione da par-te del Consiglio dei Ministri dei criteri per la scelta delle zone. Ma ora il governo i criteri li ha stabiliti e quindi l’Enel avrà già inviato il dossier.
Webmaster il gennaio 19 2010 21:34:12 · Leggi tutto · 0 Commenti · 14 Letture · Stampa
CGIL E CISL PROTESTANO: CANALIZZAZIONE ACQUE DEL GIBBESI E PARCHI EOLICI OFF SHORE
Non possono essere considerate attenuanti, nealibi, le vicende giudiziarie che hanno coinvol-to Sindaco ed esponenti della GiuntaComunale, rispetto all’inerzia dimostrata sul problemadell’acqua depurata ed affinata da destinare ad uso irri-guo. Il Gestore Unico sta continuando ancora oggi adimporre i propri voleri ad ognuno e nessuno aprebocca. Tutto ciò sta procurando un danno non esatta-mente quantificabile all’Agricoltura, alla Sanità pubbli-ca ed all’economia di Licata. E’ rimasto per strada ilpercorso che ci vedeva rivendicare all’Assessoratoall’Agricoltura sia il progetto che il finanziamento perla canalizzazione dell’acqua della Diga Gibbesi, perchénessuno più ha sollecitato la Prefettura per un nuovoincontro con le parti interessate e per fare il puntodella situazione, così come convenuto con il sig.Prefetto. L’agricoltura licatese, oltre a tutti gli altri problemiche affliggono il comparto e che ormai sono balzati aglionori della cronaca ha anche queste altre piaghe chesono vecchie di anni.
Webmaster il gennaio 19 2010 21:24:55 · Leggi tutto · 0 Commenti · 11 Letture · Stampa
ATTUALITA'

OSPEDALE S. GIACOMO D'ALTOPASSO
MALATO TERMINALE


di Giuseppe Rinascente


La storia del San Giacomo D’Altopasso è una storia lunga. Ero ancora bambino e già allora si parlava male del nostro ospedale, ubicato nella vecchia sede di Via Santamaria e della soppressa Usl 13. Da circa trent’anni è stato trasferito nella nuova struttura in C.da Cannavecchia. L’ospedale necessita obbligatoriamente, per adeguarsi ai canoni della decenza, di un restiling totale, che lo eguagli alle strutture sanitarie che si possano definire tali nel 2010. In questi anni si è vissuti sempre in continua precarietà, con reparti ridimensionati nei posti letti sia per le varie riorganizzazioni della sanità regionale che anche per la diminuzione dei ricoveri. Con l’ultima riforma sanitaria, l’Assessore regionale alla sanità ha ridotto ancora i posti letto, portandoli a 109, e con la classificazione come “ospedale di zona”, ad oggi, possedendo pochissime branche specialistiche non ci sono speranze che possa essere proiettato in una categoria superiore. Da dieci anni aspettiamo un finanziamento di circa 10.000.000,00 di euro che avrebbe dovuto modernizzare ed adeguare la struttura così come previsto dalla legge attuale, facendole fare anche un salto di qualità, non si sa che fine abbia fatto. Ricordo solo che un paio di anni fa, in un incontro tra la Commissione Sanità del Comune di cui io facevo parte come consigliere comunale ed il Dott. Garofalo, allora Direttore Sanitario, ci fu detto dallo stesso che il ricorso al Tar era in fase conclusiva e che quando prima sarebbero partiti i lavori di ristrutturazione. Nasce spontanea una domanda: ma a qualcuno interessa questa cosa? Non passa giorno che non si parli dell’ospedale di Licata, e gli argomenti sono sempre gli stessi, chiusura di reparti per mancanza di personale, ora in ferie ora in malattia, primari che arrivano ed alla prima occasione si trasferiscono in strutture più organizzate e specializzate, apparecchiature vetuste che si guastano e vengono riparate dopo settimane interrompendo i servizi ospedalieri di routine e verso l’utenza esterna, insomma tutti aspetti negativi che gravano pesantemente su una situazione già di per sé precaria.

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ATTUALITA'

LICATA CITTA' OSTAGGIO


di Anna Bulone


All’alba del nuovo decennio i vecchi ed annosi problemi della nostra città, amata da molti e vituperata da pochi e pessimi elementi, permangono e si inaspriscono, facendoci presagire foschi ed indefinibili orizzonti. La situazione politica, personificata nella vicenda amministrativa e giudiziaria del Sindaco Angelo Graci, costituirebbe materia d’approfondimento in materia di diritto, perché in nessun altro comune della Penisola si registra una gestione così anomala. Divieto di dimora espresso dalla Procura di Agrigento e restituzione delle funzioni secondo decisione Prefettizia. Governare in queste condizioni è molto difficile considerando l’assenza del civico consesso e soprattutto con la figura del Sindaco, materialmente lontano dalla città e dai suoi problemi. In una simile condizione, l’atto più urgente dovrebbe essere quello di rassegnare le dimissioni dalla carica, ma in Italia un avviso di garanzia non è abbastanza da indurre a schiodarsi dalla poltrona, a maggior ragione se quella poltrona è stata occupata senza l’abilità e la dialettica necessarie e sufficienti per risollevare le sorti della città, sorti già messe duramente a repentaglio anni prima, perché non sarebbe esatto attribuirne a questa ultima sgangherata amministrazione tutta la “malasorte”. Probabilmente, dietro questa “ostinazione” attuale di non rinunciare alla carica, non ci sono motivi filantropici, ma si potrebbero nascondere interessi economici non ancora soddisfatti, licenze edilizie da concedere, terreni da convertire rendendoli edificabili, appalti da approvare e improcrastinabili. Gestire a distanza un Comune e nominare una nuova sfilza di assessori forestieri, abbastanza tecnici, comporta un impegno economico e di mezzi non indifferente, che un bilancio, stilato in maniera tanto fantascientifica da fare inorridire Isaac Asimov, non è in grado di permettersi.

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POLITICA

ANGELO GRACI: LOTTERO' CON TUTTE LE FORZE PERCHE' LICATA RISORGA DALLE CENERI DOVE E' STATA PORTATA DA COLORO CHE MI HANNO PRECEDUTO



Nel corso della conferenza stampa tenuta lo scorso 24 dicembre nei pressi del Bar Albatros, in località San Leone ad Agrigento, luogo del suo esilio coatto, il Sindaco Angelo Graci, ha brevemente risposto alle domande dei cronisti, appositamente invitati, per la prima volta, dopo le note vicende giudiziarie dello scorso mese di novembre. A chi gli ha chiesto se, alla luce della vicenda giudiziaria che lo ha investito in prima persona, non si fosse pentito del fatto di essersi candidato a sindaco, ha così testualmente risposto: 'Non sono per nulla pentito, rifarei tutto quanto già fatto. Mi sono candidato asindaco della mia città perchéla amo e continuerò ad amarla, malgrado questa brutta vicenda che mi ha colpito nell’orgoglio e come padre di famiglia. Lotterò con tutte le mie forze affinché questa città risorga dalle ceneri dove è stata portata da coloro che mi hanno preceduto'. In quanto alle dichiarazioni prece dentemente fatte relative alla fiducia espressa nei confronti della Magistratura,il sindaco Graci ha così affermato: 'Si, ribadisco che ho sempre avuto fiducia nella Magistratura e continuerò adaverla, non mi sono dimesso e mi trovo lontano dalla mia città, per dimostrare fino alla fine la mia onestà per tornarea testa alta fra i miei concittadini'.

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LA CITTA'

COSA CI HA LASCIATO NEL SACCO LA BEFANA ?


di Angelo Biondi


Anche questa pausa natalizia è arrivata al termine. Sono stati giorni trascorsi per lo più in casa con la famiglia fra abbuffate, tombole e giochi di carte. Meglio cosi del resto, ad andare in giro c’era di che immalinconirsi. Licata anche per questo Natale si è presentata triste, spoglia e silenziosa. Tolta qualche lodevole iniziativa privata ad opera di gruppi ed associazioni e le proposte di alcuni locali pubblici tese ad allietare e movimentare quanto meno le serate dei giovani di ritorno dalle università, come a testimoniare che non tutto è perduto, che c’è ancora la voglia e la volontà di fare qualcosa, il resto è stato solo depressione, degrado e un susseguirsi di notizie ed avvenimenti ancora più sconfortanti, assurdi e per certi versi quasi surreali. A cominciare dalle dimissioni di massa dei consiglieri comunali che hanno portato allo scioglimento del massimo Consesso, dopo il fallimento della mozione di sfiducia al Sindaco Graci per l’improvvisa ed inspiegata marcia indietro di quattro consiglieri comunali che alcuni giorni prima avevano firmato la proposta di sfiducia. Continuando con le dichiarazioni del Sindaco Graci che, dal suo esilio di San Leone, rilascia interviste a giornali e televisioni annunciando l’imminente varo di una nuova squadra assessoriale “abbastanza tecnica” capace di far rinascere Licata dalle ceneri in cui i precedenti amministratori l’avevano portata. Dichiarazioni fatte con piglio sornione, con il sorrisino sotto i baffi, come se nulla fosse successo, come se stesse parlando il presidente di un circolo di bocciofili dilettanti e non il Sindaco di una delle più grandi città della provincia agrigentina. Dichiarazioni che hanno suscitato sconcerto e meraviglia, nelle quali viene candidamente affermato: “che ora non si scherzerà più, che la nuova giunta farà meraviglie”; e senza il minimo accenno ad un Consiglio Comunale che non c’è più, che ha scelto di chiudere volontariamente una fase politica ed amministrativa fallimentare, disastrosa e deleteria, incapace di dare una benché minima risposta ai più elementari bisogni della città (anzi pare che l’entourage di Graci consideri un proprio trionfo l’auto eliminazione del Consiglio Comunale).

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ATTUALITA'

LA DISFATTA DI UNA CITTA' UCCISA DALLA POLITICA


di Pierangelo Timoneri


Le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il Sindaco Graci, l’assessore Zirafi ed il consigliere Riccobene ed i risvolti politici che hanno determinato le dimissioni dei consiglieri comunali hanno profondamente segnato la vita civile e sociale di Licata che si è trovata in preda ad un’incapacità politica della classe dirigente ed in uno stato di immobilità della propria vita comunitaria. Vasta è stata la risonanza per quanto è accaduto in prossimità delle festività natalizie, di una città abbandonata, dimenticata, lasciata da sola, derisa ed oggetto di scalpore per le note vicende giudiziarie che hanno fatto cadere in basso il nome illustre della nostra diletta città. Un caso anomalo si è venuto a creare nell’amministrazione della nostra città con il Sindaco che rimane in carica seppure con il divieto di dimora a Licata ed esiliato a San Leone dove continua a governare, con un rinnovo di giunta formata da assessori sconosciuti ed alcuni non licatesi che si appresta ad iniziare un nuovo corso, come se prima gli ex assessori e consiglieri abbiano scherzato, stante alle parole del primo cittadino quando ha detto “per far risorgere questa città … da adesso si inizia a fare sul serio”, e con il Consiglio Comunale dimesso, che non garantisce più la rappresentanza dei cittadini, che dovrà essere sostituito nelle sue funzioni da commissari straordinari. In questo anomalo e confusionario scenario della politica, la nostra città si mostra indifferente, sembra accettare quasi rassegnata questa incresciosa situazione e manca di quella forza d’orgoglio che nei tempi passati l’ha contraddistinta per far valere i propri diritti, il prestigio di una città, oggi ridotta miseramente a niente e sprofondata nel baratro. Questo senso di distacco, di inerzia e di rassegnazione si è potuto avvertire maggiormente in occasione delle feste natalizie, dove si è respirata un’aria fredda, malinconica e mesta che non ha giovato certamente a far trascorrere alla nostra città un bello e sereno Natale.

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Novità
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ATTUALITA'

IL PALAZZETTO DELLO SPORT DI GELA
INTITOLATO A LIVATINO


di Giuseppe Peritore


Alla cerimonia del 12 Dicembre scorso sono stato invitato anch’io. Per ragioni del tutto ovvie ma soprattutto per la mia età avanzata non sono stato presente. Meglio così! Prendere la parola, in quell’assemblea, mi avrebbe fatto sentire il freddo della Siberia. Non chiamando Rosario il “servitore del diritto”, il “servitore dello Stato”, oppure il “martire della Giustizia”, il già “Santo”, mi avrebbe fatto correre il rischio dell’isolamento. Oggi è di moda accodarsi a quel che dice la maggioranza. La riscossione di un riconoscimento è sicura. Chi come me fa come il “salmone” è un “nessuno”. Ma da questo pulpito voglio dir qualcosa. Rosario Livatino è un Grande non un Santo. Per chi non riesce a capire che i due termini stanno in rapporto di esclusione reciproca devo dire che è un errore fare Santo un Papa e poi chiamarlo Grande. E’ il caso di Papa Gregorio Magno che è anche Santo. Questi non è Grande perché è Santo oppure non è Santo perché è Grande. Papa Gregorio I è Magno perché è un Papa politico. E’ Santo perché ha inventato il Purgatorio. Il Giudice canicattinese, assassinato dalla criminalità organizzata il 21 Settembre 1990, è un personaggio che fa onore alla sua Città per meriti ch’Egli possiede in interiore homine e non per essere un servitore dello Stato o un martire della Giustizia. Vi è Rosario Livatino, di famiglia e scuola cattolica, vi è Rosario Livatino il Cristiano con la C maiuscola. Il primo è un “folgorato” nel senso di “cristiani si nasce”. Il secondo è un “convertito” nel senso di “cristiani si diventa”. Quando nel 2002, in occasione del mio ottantesimo compleanno, scrissi e pubblicai in uno dei miei Siti (oggi in http://gppeperitore29.altervista.org) Ricordando Rosario Conti e Rosario Livatino, ne inviai copia al Dott. Vincenzo Livatino. Questi, dopo aver letto con entusiasmo, così mi scrisse: Fede e Diritto è il testamento di mio figlio Rosario, Ricordando Rosario Conti e Rosario Livatino è il Suo. Quando Rosario scrive Fede e Diritto si rivela un agostiniano, il Cristiano, il convertito.

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L'OPINIONE

IL CERCHIO SI CHIUDE!


di Gaetano Cardella


Non è facile capire la reale volontà di Angelo Graci. Ma, da dove bisogna partire per capire quello che sta succedendo a Licata? Partiamo dal varo della sua terza giunta, che forse non è il fatto più importante della vicenda che interessa l’intera città, ma certo è la più illuminante. Il guazzabuglio dell’ennesimo tentativo di Graci con la formazione della nuova Giunta è una feroce allegoria (autografa) della confusione politica di questo Sindaco. Graci ormai è come un elefante cieco, tirato, ovunque per la proboscide o per il codino dagli ultimi avanzi dei pochi amici (?) o parenti che gli sono rimasti vicini. Con questa scelta Graci, invece di fare un passo indietro e fare chiarezza, ha fatto prevalere l’astuzia levantina di qualche politico agrigentino. C’è da chiedersi: il caos amministrativo e politico al Comune di Licata è stato risolto? Niente affatto. Anzi, oltre ai sospetti della vigilia della crisi che Graci fosse in qualche modo “manovrato”, si ha la certezza che si è ancora una volta creata una situazione inedita (con tanti assessori non di Licata) e imbarazzante (con un Sindaco sfiduciato dal provvedimento della magistratura). Invece di farla finita con queste plateali sceneggiate, Graci ritorna alle sue furbissime acrobazie tecniche, con il varo di una Giunta che dovrà operare sulla scia della “clandestinità” del suo Sindaco, esiliato in altro comune. Per concludere si può affermare senza alcun equivoco, che l’ennesima vicenda gestita da Graci si è conclusa nel peggiore dei modi, con il trionfo della scaltrezza e la vittoria della ambiguità. Sulla carta l’ipotesi delle dimissioni di Graci non sarebbe una cosa campata in aria, ma siamo a Licata è tutto può accadere.

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SPORT

FINALMENTE IL CALCIO RITORNA AL DINO LIOTTA


di Gaetano Licata


Se il bilancio di fine anno per il Campobello di Licata, quando il campionato d’Eccellenza ha superato la prima giornata del girone di ritorno è deficitario, il nuovo anno si prevede ricco di successi. Aver chiuso il 2009 all’ultima posizione, con 7 punti in classifica e a 6 punti di distanza dalla coppia formata da Enna e Sporting Arenella, sarebbe stato sconfortante se nel frattempo la nuova società presieduta da Piero Santamaria non avesse provveduto a far arrivare ben 16 nuovi giocatori di categoria, per puntare alla salvezza con un girone di ritorno in cui in ogni gara si dovrà puntare alla vittoria. Il successo di misura ottenuto contro la Sancataldese sul neutro di Aragona, con rete di Pirrotta a pochi minuti dal termine, è servito a riportare l’entusiasmo tra i tifosi, a sollevare il morale dei calciatori che ogni giorno si allenano con impegno e a muovere la classifica. La lunga sosta per le festività Natalizie e di fine anno è servita al tecnico Luigi Milazzo per amalgamare le qualità tecniche dei singoli al fine di ottenere un gruppo, un collettivo che ogni domenica dovrà lottare con l’unico obiettivo della vittoria. Intanto i tifosi, durante la lunga sosta del campionato il 30 dicembre hanno assistito all’amichevole con lo Sporting Gattopardo, capolista del campionato di seconda categoria, vinta per 5 a 3. Domenica 3 gennaio c’è stata l’amichevole dal sapore nostrano contro la Sant’Angelo del presidente Onofrio Vitali, alla presenza di centinaia di tifosi e vinta per 4 a 0. La Sant’Angelo del tecnico Lillo Licata si trova ai vertici del campionato di seconda categoria e ha buone possibilità di vincere per il secondo anno consecutivo il torneo. Il ritorno al “Liotta” per la gara di Coppa del 6 gennaio contro il Favara e per la seconda di campionato del 10 gennaio contro la Folgore Selinunte, ha riportato il calcio a Licata dopo 5 mesi di assenza a causa delle vicende societarie che hanno portato alla radiazione del Licata 1931.

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