I CITTADINI ESASPERATI PERCHE' VIENE LORO NEGATO UN DIRITTO ELEMENTARE ED INALIENABILE
Siamo grati all’Amministrazione Comunale che con tanta solerzia ci ha comunicato di aver investito la Prefettura per l’endemica carenza di acqua che da troppo tempo investe la nostra città. Gradiremmo, sapere, però prima, considerato che nell’ultimo mese abbiamo registrato oltre dieci interruzioni di servizio idrico, quali passi essa ha fatto, con chi ha parlato e quali ragioni e quali giustificazioni sono state messe in campo da Sicilacque per non aver oggi la disponibilità della stazione di pompaggio del Villaggio Mosè , pronta già dal giugno del 2008 e non esercibile per mancanza di alimentazione elettrica? Questa Amministrazione sapeva già dal 25 Marzo del 2009, per averla appresa insieme a noi a Palermo, presso la III Commissione Attività Produttive, come stavano le cose. Con chi ha parlato e quali giustificazioni sono state avanzate da Ato Idrico di Agrigento e Girgenti Acque per non aver ancora riparato la condotta del Tre Sorgenti che ci avrebbe consentito di avere acqua da altre provenienze oltre alla sola dissalata da Gela? Se non si hanno anche queste notizie, il rischio è che non si ha la necessaria chiarezza per distinguere le istituzioni sollecite da quelle negligenti e si fa confusione. Dal canto nostro, queste organizzazioni sindacali , stanno invano e da tempo denunciando queste negligenze e si è avuta l’impressione di parlare con sordi o con disattenti. Non è tollerabile portare alla esasperazione i cittadini negando loro diritti elementari ed inalienabili.
Licata, 24 luglio 2010
5 luglio 1960- 5 luglio 2010
5 LUGLIO 1960 - 5 LUGLIO 2010
di Calogero Carità
Sono trascorsi cinquant'anni e Licata è come o peggio di prima. Vincenzo Napoli allora, presso la Stazione ferroviaria, colpito da colpi di mitra dei celerini, è morto per niente? I tanti feriti da arma da fuoco e i tantissimi bambini e giovani selvaggemente manganellati dalla polizia a cosa sono serviti. Licata era ed è rimasta periferia di Agrigento. Licata era ed è rimasta colonia elettorale di Agrigento. Bugiardi erano e bugiardi sono i politici di Agrigento. Almeno la classe politica licatese di allora sapeva dire anche no ad Agrigento. Oggi non esiste una classe politica, ma tanti avventurieri. Basta guardare cosa è accaduto e accade a Palazzo di Città. La politica con le giunte di Graci che ha cambiato in meno di due anni oltre 25 assessori, ormai ha toccato il fondo. Una vergogna per Licata che nel 1960, scendendo in piazza, seppe riscattare, seppur per qualche giorno, la propria dignità.
L'EDITORIALE
GRACI CREA SOLO ASSESSORI E VICE-SINDACI
di Calogero Carità
5 luglio 1960, il popolo licatese, con in testa la giunta e il consiglio comunale e tutte le categorie produttive scese in piazza per protestare contro lo stato di marginalità in cui la cricca politica agrigentina aveva relegato la nostra città, senza acqua e senza lavoro e con un tasso di povertà molto elevato, e soprattutto per urlare civilmente la propria rabbia contro le promesse non mantenute. Una manifestazione pacifica e ordinata che alla fine si trasformò in una sorta di incontrollata ribellione, favorita e sollecitata da alcuni agitatori, che portò verso l'imbrunire alla morte di Vincenzo Napoli e a tanti feriti da armi da fuoco. Ebbene, ricorrendo il cinquantesimo anniversario di quei fatti luttuosi, abbiamo preso atto della latitanza dell'Amministra-zione Comunale. Una negligenza inammissibile. Né un manifesto, né un atto del sindaco che ricordasse quegli accadimenti. Eppure oggi non è cambiato nulla rispetto a quel 1960, anzi tutto è cambiato in peggio. Almeno allora c'era una classe politica licatese ed una amministrazione con i cosiddetti attributi. Oggi la classe politica è allo sbando, non c'è un consiglio comunale, che è stato sostituito da un commissario, e c'è una giunta comunale che è l'emblema del nulla e della provvisorietà più assoluta. Allora c'erano sindaci che appena subodoravano una caduta di fiducia nei loro confronti con molta dignità e coraggio rassegnavano le loro dimissioni, oggi abbiamo un sindaco allontanato da Licata e costretto a vivere a San Leone, che ormai noncurante di ciò che accade nella nostra città continua a partorire un assessore dopo l'altro e a sostituire il vicensidaco quasi ogni due mesi. Sembra una instancabile catena di montaggio. Ad oggi ha nominato, in appena due anni, 24 assessori, ha sostituito 5 vicesindaci e ha operato numerosi rimpasti di deleghe. Un record davvero assoluto. Almeno per questa sua cocciutaggine di restare incollato alla sedia che vale tremila e cinquecento euro al mese e per aver fatto amministrare la nostra città dai forestieri passerà alla storia.
l'articolo a pagina 7 del giornale
LA SPIAGGIA DELLA GIUMMARELLA COM’ERA
LA
SPIAGGIA DELLA GIUMMARELLA COM’ERA
Quella che la bellissima foto riproduce è la spiaggia della Giummarella prima
dell’apertura del cantiere per la costruzione del cosiddetto porto turistico che
ne ha completamente modificato il sito e il profilo costiero. Gran parte dello
specchio di mare è stato seccato con tonnellate di pietre e terriccio per
ricavarne spazio edilizio e dove c’era il biondo arenile che fu la spiaggia per
eccellenza dei licatesi per oltre sett’anni, ora sta sorgendo un mega centro
commerciale ed un borgo di ville a schiera, impropriamente dette “cabine
marittime”. Il centro commerciale, che nel progetto originario avrebbe dovuto
servire solo il “borgo marinaro”, date le modifiche apportate al progetto e alle
nuove dimensioni assunte, sarà aperto alla città e al territorio. In sostanza su
terreno demaniale, eccezionalmente concesso per oltre novant’anni dalla Regione
Siciliana, si sta realizzando un busines che nulla porterà alle casse del Comune
che pare abbia esentato i costruttori dell’opera dal pagamento dei relativi
oneri urbanistici. Un Comune, il cui bilancio rischia il dissesto, ha potuto
permettersi questo grande atto di generosità. Da qual che comprendiamo, vista
l’esigua distanza dei fabbricati dalla battigia, qualcuno nel silenzio avrà
concesso anche un’ampia deroga alla legge Galasso recepita dall’Ars con maggiore
rigorosità a tutela e a salvaguardia delle coste siciliane. Deroghe che
ovviamente non varranno mai per quei sfortunati e/o ben avveduti cittadini che,
sfidando le leggi di tutela, hanno edificato all’interno dei 300 metri di
rispetto previsti dalla legislazione regionale, ragion per cui non potranno mai
sanare le loro costruzioni. Ma, al di là di tutto ciò, considerato anche che
nessuno degli enti preposti, nonostante le proteste e le denunce abbiano voluto
certificare se esiste o meno un impatto ambientale in ciò che si sta facendo a
Giummarella, ci auguriamo almeno di vedere al più presto funzionante il porto
turistico di Marina Cala del Sole.
LO SCEMPIO DI SERRA MOLLARELLA. DEVASTATA DALLE RUSPE L'AREA DI UNA NECROPOLI GRECO-ARCAICA DEL VI SECOLO A.C.
Nella foto dell’Associazione Archeologica Finziade lo scempio perpetrato dalle ruspe ai piedi della Serra Mollarella, in località Mollarella-Poliscia. In un attimo è sparita la fitta macchia mediterranea, ma anche le antiche dune sabbiose. Le ruspe, per iniziativa del proprietario, noncurante del vincolo diretto Paesaggistico-Archeologico imposto all’intera area per la presenza di una vasta necropoli greco-arcaica del VI sec. a.C., hanno devastato la porzione di spiaggia che separa la Mollarella dalla Poliscia. Grazie all’Associazione Finziade che ne ha denunciato il fatto, sono intervenuti, a cose fatte, i vigili urbani che hanno constato lo scempio, e la Soprintendenza ai BB. CC. di Agrigento. Un esempio tragico questo del far west che ancora sopravvive a Licata nel campo dell’abusivismo edilizio. Un reato che va punito severamente con l’obbligo per il proprietario, autore dello scempio, di risistemare e bonificare immediatamente tutta l’area.
TRAFFICO IN TILT NEI WEEK-END : URGE UNA SOLUZIONE
di Giuseppe Cellura
Sabato sera a Licata: benvenuti all’inferno. Non è il titolo ad effetto di un nuovo film sulla nostra città, bensì una metafora sulla situazione del traffico nelle vie principali nelle ore di punta serali. Via Principe di Napoli, Viale 24 maggio, la Banchina Marinai d’Italia e Corso Roma vengono letteralmente prese d’assalto dalle auto senza che vi sia un’adeguata regolamentazione del traffico, né una “mappa” di parcheggi organizzata e stabilita. Con l’arrivo della stagione estiva, la popolazione cittadina cresce per il ritorno a casa degli emigrati, e di conseguenza il traffico va in tilt e il sabato e la domenica sera si creano sistematicamente serpentoni di auto degni di una metropoli. Sempre a proposito di traffico, già l’anno passato ci eravamo occupati dei problemi di viabilità che, puntualmente nei mesi estivi, si registrano in Piazza Attilio Regolo.
Protagonista il 30 giugno quando ha organizzato gli stati generali del lavoro nella sala convegni del Carmine. Protagonista il 5 luglio quando ha commemorato Vincenzo Napoli e i fatti del 1960. Il sindacato a Licata si sveglia dopo lungo sonno. Ridiventa soggetto politico. Rioccupa il suo spazio in una democrazia - locale, nazionale e mondiale - corrosa e indebolita dalla speculazione finanziaria e dal neoliberismo. E questo risveglio è merito di Toni Licata senza nulla togliere a quanti da diversi mesi ne supportano l’impegno con pari determinazione.
Negli anni ottanta la Cgil locale aveva un gruppo dirigente di buon livello, godeva del sostegno dei partiti di sinistra e sapeva essere cittadella dei diritti per pensionati e braccianti: la prima a indire scioperi e proteste, a cogliere e rappresentare gli umori dei lavoratori. Umori di uomini e di donne che avviavano vertenze sindacali contro i datori di lavoro: nell’agricoltura come nell’edilizia e come nei lavori e nei servizi più umili, meno garantiti e protetti. Perché in fondo la storia del lavoro è sempre stata la stessa. La storia di chi sfrutta e di chi è sfruttato. Di chi ricava utili e profitti e di chi a stento campa di misero salario. Di chi reclama giusti diritti e di chi vorrebbe limitarli o addirittura cancellarli come insegna il caso Pomigliano. La differenza in questa storia sempre uguale di lupi che mangiano gli agnelli la fa per i lavoratori la coscienza del diritto. Dei propri diritti. Forte in certi momenti questa coscienza. Debole oggi di fronte al ricatto neopadronale che li costringe ad accettare, e non solo a Pomigliano, un lavoro senza diritti e perciò senza valore. Il ruolo che la Cgil di Licata svolse sino alla fine degli anni ottanta può essere ora ripreso. E se ne sente il bisogno. Perché ci sono strati sociali privi di rappresentanza e di tutela, sbandati da molti anni e alla mercé dell’ultimo demagogo. Ma ripreso da chi, questo ruolo, se non da Toni Licata? L’attuale segretario della Cisl ha la preparazione politica e la giusta esperienza per guidare il nuovo corso del sindacalismo licatese, curarne il rilancio, ricucire il lacerato tessuto sociale della città.
l'articolo a pagina 3 del giornale
PRIMO PIANO
LICATA, UNA CITTA' IN CADUTA LIBERA
di Anna Bulone
Splendori e miserie continuano a fare da contorno alla città in queste calde e ventose giornate di inizio estate. Insieme al paesaggio che a fatica sopravvive alla speculazione, sono a portata di occhi l’indifferenza e l’immobilismo i quali alimentano costantemente la lunga stagnazione politica, che impantana qualsiasi tipo di innovazione. Dall’indifferenza, che sembra essere diventata un’opzione, occorre liberarsi, perché le conseguenze vengono pagate in parti eguali da ognuno. Risulta arduo spoltronire personaggi sopraffatti dalla pigrizia e dal sopore, cloroformizzati dalla routine, che, come castelli arroccati su una rupe, difficilmente si riescono a scuotere. La massima autorità provinciale di sicurezza pubblica, quale potrebbe essere la Prefettura, non ha ancora adottato misure atte a riportare Licata allo svolgimento di una normale attività politico-amministrativa. Il governo regionale non è in grado di intraprendere alcun tipo di soluzione, così come il governo centrale. Entrambi sembrano scaricarsi a vicenda la responsabilità di queste castagne roventi che mani poco abili e inadeguate non riescono a cacciare dal fuoco della peggiore approssimazione politica. A Licata si continua a smantellare la democrazia, offendendo l’identità di un popolo. Facinorosi distruggono la vettura di un noto giornalista del posto, che fa semplicemente il proprio lavoro e al quale sicuramente deve andare la solidarietà di tutta la società civile. Si respira un clima teso, irreale, opprimente. I cittadini non rassegnati fanno quello che democraticamente è nelle loro facoltà.
l'articolo a pagina 4 del giornale
POLITICA
AAA CANDIDATO SINDACO CERCASI PER LA CITTA' DI LICATA
di Gaetano Cardella
A Licata ormai sta tramontando la sciagurata esperienza di Graci, travolto non solo dalle sue disavventure (giudiziarie) ma prima di tutto dalla sua incapacità e dai suoi fallimenti. E mentre cresce il dissenso dei Licatesi verso la situazione surreale da lui creata, aumenta nella gente responsabile, e con un po’ di cervello, il timore per le elezioni che, vuoi o non vuoi, dovranno prima o poi tenersi dopo il Graci… centum… (scusate il latino ma credo che l’ultima giunta di Graci si chiamerà così fra tre anni). Un test fondamentale per i Licatesi e a giorni partirà la caccia a un candidato senza tessera per la carica di Sindaco.Dei partiti tradizionali, la gente ne ha le pa… piene di vedere qualche bamboccione calato dall’alto. A Licata si scontreranno le anime di qualche “pensante” e il no a qualsiasi blindatura o spartizione a livello regionale; Licata non dovrà essere oggetto di un baratto tra i papaveri regionali che magari ci regaleranno un altro Gra…. Questa volta la scelta dovrà cadere su una persona seria, di peso, senza tessera di partito e con tanta capacità nell’amministrare e finalmente si dovrà tornare a parlare di programmi. Le poche analisi che abbiano cercato di fare hanno delineato un quadro abbastanza nitido della criticità dei nostri problemi, del degrado della città, dei mali sociali che affliggono il contesto urbano. La piaga di un Comune paralizzato, la disoccupazione, la crisi del commercio con un centro storico ormai diventato quasi spettrale per la chiusura dei tanti negozi, il problema dei tanti artigiani ormai al collasso, della mancanza di acqua, dei rifiuti che fanno le nostre strade delle vergognose discariche, della viabilità caotica, del problema del precariato dei nostri articolisti ancora non risolto, della mancanza di progetti per intercettare i finanziamenti europei; sono alcuni dei problemi afferenti alla cattiva amministrazione di tutti i sindaci che si sono succeduti a Licata da trenta anni ad oggi.
l'articolo a pagina 5 del giornale
LA CITTA'
LA STRANA SITUAZIONE DEL TRIBUNALE DI LICATA
di Angelo Benvenuto
Quando furono soppresse le Preture, tra le sedi giudiziarie di Tribunale, con legge dello Stato Italiano, alla Città di Licata è stata assegnata una Sezione distaccata del Tribunale di Agrigento, che unitamente a Canicattì è una delle due sedi distaccate.
Allora il merito di mantenere una Sezione distaccata di Tribunale a Licata fu di tutti i politici di quel momento, perché si percepiva l’importanza di avere la presenza dello Stato sul territorio della Città. Dalla sua istituzione la sezione distaccata di Licata ha visto succedersi magistrati che hanno saputo dispensare giustizia facendo funzionare al meglio le scarse risorse, il personale di cancelleria e l’ufficio Unep. Il carico di lavoro è notevole sia penale che civile, come anche la volontaria giurisdizione. Da anni tra il Comune di Licata, che ha l’onere di fornire e garantire la manutenzione dell’edificio che ospita gli uffici giudiziari, e l’apposita Commissione, che si occupa di verificare che la struttura abbia i requisiti di sicurezza ed igienico sanitari, si è aperto un contenzioso. L’apposita Commissione ha prescritto al Comune di Licata di adeguare l’edificio che ospita la sede Distaccata del Tribunale di Agrigento Sez. di Licata con la realizzazione di opere essenziali a garantire la salute di chi ci lavora, ed opere per l’abbattimento delle barriere architettoniche (ascensore, scala antincendio, porte antipanico, ecc…). In mancanza di tale adeguamento la Sezione di Licata avrebbe potuto subire la chiusura per inidoneità dell’edificio ad ospitare gli uffici Giudiziari. All’inizio del 2010 su iniziativa del Ministero della Giustizia è venuta a Licata un’apposita commissione, presieduta dal Dott. Alfonso Malato responsabile del patrimonio del Ministero, che ha tra l’altro visitato i locali siti in Via Panepinto (dove attualmente si trova l’Ufficio delle entrate), per individuare una eventuale sede alternativa a quella esistente.
l'articolo a pagina 6 del giornale
Novità
EVENTI
I 60 ANNI DI SACERDOZIO DEL CAN. ANDREA CAMMILLERI
di Pierangelo Timoneri
Un bel traguardo ed ancora altre mete da raggiungere per il can. don Andrea Cammilleri che il 2 luglio ha festeggiato il suo 60° anniversario di sacerdozio nella piena fedeltà a Cristo e in un lungo infaticabile servizio pastorale. Grati al Signore per il dono del sacerdozio, lo scorso 2 luglio in Chiesa Madre si è celebrata una solenne Santa Messa presieduta dall’Arcivescovo di Agrigento mons. Francesco Montenegro che, su invito di don Andrea, non è voluto mancare all’appuntamento, insieme ai sacerdoti della forania di Licata, a quelli licatesi fuori città e all’arciprete, il prevosto mons. Antonio Castronovo, che anche lui in questo giorno ha ricordato il suo 43° anniversario sacerdotale.
Una doppia festa quindi, ricca di gioia ed emozioni, ma vogliamo qui ricordare in questo particolare anniversario la vita e l’opera del sacerdote Andrea Cammil-leri, molto conosciuto, stimato e ben voluto a Licata. Ne sono davvero onorato nel delineare la sua figura e ricordare questo anniversario per il legame di amicizia che lo unisce alla mia famiglia e ancor prima con quel rapporto fraterno che egli aveva con mio padre, maturato ai tempi dei giovani dell’Azione Cattolica in Chiesa Madre, e che è rimasto nel cuore di don Andrea. Nato a Licata il 1° gennaio del 1928, don Andrea, cresciuto in un famiglia molto religiosa, con un fratello anch’egli sacerdote, sin da piccolo, con un carattere molto gioviale e con una passione sfrenata verso il gioco del calcio, frequenta la chiesa, facendo il chierichetto. Nel 1940 decise di entrare in Seminario ad una condizione che, come lui stesso simpaticamente mi ebbe a dire: “purchè si gioca a calcio”. Fu mons. Curella, arciprete di Licata, a seguire la sua formazione cristiana e ad indirizzarlo in Seminario.
l'articolo a pagina 8 del giornale
STORIA
LUGLIO 1943. ASSALTO ALLA SICILIA
di Carmelo Incorvaia e Gaetano Allotta
Ricaviamo, con gli opportuni adattamenti, i brani che seguono dai Ricordi di guerra, del sottotenente Alfredo Ferri, bersagliere, matricola 81-I-49495. Nel 1943 Ferri era responsabile del 1° plotone della 1ª compagnia bersaglieri, al comando del tenente Renzo Valla, di Parma. Gli altri due plotoni erano affidati, il 2°, al sottotenente Marco Bovio e, il 3°, a un ufficiale siciliano di Enna. La compagnia afferiva al 73° battaglione, a sua volta articolazione del 10° reggimento al comando del tenente colonnello Storti, in rinforzo al 12° corpo d’armata italiano. Fu impegnata duramente nella resistenza all’avanzata, da Licata ad Agrigento e Porto Empedocle, della 3ª divisione rinforzata di fanteria americana agli ordini del generale Lucian King Truscott, Jr. Piazzata al caposaldo 93, quota 90, foce del fiume Naro, al chilometro 193 della strada statale 115, pur in condizioni difficilissime, la compagnia combattè dignitosamente, ritardando di giorni l’avanzata con efficacia e pagando un prezzo elevato. Trentadue piastrine di riconoscimento di bersaglieri caduti al loro posto di combattimento saranno consegnate alla squadra americana incaricata degli interrogatori, su un centinaio di effettivi della compagnia, a parte i feriti, tutti più o meno gravemente, compreso lo stesso Ferri. A contrastare la compagnia, Valla si ritrovò il raggruppamento tattico 7° del colonnello Harry B. Sherman, con vice il tenente colonnello Williams. Era centrato sul 7° reggimento di fanteria, con il 1° battaglione d’assalto del tenente colonnello Roy E. Moore, il 2° battaglione del maggiore Duvall e il 3° del maggiore Eisenhour, tutti sbarcati alla spiaggia rossa di Gaffe, in territorio di Licata, all’alba del 10 luglio 1943. Il reggimento era appoggiato dai carri armati – Stuart e Sherman nuovissimi ed eccezionalmente docili alla guida - della compagnia G del 66° reggimento corazzato, afferente al comando di combattimento A del generale di brigata Maurice Rose.
l'articolo a pagina 9 del giornale
LETTERE AL DIRETTORE
IL MIO INTERESSE SOLO PER I CITTADINI
Una lettera dell'ex assessore Salvatore Avanzato
Egregio Direttore, questa mia per precisare un passaggio del Suo editoriale che si riferisce alla mia persona, pubblicato sulla Vedetta di giugno 2010 a pag. 7. Prima di inoltrarmi sulle precisazioni Le chiedo di voler pubblicare sul prossimo numero la lettera inviata congiuntamente al dott. Giovanni Saito all’Ispettore Regionale dott. Carmelo Messina per essere ricevuti. Inoltre Le comunico di avere denunciato per diffamazione, tramite il mio legale, il vostro “opinionista” Biondi Angelo a proposito dell’articolo “Ambizione ed ipocrisia”, pubblicato su La Vedetta di giugno a pag. 6. Tornando al Suo editoriale sono rimasto sbalordito per quello che ha scritto nei miei riguardi. Andiamo con ordine, dice che ho dato «un’ulteriore pubblica prova di astiosità, davanti le telecamere, di astiosità contro Biondi, invocando l’intervento della Procura, della Finanza, dei Carabinieri, della Polizia perché verifichino gli atti della giunta del suo odiato “camerata”», questo «appello sconsiderato» (come lo definisce lei!!!) l’ha sentito pronunciare al sottoscritto o qualcuno si è preso la briga di riferirglielo?
Pietro Calabrese in un editoriale pubblicato su Panorama scrive: “Quando eravamo giovani e freschi di passione per questo lavoro, ci hanno insegnato poche ma sicure regole: raccontare i fatti tenendoli separati dalle opinioni, non fidarsi ciecamente degli informatori e verificare le notizie prima di pubblicarle. Su queste regole abbiamo costruito una vita e qualche volta una carriera”. Questo “appello sconsiderato” l’ho fatto non per controllare gli atti della giunta del mio odiato “camerata” ma rivolgendomi al direttore di Tele Alfa ho detto: ogni volta nei vostri servizi definite poco onesti i politici degli ultimi quindici anni, siccome a parte quest’ultima amministrazione Graci, si sono succedute ben tre amministrazioni: prof. Ernesto Licata, dott, Giovanni Saito, rag. Angelo Biondi.
l'articolo a pagina 15 del giornale
SPORT
I RITORNI DI GRILLO, ARMENIO E CAVALERI
di Gaetano Licata
L’ASD Licata 1931 è partita subito alla grande e nel corso della campagna acquisti per preparare la rosa per il prossimo campionato d’Eccellenza si è messa in evidenza piazzando importanti colpi di mercato che ne hanno fatto la società più vivace. Dopo la conferma del tecnico Tommaso Napoli il direttore sportivo Angelo Costa ha iniziato a mettere in pratica il mandato ricevuto dalla società presieduta da Piero Santamaria, ossia quello di allestire un gruppo competitivo che possa competere per le prime posizioni di classifica. Sono così arrivate le conferme del portiere Salvatore Fagone, dell’esterno basso destro juniores Alessio Pecoraro e dell’esterno alto juniores Mustaphà, reduci da una stagione che ha regalato la salvezza dopo i rigori ai play out contro lo Sporting Arenella. L’azione di reclutamento del direttore sportivo è proseguita con il capitano Fabrizio Grillo, il quale dopo la felice esperienza con il Trapani in serie D, dove è sempre stato tra i migliori in campo, ha accettato di ritornare a vestire la maglia gialloblù dopo un anno di assenza, nel corso del quale ha maturato delle importanti esperienze in campionati superiori che potranno tornare utili alla causa della squadra. Lo stesso discorso si può fare per Umberto Armenio che dopo cinque anni trascorsi tra Eccellenza e serie D con il Palazzolo, dove è stato anche il capitano della squadra, è rientrato a casa per sposare il progetto della società. Anche Marco Semprevivo, dopo l’esperienza con la Gattopardo di Palma di Montechiaro, è rientrato alla base, dove con Armenio andrà a formare la coppia centrale difensiva. Giovanni Di Somma, l’atleta che ha segnato in maniera forte le ultime stagioni storiche del Licata, tra i più gettonati dai tifosi, è tornato a mettere la propria esperienza al servizio dei compagni.
l'articolo a pagina 17 del giornale
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