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IN LIBRERIA

E’ GIA’ IN LIBRERIA E NELLE EDICOLE LA NUOVA EDIZIONE DEL LIBRO DI CALOGERO CARITA’ RINNOVATA NEL TITOLO, NEL CONTENUTO E NELLE FOTO


''10 LUGLIO 1943. L’ASSALTO
DEGLI ALLEATI ALLA SICILIA''


di Calogero Carità


Dopo il grande successo avuto dalla prima edizione del libro di Calogero Carità “70 anni fa l’assalto degli Alleati alla Sicilia. 10 luglio 1943: la Joss Force Usa attacca Licata”, pubblicata nelle edizioni de La vedetta nell’estate del 2013 in occasione del 70° anniversario dello sbarco Anglo-Americano in Sicilia, e presentata a Licata e a Verona con grandissimo successo di pubblico, lo storico licatese ha provveduto ad una seconda edizione del suo libro, aggiornato nei testi e nel corredo fotografico. La nuova edizione, che sarà pronta alla fine di questa estate, sarà di 400 pagine, 50 in più rispetto alla prima, 26 di queste destinate ad ospitare altre nuove 54 rare e significative immagini fotografiche di quell’evento storico che produsse dopo 15 giorni la caduta del fascismo e dopo 60 giorni l’armistizio corto di Cassibile a seguito del quale l’Italia si svincolava dalla Germania nazista e diventava cobelligerante a fianco degli Alleati invasori-liberatori. “Per anni –scrive Carità nel presentare il suo lavoro di ricerca- la vittoria alleata è stata attribuita non alla stragrande superiorità di uomini e mezzi messi in campo, bensì alla viltà e alla defezione della maggioranza dei soldati italiani, nonché alla incapacità dei loro comandanti. Ma, a fronte di alcuni, seppur consistenti, episodi di defezione e sbandamento, furono moltissimi gli atti di valore di singoli uomini e di interi reparti che rimasero sino all’ultimo a compiere il loro dovere. I nostri soldati, infatti, pur combattendo in condizioni di estrema difficoltà contro una potenza aereo-terrestre-navale imponente che disponeva di armi e mezzi moderni, coscienti ormai di non poter ricacciare più sulle loro navi gli invasori, cercarono, sacrificandosi in migliaia, di arginare assieme ai tedeschi l’avanzata delle forze nemiche.

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L'EDITORIALE

MOZIONE DI SFIDUCIA AL SINDACO. A CHI GIOVA


SARÀ UN’ESTATE CALDA PER LA POLITICA LICATESE. SEMPRE TESI I RAPPORTI TRA IL SINDACO, SOSTENUTO ORMAI DA UNA SPARUTA MINORANZA, E L’OPPOSIZIONE SEMPRE PIÙ NUMEROSA. ANCORA PIÙ PRECARIA LA SITUAZIONE DI CASSA, MENTRE AUMENTA IL DEFICIT E I PAGAMENTI AI FORNITORI SONO FERMI ALL’APRILE 2016. CONTINUANO LE DEMOLIZIONI. GIÀ 60 LE CASE ABBATTUTE. NOMINATO UNO DEI DUE ASSESSORI DIMISSIONARI. E’ LUCA SCOZZARI, FRATELLO DEL CONSIGLIERE COMUNALE.


di Calogero Carità


Sarà davvero una estate molto calda per la politica licatese e soprattutto il mese di luglio rischia di essere incandescente. Le opposizioni, infatti, diventate ormai maggioranza assoluta in Consiglio Comunale, hanno atteso con pazienza, ma con trepidante ansia, che maturassero, come la legge prescrive, i due anni dall’elezione del sindaco in carica per portare a compimento il disegno per sfiduciare Angelo Cambiano. Teoricamente si sarebbe arrivati alla resa dei conti, sempre che i conti quadreranno quando gli oppositori saranno chiamati uno per uno per sottoscrivere prima l’atto formale da consegnare al presidente del Consiglio e dopo per votare in Consiglio l’atto di sfiducia. Se dovesse andare a vuoto questo unico tentativo che la legge consente, i consiglieri di opposizione si dovranno mettere l’animo in pace e dovranno accettare la presenza di Cambiano alla guida del Comune per i prossimi tre anni che saranno logoranti per entrambi i fronti. Che Cambiano possa o non possa piacere, a legittimarlo è la legge e il consenso popolare ricevuto due anni fa. In base all’ordinamento sugli enti locali per presentare in Consiglio Comunale una richiesta per sfiduciare il sindaco in carica occorrono le firme dei due quinti dei consiglieri assegnati al massimo consesso cittadino, ossia servono le firme di 12 consiglieri e in atto queste non mancherebbero, anzi ce ne potrebbe essere qualcuna in più. Il problema, invece, si porrà quando il Consiglio Comunale verrà convocato per discutere e votare la mozione. Allora serviranno i due terzi dei Consiglio Comunale, ossia 20 consiglieri. E quello sarà il momento per verificare l’attendibilità della volontà di ciascun consigliere per sfiduciare Cambiano. Teoricamente, guardando la geografia attuale del Consiglio Comunale, specie dopo le dimissioni dell’assessore Adriano Damanti, espressione del gruppo “Area Rinnovamento”, la situazione sarebbe lievitata – il condizionale è d’obbligo- a favore della mozione……………………….


l'articolo a pagina 1 e 6 del giornale
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News

Non sono state scritte News

PRIMO PIANO

ZTL DI CORSO VITTORIO EMANUELE. INFURIA LA POLEMICA E AUMENTANO LE ACCUSE DI IMPROVVISAZIONE E DI AUTOREFERENZIALITÀ DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE. CAMBIANO “E’ UN PROVVEDIMENTO PROVVISORIO IN ATTESA CHE VENGA APPROVATO IL PROGETTO DELLE TELECAMERE”

QUELLA BARRIERA DI FERRAGLIA OFFENDE E DETURPA





Giovedì 29 giugno gli operai comunali, in esecuzione della di G.M. n. 36 dell’1 giugno 2017 e successive integrazioni e modifiche, giusta determinazione sindacale n. 42 del 10 giugno 2017 che istituisce la ZTL nel centro storico dal 15 giugno al 30 settembre, comprensiva di corso Vittorio Emanuele II, Piazza Regina Elena e il tratto di via Sant’Andrea compreso tra il corso Vittorio Emanuele e la via Monte di Pietà, n 3, hanno schermato l’accesso di corso Vittorio Emanuele, in anticipo rispetto al’orario previsto, con due ordini di barriere metalliche costituite da archetti parapedonali, “amovibili” ha dichiarato il sindaco a Video Faro o parzialmente movibili diciamo noi. Lo stesso è stato fatto nelle strade adiacenti ad evitare che i furbi scelgano vie traverse per accedere nella ZTL. Sul piano estetico uno spettacolo davvero orripilante che va ad impattare in modo violento con le antiche architetture liberty e barocche poste alle ali di questa brutta schermatura, seppur provvisoria nelle more dei previsti varchi elettronici, come ha dichiarato il sindaco Cambiano in una nota stampa del 30 giugno che non è riuscita a sopire le aspre e pesanti polemiche sui social. Cambiano, infatti, ha precisato che si tratta di una soluzione sperimentale, dato che nel contempo sarebbero state avviate le procedure per l’acquisto di due varchi elettronici per il controllo. Significa che dovremmo subire tale scempio solo per questa estate che si presenta lunga e calda e crediamo che le polemiche siano appena all’inizio, se si considera che tutti i residenti automaticamente dalle 18,00 in poi si intendono sequestrati o all’interno o all’esterno di questo campo di concentramento, a meno che, in deroga –ma nessuno ancora lo ha chiarito- non ricevano i necessari pass per potersi muovere. ……………………

l'articolo a pagina 1 e 6 del giornale
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PRIMO PIANO

DOPO LE DIMISSIONI DEGLI ASSESSORI RIPELLINO E DAMANTI INTERVIENE L’OPPOSIZIONE

E ORA SI DIMETTA IL SINDACO….
PER IL BENE DEL PAESE




Riceviamo e pubblichiamo: In meno di due anni, ben cinque della squadra che ha consentito all’attuale Amministrazione di arrivare a fatica a neanche a metà del mandato hanno abbandonato la nave, dimettendosi. Ma ricapitoliamo: dopo un mese dall'insediamento abbiamo assistito alle dimissioni degli assessori Gagliano e poi Anna Triglia. Poi è stata la volta di Massimo Licata D'Andrea. Poi sono stati fatti fuori Stefania Xerra , Angelo Sambito , Pino Montana e Francesco Carita' con l'azzeramento di Giunta di sette mesi fa durato ben 41 giorni; a seguire la revoca e la successiva reintegrazione di Vincenzo Ripellino, che ha stretto i denti qualche mese e una settimana fa ha rassegnato le proprie dimissioni. Ieri , infine, è stata la volta di Adriano Damanti. Abbandoni ben comprensibili, tutti, ma in almeno due casi è oramai risaputo che il passo indietro è dovuto a ragioni degne di considerazione per chi lo ha fatto e costituiscono esempi che gravano ulteriormente sulla già complicata posizione dell’Amministrazione agli occhi dell’opinione pubblica. Purtroppo, va detto ai cittadini di Licata, l’Amministrazione è un tracollo su tutti i fronti. Avete chiesto il mandato per gestire il Comune promettendo trasparenza ed efficienza, ma non avete risolto alcun problema anzi, oggi, dopo ben due anni, …………………………………

L'opposizione : Giuseppe Russotto, Calogero Scrimali, Violetta Callea, Antonietta Grillo, Laura Termini, Pietro Munda, Giada Bennici, Francesco Moscato, Piera Di Franco, Antonio Terranova, Antonio Vincenti, Anna Triglia

Licata, 28 giugno 2017

l'articolo a pagina 2 del giornale
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PRIMO PIANO

PER L’IMPOSSIBILITÀ DI PROSEGUIRE L’ATTIVITÀ AMMINISTRATIVA IN PIENA AUTONOMIA E SENZA DIKTAT. MA “LICATA FUTURA” HA RIBADITO LA SUA PROFESSIONE DI FEDE VERSO IL SINDACO CAMBIANO

SI È DIMESSO L’ASSESSORE ENZO RIPELLINO



L’assessore al Personale, alla Polizia Municipale e ai BB.CC. Enzo Ripellino ha rassegnato lo scorso 20 giugno le proprie dimissioni. Ripellino, a cui il sindaco Cambiano aveva revocato le deleghe qualche mese fa salvo poi tornare sui suoi passi, era espressione in Giunta del gruppo consiliare “Licata Futura”. Alla base della decisione, si legge nella lettera di due ricche cartelle, “ il rammarico dell’impossibilità di proseguire l’attività di amministratore della città di Licata secondo i miei ideali, i miei propositi ed in piena autonomia……….la revoca disposta dal Sindaco nei miei confronti nel mese di marzo u.s. aveva già palesato i limiti di chi nn accetta di buon grado una fattiva e libera collaborazione…..mi sono sempre opposto al ruolo di mero esecutore di ordini e di diktat………….è fondamentale operare la circolarità delle informazioni ed il coinvolgimento dei consiglieri comunali, sia quelli di maggioranza che di opposizione sulle questioni strategiche per l’ente e su quelle che possano determinare un cambiamento nell’immagine e nel modo di concepire la gestione pubblica della città…………Ritenendo prioritaria la necessità di definire le azioni intraprese ho pensato che l’interesse pubblico discendente dalle stesse attività potesse indurre il sindaco ad un atteggiamento di maggior equilibrio o condivisione e responsabilizzazione di chi accanto a lui ha scelto di sostenerlo e di lavorare per il bene della città………”.

l'articolo a pagina 2 del giornale
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PRIMO PIANO

A CHIARIRE IL PERCHÉ UN COMUNICATO STAMPA DEL GRUPPO CONSILIARE “AREA RINNOVAMENTO”

SI È DIMESSO ANCHE L’ASSESSORE
ALLE OPERE PUBBLICHE ADRIANO DAMANTI



Adriano Damanti, che era in carica dall’8 novembre del 2016, come espressione del gruppo consiliare “Area Rinnovamento”, rappresentato da Giuseppe Federico, Debora Cammilleri e Gianni Morello, il 27 giugno scorso la presentato le sue dimissioni dalla giunta senza dare alcuna motivazione, ma ringraziando l’universo istituzionale del Comune, preoccupandosi solo di precisare che le sue “ dimissioni sono assolutamente irrevocabili”. Cosa sia successo non si sa. Non sappiamo se anche lui ha dovuto soffrire la mancanza di autonomia operativa e se si sia stufato di subire dei diktat, come invece ha scritto Ripellino nelle sue dimissioni. Ma a dare qualche fumosa spiegazione ci ha pensato il giorno dopo il gruppo consiliare “Area Rinnovamento” con il seguente comunicato stampa: “ Il gruppo consiliare di Area Rinnovamento (Cammilleri-Federico-Morello), ha deciso il proprio allontanamento dalla maggioranza che ha sostenuto per ventiquattro mesi; siamo rammaricati in quanto la politica comunale è stata e continua purtroppo ad essere del tutto centralizzata senza la necessaria condivisione. La collaborazione, il rispetto e la condivisione, elementi essenziali per rendere partecipe il Consiglio Comunale, sono stati sepolti e abbandonati, pertanto non possiamo più rimanere silenti. Da tempo non condividiamo le scelte politiche intraprese,…………………………………………”


l'articolo a pagina 3 del giornale
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POLITICA

E’ DIVENTATA ORMAI UN’IMPRESA RAGGIUNGERE IL NUMERO LEGALE

CONSIGLIO COMUNALE INGESSATO.
D’ORSI PROPONE LE DIMISSIONI IN MASSA



Ormai è davvero un’impresa raggiungere il numero legale per far funzionare il Consiglio Comunale sia in prima che in seconda convocazione. Si tratta di disaffezione verso il ruolo di consigliere e verso il mandato ricevuto dagli elettori o si ha paura di votare i tanti debiti fuori bilancio per non assumersi le proprie responsabilità? O, per caso, si è presa coscienza di non essere all’altezza di esercitare questa funzione istituzionale, forse per carente preparazione? Sta di fatto che l’aula consiliare è diventata una palude limacciosa. E questo copione che ha fatto saltare i nervi a qualcuno, si è ripetuto lo scorso 20 giugno. Presenti in prima convocazione 18 consiglieri sui 30 assegnati, di cui 13 dell’opposizione e 5 vicini al sindaco Cambiano, cioè appena la metà di quelli che dichiarano di sostenerlo. Approvati i primi due punti, quelli relativi alla nomina dei revisori dei conti, risultati questa volta tutti forestieri, il consigliere Calogero Scrimali, in qualità di presidente della Commissione Bilancio, riferendo che la commissione da lui presieduta non ha potuto esaminare gli atti portati all’approvazione del Consiglio (un interminabile elenco di debiti fuori bilancio), vuoi per l’assenza dell’avvocatura e spesso e volentieri dell’amministrazione, vuoi per l’assenza della struttura tecnica. In conseguenza di ciò ha chiesto il rinvio della seduta. Così è stato e il Consiglio è andato in seconda convocazione il giorno successivo, il 21 giugno. Questa volta sarebbero stati sufficienti 12 consiglieri su 30 per garantire il numero legale, ma erano presenti solo 7 consiglieri su 30 e il Consiglio Comunale dopo un quarto d’ora è stato sciolto. Il giorno dopo, il 22 giugno, il consigliere Elio D’Orsi, uno dello sparuto drappello che sostiene il sindaco Cambiano, deluso per le due convocazioni del Consiglio andate a vuoto, si è sfogato con il comunicato stampa che di seguito riportiamo, chiedendo le dimissioni di tutto il Consiglio, avendo, a suo parere, i 30 tradito gli elettori………………………”

l'articolo a pagina 3 del giornale
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Novità
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POLITICA

A STRETTO GIRO DI POSTA È ARRIVATA LA REPLICA DI VIOLETTA CALLEA, CAPOGRUPPO DI DOMANINROSA

SOLO ILLAZIONI QUELLE DI D’ORSI.
QUALI LE SUE PROPOSTE AL SINDACO
PER SOLLEVARE LA NOSTRA CITTÀ?



Il 23 giugno è arrivata a stretto giro di posta la risposta al consigliere D’Orsi da parte del capogruppo consiliare “Domaninrosa”, Violetta Callea. Ecco il testo del comunicato stampa: “Mi corre l’obbligo replicare alle illazioni del collega D’orsi, contestando in toto le sue dichiarazioni. Egli esordisce nel suo sproloquio con “i nostri concittadini non riescono ad arrivare a fine mese”; chiedo allora: in questi due anni, quali misure ha suggerito al Sindaco, quale consigliere a lui vicino e a tutta l’amministrazione attiva, per far fronte alla crisi economica? Quali proposte per sgravare del carico tributario le nostre famiglie, aziende, esercenti? E’ vero: il Consiglio comunale, dovrebbe e deve lavorare nell’interesse della propria collettività, ma dove è stato finora? Ha saputo che l’opposizione ha proposto un regolamento per adeguare il nostro regolamento edilizio alla normativa vigente, permettendo la realizzazione di verande e chiusura di balconi, in attesa di essere esitato dall’amministrazione, che permetterà una volta approvato anche di dare una boccata d’ossigeno, alla nostra agonizzante economia?Ha saputo che quasi due anni fa l’opposizione ha chiesto di adottare il regolamento per il baratto amministrativo per dare un po’ di respiro a chi è nell’oggettiva difficoltà di far fronte ai tributi locali, e nel contempo permettere la riqualificazione di immobili comunali e aree verdi a costo zero?................................”

l'articolo a pagina 3 del giornale
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POLITICA

DOVE SONO STATO IO? IO SEMPRE PRESENTE IN AULA, LORO NO

CONTROREPLICA DI ELIO D’ORSI A VIOLETTA CALLEA




Come c’era d’aspettarselo, il 24 giugno è arrivata la controreplica del consigliere Elio D’Orsi alle affermazioni di Violetta Callea. Ecco i l testo: “ Capisco l’imbarazzo del consigliere Violetta Callea, la quale suppongo non abbia capito il senso del mio comunicato o molto probabilmente, si è voluta creare una via di fuga da questa situazione, elencando le proposte fatte, che nulla hanno a che vedere con quello che voleva essere la mia lamentela. È inutile ricordare che il regolamento del consiglio comunale prevede che ogni consigliere possa lasciare l’aula quando vuole o non presentarsi, questo lo sanno anche coloro che non sono consiglieri, io mi riferivo a quanto non è scritto nel regolamento, cioè il fatto morale. I consiglieri che hanno il dovere di rappresentare la città in quell’aula consiliare e non si presentano, non permettendo di rendere valide le sedute. Mi auguro di essere stato più esaustivo questa volta. Voglio ricordare che per entrare nel merito delle proposte degli atti deliberativi, bisogna esser presenti ed essere critici quando è necessario, come precedentemente è successo in alcune occasioni, e ribadisco che il ruolo …………………………………..”

l'articolo a pagina 3 del giornale
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ATTUALITA'

L’OPINIONE……PINO GALANTI:
LICATA HA BISOGNO DI LEADER



di Pino Galanti


Dopo due anni di amministrazione targata Cambiano e alla luce delle recenti dimissioni di due Assessori, espressione di altrettanti gruppi politici, penso sia necessaria una riflessione per capire verso quali orizzonti politici e di sviluppo si stia dirigendo la nostra amata Città. Le parole contenute nelle lettere di dimissioni degli Assessori Ripellino e Damanti sono molto preoccupanti. Descrivono un quadro drammatico, quello di un Sindaco incapace di instaurare con la sua squadra un rapporto di dialogo e armoniosa condivisione. Ripellino e Damanti non sono i primi a dire di questo 'modus operandi'. Già l'ex Vice Sindaco Montana, messo alla porta al primo rimpasto di Giunta, aveva riferito di questo atteggiamento da parte di Angelo Cambiano. Fatto sta che in soli due anni gli Assessori che hanno, volontariamente o meno, abbandonato il progetto di Cambiano sono ben sei (Gagliano, Licata D'Andrea, Triglia, Montana, Ripellino e Damanti). Non si può di certo parlare nè di sana continuità amministrativa, nè di un gruppo affiatato. Peccato che questi due fossero slogan cari a Cambiano durante la propria campagna elettorale. Due anni fa prima di decidere di accettare la proposta del mio gruppo di candidarmi come Sindaco ho riflettutto molto sul significato dell'essere Primo Cittadino, leader e capo carismatico di una comunità……………………

l'articolo a pagina 4 del giornale
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ATTUALITA'

L’ASSOCIAZIONE A TESTA ALTA RIBADISCE
IL SUO SOSTEGNO AL SINDACO CAMBIANO



Riceviamo e pubblichiamo il seguente Comunicato stampa del 21-06-2017 dell’Associazione a testa alta: “ L’associazione A testa alta ribadisce il sostegno all’azione intrapresa dal Sindaco Angelo Cambiano e dalla sua Amministrazione nell’eseguire, in esecuzione del protocollo d’intesa siglato con la Procura della Repubblica di Agrigento, gli ordini di demolizione degli immobili abusivi contenuti in sentenze passate in giudicato e, quindi, divenute definitive. Esprime massima preoccupazione per la situazione complessiva venutasi a creare nel territorio di Licata, dove si fa sempre più diffusa l’opinione, giuridicamente sbagliata, secondo cui le demolizioni sin qui eseguite, che hanno riguardato manufatti costruiti sulla costa a meno di 150 metri dalla battigia, erano in qualche modo “evitabili”. Per la criminalità organizzata è facile sfruttare la rabbia delle famiglie colpite dagli abbattimenti, non di rado fomentata anche dalla superficialità, se non addirittura dalla colpevole ambiguità, con cui si continua in modo imperterrito e strumentale a trattare la questione demolizioni, generando confusione e sbagliate aspettative nei cittadini. Non confrontabili tra loro sono le situazioni dei comuni di Licata e Palma di Montechiaro, in ragione della diversità delle zone in cui ricadono la maggior parte degli abusi (rispettivamente, zone costiere e centri urbani) e quindi dei possibili rimedi approntati dal legislatore, fermo restando che nel caso di abusi edilizi a 150 metri dalla costa oggetto di sentenza definitiva di condanna, l’unico rimedio, allo stato della vigente legislazione, è la demolizione……………………………”

l'articolo a pagina 4 del giornale
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ATTUALITA'

E, INTANTO, SI CHIEDANO MISURE COMPENSATIVE PER I DANNI ECONOMICI SUBITI

'“PONTE PETRULLA”, FORSE A
SETTEMBRE LA RIAPERTURA



di Carmelo Pullara


Chiedo misure compensative alternative che ripaghino i cittadini delle perdite economiche subite. La chiusura della statale 626, da quel terribile 7 luglio del 2014, continua a provocare gravi disagi per tutti coloro che devono spostarsi da Licata verso l’entroterra siciliano e viceversa. Il crollo del ponte Petrulla ha causato ingenti perdite economiche per Licata e i paesi dell’agrigentino: turisti e visitatori dell’hinterland non si recano a Licata perché scoraggiati dalla impercorribile vecchia statale 123 che passa da contrada Sant’Oliva, rimasta unico collegamento tra Campobello di Licata, Ravanusa, Canicattì e altri paesi nisseni. Perdite alle attività economiche, alle strutture turistiche, ai lidi, alle attività enogastronomiche e in generale al tutto il comparto commerciale e turistico del territorio…………………………………

l'articolo a pagina 4 del giornale
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ATTUALITA'

SICCITA’ ANCHE IN SICILIA

LA SITUAZIONE È DRAMMATICA
CON IL 47% DI RISERVE IDRICHE IN MENO



di Salvatore Licata


E’ di drammatica attualità , il problema della siccità che sta interessando l’ intero territorio della Pianura Padana ed il Lazio, soprattutto. Mi spiace che non emerga con altrettanta preoccupazione, la medesima emergenza che riguarda l’ intera Regione Sicilia in generale e la provincia agrigentina in particolare. Il nostro Movimento e già da fine 2016, continua a lanciare l’ allarme sul bilancio idrico del nostro territorio. E’ passato inosservato o quasi, l’ avviso emesso dal Gestore Unico su segnalazione di Sicilacque, a fine 2016 di una decurtazione del 15 % e per ben due volte sulla dotazione idrica in distribuzione nel nostro territorio e ciò era giustificato dalla carenza di piogge sulla nostra isola per due anni consecutivi. Ciò ha comportato una diminuzione del 47% di riserve idriche,rispetto all’ anno precedente, negli invasi della Regione Sicilia a fine gennaio di questo anno in corso. Sono state le provvidenziali piogge di febbraio e marzo che hanno migliorato questa condizione che ci ha portato al 16 % in meno……………………………….

l'articolo a pagina 4 del giornale
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ATTUALITA'

CANI RANDAGGI. UNA CORRISPONDENZA DEL GIORNALE DI SICILIA DEL 15 GENNAIO 1895

DAL 1895 AL 2017 NULLA È CAMBIATO.
IL CANILE È AL COLLASSO





Sfogliando la raccolta di articoli scritti dal 1893 al 1898 con lo pseudonimo di “Economo” per Il Giornale di Sicilia da Angelo Dainotto fu Vincenzo, ci siamo imbattuti in una corrispondenza del 15 gennaio 1895 sul problema del randagismo. In pratica già allora la stampa lamentava quello che quasi quotidianamente lamenta anche oggi, ossi la crescita pericolosa del fenomeno dei cani randagi anche di grossa stazza. Questo per dire che nel nostro paese non cambia mai nulla. Ecco il testo di Ecnomo: “Quanto prima il numero dei cani supererà quello degli abitanti. Se vi dicessi che a Costantinopoli non ce ne stanno tanti, vi sembrerebbe un’iperbole. Si vedono in tutte le vie e le piazze stormi di quei poveri figli di San Vito che oltre a lottare colla fame subiscono la inesorabile sferza dei crudeli monelli. Un riparo non sarebbe solamente opportuno per tema dell’idrofobia, ma anche per la povera………decenza! O che forse per la nomina di un accalappiatore l’amministrazione comunale trova la stessa difficoltà di Parigi per la nomina del boia?”. Ma andiamo ai nostri giorni. E’ recente il grido d’allarme lanciato dal presidente dell’associazione “I Delfini” Angelo Rinascente, in relazione alla gestione del canile municipale di contrada Pezza. “In pratica siamo al collasso –ha dichiarato Rinascente-. Centinaia di cani affollano il paese in un territorio ormai saturo di animali vaganti che indisturbati aggrediscono, mordono, si accoppiano. …………………….

l'articolo a pagina 5 del giornale
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ATTUALITA'

LETTERE AL DIRETTORE – ANGELO VINCENTI: QUATTRO ENTI IN ESSERE E TANTO DENARO PAGATO E DA PAGARE”

RIFIUTI….UN UNIVERSO FATTO
DI TANTI PIANETI SCONOSCIUTI



di Angelo Vincenti


Egregio Direttore de La Vedetta, Siamo di fronte ad un sistema volutamente perverso e incomprensibile che non permette neanche agli addetti ai lavori di capirci qualcosa. Il mondo dei rifiuti, quest’universo fatto di tanti pianeti sconosciuti che si guardano da lontano e che s’incontrano solo quando devono concordare come fregare gli utenti. Una scatola cinese, dove, dopo aver tentato di capirci qualcosa, scopri che sei punto e a capo. Quattro enti cui dover dar conto e soprattutto tanto denaro pagato a vario titolo, per conti pregressi, per costi attuali e futuri, dove tutti litigano per ottenere la liquidazione di belle e sostanziose fatture. A margine di tutto questo, un servizio inesistente e quel poco che si realizzano sono deludenti a costi da capogiro. Un commissario straordinario, un commissario liquidatore, una gestione in finta house applicando l’articolo 191 voluta dal Sindaco Cambiano in un momento dove tutto era tranne emergenza sanitaria. Un mare di soldi sborsati e da sborsare, tra questi più di 1.000.000 di euro da pagare alla discarica di Catania per conferimenti del 2016. Una vergogna che è stata ereditata dal passato, ma che si continua a perpetrare con continui errori di valutazione. La cosa che più spaventa è la continua omissione a fornire dati che dovrebbero essere resi pubblici. Il 7 Giugno in qualità di consigliere comunale chiedo copie di documenti riguardanti il conferimento in discarica nei mesi di aprile e maggio, da allora l’ufficio comunale preposto ha inviato all’indirizzo del commissario straordinario della Dedalo Ambiente e agli uffici di Licata, tre solleciti……………”

l'articolo a pagina 5 del giornale
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IN CITTA'

UNA GIORNATA A ROTELLE. UNA INIZIATIVA DELL’ASSESSORE ANNALISA CIANCHETTI

''PER UN GIORNO SIEDITI ANCHE TU''



Una giornata a rotelle. Per un giorno siediti anche tu, è il tema di un'iniziativa dell'Amministrazione Comunale, su proposta dell’assessore alle pari opportunità e all'abbattimento delle barriere architettoniche Annalisa Cianchetti, con lo scopo di istituire una giornata dedicata alla disabilità, alla solidarietà e alla sensibilità. La manifestazione si è tenuta sabato 1 luglio, prendendo il via da Piazza Progresso, per proseguire lungo corso Vittorio Emanuele per Piazza Elena, via S. Andrea, via Lunga, Piazza S. Girolamo, via Martinez, Piazza Duomo. Qui, dopo la visita della Chiesa Madre, don Angelo Fraccica ha impartito la benedizione a tutti i partecipanti, la manifestazione è proseguita verso Piazza S. Angelo dove è stata disputata una partita di basket tra la l Panormus para olimpia di Palermo e l'Asd capitanata da Maurizio Gambino……………………..

l'articolo a pagina 7 del giornale
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EVENTO CELEBRATIVO

UNA CELEBRAZIONE NATA TRA LE POLEMICHE. IL PROGETTO È STATO REDATTO DALL’ARCH. PIETRO MELI, CONSULENTE DEL SINDACO PER I BB.CC. A “TITOLO GRATUITO”

NEL 2018 I 2.300 DI UNA CITTÀ DISCENDENTE
DA FINZIADE, ORIGINE ANCORA CONTESTATA



L’Amministrazione Comunale ha deciso di celebrare nel 2018 il 2300° anniversario della nascita di Licata che studiosi ed archeologici cluveriani hanno stabilito che discenda da Finziade, che sarebbe stata edificata sul monte Sant’Angelo nel 282 a.C. da Finzia, Tiranno di Agrigento, per ospitarvi gli abitanti deportati dalla città di Gela che aveva distrutto. Encomiabile iniziativa se non fosse già nata intrisa di polemiche da parte di appassionati locali di storia antica che contestando la rivisitazione geografica fatta dal tedesco Filippo Cluverio nel 1619 con la sua “Sicilia Antiqua”, restano invece fedeli agli studi di Tommaso Fazello, seguito da tutti gli storici licatesi, dal Pizzolanti sino ad arrivare ai nostri giorni, che invece sosteneva che l’antica Gela si trovasse nel territorio licatese. Lo stesso Giulio Schubring, studioso tedesco, venendo a Licata nel 1872 anche per visitare il pozzo Grangela, annotò che anche a quell’epoca sulla porta principale della città di Licata stava una tabella marmorea con la scritta “Hic Gela”. A dare man forte ai seguaci di Cluverio fu il Fascismo che chiamò Terranova di Sicilia Gela. Gli archeologi, a partire da Paolo Orsi, ci hanno messo del loro. Ma la disputa non si è mai sopita, al contrario si è riaccesa specie dopo gli scavi condotti sul monte Sant’Angelo dal prof. Francesco Gioacchino La Torre, i cui risultati sono stati avversati in tutte le sedi dal dott. Antonino Rizzo. Ma, mettendo da parte queste polemiche, che abbiamo l’impressione diventeranno man mano sempre più accese, riferiamo che per incarico del sindaco Angelo Cambiano l’arch. Pietro Meli, soprintendente ai BB.CC. di Agrigento in quiescenza, nonché esperto dei beni culturali a titolo gratuito dell’amministrazione comunale di Licata, ha già redatto il progetto per festeggiare questa “storica” ricorrenza e lo ha già illustrato recentemente ai rappresentanti delle varie associazioni a Palazzo di Città nel corso di un incontro che ha avuto degli strascichi poco piacevoli anche sul web, dove qualcuno ha messo in discussione anche la validità giuridica di un incarico di esperto senza compenso per il settore dei Beni Culturali…………………….

l'articolo a pagina 8 del giornale
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EVENTO CELEBRATIVO

SULLE COLLINE DEL MONTE EKNOMOS UNA ININTERROTTA PRESENZA UMANA DATABILE DALLA PREISTORIA ALLA FINE DEL V SEC. A.C. SINO AL PERIODO ELLENISTICO ROMANO

LA CITTÀ DI FINZIADE VA CERCATA AL
DESUSINO E NON SUL MONTE SANT’ANGELO



di Antonio Mazzerbo


Le ricerche effettuate dall’associazione archeologica licatese sul monte Sant’Angelo, identificato dagli studiosi come “Eknomos, offrono un quadro completo della presenza umana susseguitasi dalla preistoria ad oggi. La datazione dei reperti archeologici e delle strutture riportate alla luce, evidenziano una presenza umana databile alla fine del V sec. a.c. protraendosi sino al periodo Ellenistico-Romano. Resti di mura di fortificazioni, abitazioni, silos, fornaci, tombe monumentali, complessi ipogeici, attestano infatti l’esistenza di un centro abitato alla cui identità non si è ancora dato un nome. Sulle pendici orientali del monte Sant’Angelo, l’A.A.L. ha rinvenuto tre necropoli (al Cotturo, in via Oreto Grata e ala Conceria); i reperti recuperati in sito dall’ A.A.L. di concerto con la Soprintendenza ai BB.CC. di Agrigento, confermano quanto detto in premessa circa le datazioni. Questi reperti, esposti successivamente al museo, consistono in corredi di sepolture dalla fine del V sec. a.c. al III sec. a.c. Molto interessanti sono alcuni elementi architettonici fittili e di pietra, un mosaico con tessere in marmo bianche e rosse proveniente dalla zona del cimitero (via S. Maria), una maschera teatrale fittile e una serie di anse di anfore del IV -III sec. a.c. con timbri impressi. Tra i reperti più interessanti di Monte Sant’Angelo figurano: una “defixio”, iscrizione su piombo, una iscrizione su tela con caratteri fenici dipinti e una statua in marmo in stile classico (V sec. a.c.) raffigurante una divinità femminile, stante, acefala, che, vanto della Soprintendenza di Agrigento, è stata esposta a Tokio in una mostra sulla civiltà greca e romana in Sicilia. ………………………..

l'articolo a pagina 8 del giornale
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EVENTO CELEBRATIVO

LE IPOTESI DELL’ ARCHEOLOGIA UFFICIALE SIANO PORTATE AL VAGLIO E DIBATTUTE DAL MONDO ACCADEMICO

LICATA NON RICONOSCE LE SUE VERE ORIGINI



di Angelo Schembri


Nel 2018 l’Amministrazione comunale di Licata intende celebrare un evento per ricordare le origini della città riconducibili alla fondazione di Finziade nel 282 a.C., tesi propugnata da Filippo Cluverio, geografo di Danzica, in contrapposizione alla tesi di Tommaso Fazello, storico di Sciacca, sostenitore dell’antica Gela in Licata. L’evento non può essere condiviso dalla cittadinanza in quanto non tutti riconoscono la veridicità della tesi che supporta tale iniziativa. Con riferimento alle fonti storiche ed alle trattazioni di studiosi nei vari secoli, l’identificazione dell’antica Gela più probabile è da ricercarsi in Licata in quanto l’antica colonia rodio-cretese è stata fondata in territorio sicano che dall’arrivo (inizio XIII secolo a.C.) in Sicilia di gente di origine opica, proveniente dal Lazio, i Siculi, si trovava ad occidente del Fiume Sicano (Salso Imera), confine geografico e politico che divideva i Siculi (ad oriente) dai Sicani (ad occidente), avendo i Siculi, popolo agguerrito, respinto i Sicani, primo popolo storico organizzato, proveniente dall’Iberia, nella parte occidentale dell’Isola. I Rodio-Cretesi per la fondazione della città si erano recati a Delfi e la Pizia, la sacerdotessa di Apollo, aveva indicato loro di dirigersi nel territorio sicano dove aveva regnato il re Kokalos. Raggiunta la Sicilia, approdarono nella parte orientale dell’Isola, in territorio siculo, e vi si stabilirono temporaneamente, in attesa di organizzarsi per conquistare il territorio sicano dove fondare la nuova città. Il luogo venne chiamato Lindioi, da Lindos, nell’isola di Rodi. Dopo la conquista di Omphake, città sicana, dove Antifemo depredò una statua ritenuta opera di Dedalo, avvenne la fondazione di Gela che prese nome dal fiume, così chiamato alle foci dai Siculi, che nel linguaggio opico significa caligine, fenomeno frequente, all’alba, negli inverni rigidi………


l'articolo a pagina 8 e 9 del giornale
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EVENTO CELEBRATIVO

UNA LETTERA DEL DOTT. ANTONINO RIZZO AL SINDACO ANGELO CAMBIANO

A LICATA FINZIADE NON C’È, NON ESISTE PERCHÉ
NON È STATA TROVATA NÉ NEGLI SCAVI DEL 1989
NÉ IN QUELLI DEL 2004



di Antonino Rizzo


Egregio Signor Sindaco, su “La Vedetta” del mese di marzo c. a. leggo che Lei si è organizzato per festeggiare l’anniversario di una Finziade in Licata, un vecchio pallino del prof. Ernesto De Miro poi ripreso dalla figlia direttore dei primi scavi del 1989 su Monte Sant’Angelo e dal genero direttore dei secondi scavi del 2004. E’ ovvio dire che Lei può fare quello che vuole perché si tratta della Sua città e non della mia e quindi non sono abilitato a fare le barricate ma con tanti licatesi di ogni età che ho intorno mi corre l’obbligo, nel loro interesse, di informarLa che questa Finziade non c’è, non esiste, per il semplice fatto che non è stata trovata né con gli scavi del 1989 né con quelli del 2004. Facciamo intanto conoscenza con la Finziade della storia: una città sul mare con mura e foro degni di essere ricordati e templi per gli dei. Sul Monte Sant’Angelo non sono stati trovati resti né di una cinta muraria né di templi e per quanto riguarda il foro o l’agorà o una piazza non poteva e non può esserci perché si tratta del declivio di un monte e non di una pianura. Bellissime mura, per esempio, li possiamo vedere a Caposoprano della vicina ex Terranova come ci ricorda una squadra di calcio o ex Eraclea come ci ricorda una squadra di pallavolo. Chissà perché poi quelle mura che dovrebbero essere state distrutte nel 280 a.C. secondo la Storia, sono ancora all’impiedi e chissà perché tra quelle mura si continuano a trovare monete emesse dopo il 280 a.C. compresa una moneta di Finziade………………………………


l'articolo a pagina 9 del giornale
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EVENTI

UN MESE DOPO: ESTRATTI DI UN CONVEGNO ALLA BIBLIOTECA COMUNALE DI LICATA

IL PD HA RICORDATO IL COMITATO
PER L’ACQUA E I FRATELLI ROSSELLI



la Readazione


Gli interventi dei professori Paolo Mancuso e Giacomo Mulè e la relazione introduttiva di Gaetano Cellura hanno reso di buon livello il convegno Giustizia e Libertà, organizzato da Massimo Ingiamo, segretario del Pd di Licata, dall’ingegnere Alfredo Quignones e dall’avvocato Ezio Iacono che ne ha coordinato i lavori fino al dibattito conclusivo cui non hanno fatto mancare il proprio contributo l’avvocato agrigentino Enrico Quattrocchi e l’assessora Annalisa Cianchetti in rappresentanza della giunta comunale. Sono stati ricordati i fratelli Rosselli, uccisi in Francia ottant’anni fa per il loro impegno antifascista, e il Comitato per l’acqua che nel maggio e nel giugno del 1967 seppe organizzare e gestire pacificamente la protesta dei licatesi contro la classe politica del tempo e che li portò alla massiccia astensione dal voto alle Regionali. Da allora è passato mezzo secolo. Un tempo sufficiente per riflettere adeguatamente sulle ragioni di quella giusta protesta e sui suoi risultati effettivi. Che non furono molti, nonostante l’impegno del professore Ernesto Licata e degli altri autorevoli membri del Comitato. Nel senso che l’acqua continuò a restare un problema eterno per Licata, non cambiarono di molto le sue condizioni di lavoro e di sviluppo e non seppero crescere, nei decenni successivi, quella maturità politica e quella coscienza dei diritti di cui, in quei giorni, tanti licatesi diedero prova. Il professore Mancuso ha ricordato, partendo dalla presa del potere del fascismo sino alla Guerra di Spagna, il periodo storico che prepara l’impegno (teorico e pratico) dei fratelli Rosselli, di Carlo soprattutto, fino alla loro uccisione (nel 1937) in una cittadina termale della Normandia……………


l'articolo a pagina 10 del giornale
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CULTURA & SOCIETA'

DONNE SICILIANE

GINA MARE. AUTODIDATTA,
CARATTERE FORTE ED INDOMITO



di Ester Rizzo


Chi l’ha conosciuta così la descrive:” piccola di statura, un bellissimo viso, straordinari occhi celesti” Gina Mare era nata a Messina nel 1912 e nel 1947 a soli 34 anni, fu eletta all’Assemblea Regionale Siciliana diventando così la prima donna comunista a farne parte. Prima dell’attività politica aveva lavorato come inserviente in un Istituto di Palermo dove venivano ricoverati i bambini ammalati di tubercolosi. E di quella sua esperienza fatta di fatica e di dolore fece sempre tesoro. Nata in una famiglia povera aveva potuto frequentare solo le scuole elementari ma studiò in seguito da autodidatta. Quando entrò nel PCI iniziò a girare per i quartieri palermitani, parlando con grande abilità oratoria di antifascismo. “Predicava il rifiuto alla rassegnazione, illustrava alle donne i diritti da rivendicare” Come scrive Simona Mafai nel profilo che la ritrae “non si limitava a parlare: si interessava dei bambini e della loro salute, dava una mano per portarli in ospedale,guidava le donne in Municipio a chiedere la riparazione delle strade, l’apertura di asili e colonie estive” I compagni di partito le dicevano che sembrava più una dama di San Vincenzo che una comunista……………………..


l'articolo a pagina 11 del giornale
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CULTURA & SOCIETA'

STORIE DI DONNE

CON FELICIA BARTOLOTTA IMPASTATO E LE ALTRE.



di Anna Bulone


Esistono appuntamenti letterari imperdibili. Libri che sarebbe un vero peccato non leggere e custodire nelle proprie biblioteche personali, per l’importanza e le capacità informative in essi contenuti. Il venticinque maggio scorso presso il Teatro Comunale Re Grillo si è tenuta la presentazione del libro “Insieme a Felicia”, edito da Navarra Editore, della scrittrice, fotografa e ritrattista romana Gabriella Ebano. Direttrice della galleria fotografica “Il filo di Arianna”, dal 1997 si trasferisce in Sicilia, da cui trae origine la famiglia paterna. Oltre a collaborazioni con agenzie italiane e straniere sue sono anche le pubblicazioni “Felicia e le sue sorelle. Dal secondo dopoguerra alle stragi del ’92-’93: venti storie di donne contro la mafia” e “Le mie signore di Sumpetar. Cronaca di volontariato nei campi profughi della ex Jugoslavia”. Ad organizzare l’incontro l’Associazione I Cantieri delle Utopie con Mariaconcetta Montagna che ha introdotto la serata. A rivolgere le domande a Gabriella Ebano è stata Ester Rizzo Licata autrice di “Camicette bianche” pubblicazione con la quale è riuscita a dare un nome, un volto e l’intitolazione di strade nelle città d’origine alle centoventisei operaie che rimasero uccise nell’incendio della fabbrica Triangle Waist ed inoltre autrice de “Le Mille” i primati delle Donne. Il libro “Insieme a Felicia” dedicato a Felicia Bartolotta, mamma di Peppino Impastato ucciso A Cinisi il 9 maggio 1978 per mano della mafia, rende omaggio ad una grande Donna e ad una grande Madre che, a differenza di altre, non ha mai ricercato per il proprio figlio la vendetta, ma la Giustizia, riuscendo dopo numerosi anni di battaglie intense e spesso in solitaria ad ottenerla. Felicia, a differenza degli stereotipi e dei comportamenti imposti alle ragazze negli anni ’40, rifiutò il matrimonio combinato dal padre per legarsi a Luigi Impastato, col quale contrasse matrimonio dopo la “fuitina”. ……………….


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CULTURA & SOCIETA'

CREDERE TRADIRE VIVERE: IL LIBRO DELL’EDITORIALISTA DEL CORRIERE

DELLA LOGGIA, LE RAGIONI DI CHI CAMBIA IDEA



di Gaetano Cellura


L’Italia del nostro tempo è grigia e triste. E “sta consumando una rottura sciagurata con il passato”. Un paese completamente diverso da quello in cui il professore è nato e cresciuto. Oggi senza intellettuali, librerie, grandi film. Senza una classe politica capace di dire cose importanti. Ernesto Galli della Loggia, intervistato a proposito del suo ultimo libro Credere Tradire Vivere. Un viaggio negli anni della Repubblica, non nasconde la propria delusione. E una certa rabbia. Come dargli torto? Non ci sono più le grandi passioni dell’Italia dei suoi vent’anni. E qualcuno può indicarci oggi un nome – di scrittore, poeta, pensatore, artista – che sarà ricordato fra una generazione? Negli anni Sessanta c’erano Heidegger, Ungaretti, Montale, Marcuse, Adorno, Fellini, Guttuso. C’era una scuola “degna di questo nome”. E i giovani vivevano una stagione piena d’entusiasmo, più fortunati dei loro coetanei di adesso che difficilmente troveranno “uguali occasioni di vita e un lavoro soddisfacente”. Di qui appunto la rabbia, per una società che non avrebbe dovuto permettere tutto questo. E quando gli viene chiesto se sente qualche responsabilità, risponde di sì. Responsabilità di non essersi accorto in tempo delle cose che stavano accadendo. E dello “sfascio del sistema d’istruzione” soprattutto. Il professore l’ha capito troppo tardi: quando ha cominciato a parlarne nei suoi editoriali sul Corriere, la catastrofe della scuola era ormai davanti a noi. Tutt’intera. Responsabilità per le sciocchezze che gli è capitato di dire nella vita e per aver convinto “qualcuno a credere nelle cose sbagliate”.


l'articolo a pagina 12 del giornale
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FATTI & PERSONE

LE BOTTEGHE DEL TEMPO

DON TOTÒ RICCOBENE E L’OROLOGIO DEL MUNICIPIO



di Anna Bulone


A dare vita alle persone e a quello che veramente conta sono le menti e quelle che chiamiamo anime. A dare vita ai palazzi non sono i mattoni e gli stili architettonici, ma le storie che donne e uomini vivono e scrivono attorno ad essi. Licata conta un patrimonio culturale e monumentale di tutto rispetto, con i suoi edifici storici, i suoi monumenti, le sue chiese e proprio da una chiesa, quella della SS. Trinità, parte la storia del Palazzo di Città che sorge nell’attuale Piazza Progresso. Cenni storici, contenuti nel volume Alicata Dilecta di Calogero Carità, rimandano la realizzazione della chiesa al 1628 ad opera della confraternita della SS. Trinità, detta dei Rossi, così come l’annesso ospizio dei pellegrini, demoliti dopo il crollo del 15 marzo 1898, per lasciare il posto alla torre civica, costruita prima del palazzo municipale tra il 1904 e il 1907 su progetto di Ernesto Basile. Per i licatesi tutti l’orologio della torre ha scandito tempi di guerre e di rinascite, di povertà e di splendori, di ascese e decadenze. L’orologio del municipio, nell’immaginario collettivo, è sempre stato il luogo dove potersi dare appuntamento (ci vediamo sotto l’orologio), dove fornire le coordinate (abitare dietro l’orologio), dove ostentare la rispettabilità vera o presunta tale (sotto l’orologio mi conoscono tutti). Nel libro di John Hersey “Una campana per Adano” si fa riferimento alla pressante richiesta da parte dei licatesi di una campana che tornasse a battere i rintocchi del loro vivere quotidiano, ma poche sono le notizie riconducibili a chi materialmente ha caricato ed ha fatto funzionare nel tempo l’orologio della torre, simbolo della città, dalle raffigurazioni alle cartoline illustrate. ……………………………………..


l'articolo a pagina 13 del giornale
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COSTUME & STORIA

LA POLITICA OGGI

SINISTRA E MARASMA MONDIALE



di Carlo Trigona


ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE, L’OPPOSIZIONE PRESENTA UNA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DI UN REGOLAMENTO COMUNALE. ECCOLA PROPOSTA:


Da ragazzini i nostri genitori, o chi ne sapeva di più , ci insegnavano che bisogna mangiare con la destra, scrivere con la destra e, ancor di più, calciare il pallone con la gamba omonima. Attivare la sinistra era ritenuta un’anomalia tipica delle persone mal-destre e, quindi, da evitare. Ci educavano anche a pensare che a destra c’ era Gesù mentre a sinistra albergava il demonio. Ricordate? Col tempo, confortati dalla conoscenza, scoprimmo le verità della sinistra e potemmo, quindi, ammirare i piedi sinistri di Corso e Maradona. L’inganno era svelato. Un po’ tardi, in verità. Nel frattempo cambiava il mondo, arrivò il’68 e con esso un fermento nuovo, caratterizzato da un diffuso rifiuto delle tradizionali gerarchie e di ogni forma di autoritarismo. Le lotte giovanili cercarono di farla finita con i burka nostrani! Arrivarono, purtroppo, anche le intemperanze e le degenerazioni radicali dei depositari delle opposte verità. Fu Giorgio Gaber ad osare insinuare per primo che la sacralità del vero non è di destra, ma neanche di sinistra, e a domandarsi: “Cos’è la destra, cos’è la sinistra?” L’amaro, irriverente sarcasmo di un apostata di valore! Subdola e sinistra, ma non di sinistra, è andata, nel frattempo, insinuandosi nelle pieghe nascoste di un mondo sempre più piccolo, fino a deflagare a nostra insaputa, la rivoluzione della comunicazione informatizzata: il web, le risse della grande piazza, il de profundis della privacy,l’era della post-verità , le grandi opportunità, il grande marasma.. che ha trovato nella crisi economica scoppiata nel 2008 ,o nei pressi, il lievito madre per rendere politica e società conflittuali su qualsiasi argomento. Imperversano ora, com’era nelle previsioni della storia, populismo, qualunquismo e complottismo …………………


l'articolo a pagina 14 del giornale
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COSTUME & STORIA

STORIA. LA SOCIETÀ DELLE NAZIONI DECRETÒ LE SANZIONI CONTRO L’ITALIA

81 ANNI FA LA CONQUISTA DELL’ETIOPIA



di Angelo Luminoso


Il 5 maggio 1936, con l’ingresso del generale Pietro Badoglio in Addis-Abeba, si completava, dopo sette mesi di una guerra spietata, combattuta con larghezza di armi e di mezzi e che ebbe protagonista anche il generale Rodolfo Graziani, l’occupazione dell’Etiopia. L’Italia conquistava il suo impero. Ricordo il discorso del Duce, il pomeriggio del 9 maggio, come il discorso del 2 ottobre 1935, col quale annunciava l’inizio della guerra. Popolo e scolaresche affollavano le piazze di tutta Italia per ascoltare la voce tonitruante del Capo, interrotta da applausi scroscianti. Le tecniche della propaganda funzionavano dalla Vetta d’Italia a Capo Passero. Mussolini considerò la conquista dell’Etiopia il più grande successo del Fascismo ed il ben radicato, entusiastico consenso del popolo italiano è riconosciuto dagli storici contemporanei: lo confermano alcune manifestazioni come il dono alla Patria della fede nuziale d’oro, in risposta alle sanzioni inflitte all’Italia dalla Società delle Nazioni. Ma l’entusiasmo e l’esaltazione popolari non durarono a lungo, perché le nuove avventure militari provocarono delusione e malcontento: perciò Renzo De Felice, il maggiore storico italiano del Fascismo, notava che il consenso alla guerra d’Etiopia non equivaleva ad un pieno consenso politico al regime fascista. L’impero coloniale italiano dell’Africa orientale ebbe una effimera durata: coinvolto nella seconda guerra mondiale, nella primavera del 1941 gli inglesi occuparono Eritrea, Somalia ed Etiopia e il 5 maggio riportarono sul trono il negus Hailè Selassiè……………………….


l'articolo a pagina 14 del giornale
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CULTURA & STORIA

LE NOTIZIE RICAVATE DALLE CORRISPONDENZE PER IL GIORNALE DI SICILIA DI ANGELO DAINOTTO FU VINCENZO CON LO PSEUDONIMO DI “ECNOMO”.

DELITTI A LICATA DAL 1893 AL 1898 E 50 PROCEDIMENTI PENALI L’ANNO DAL 1901 AL 1910



di Calogero Carità


Il periodo postunitario registrò a Licata un aumento sensibile della disoccupazione e della povertà che alimentavano le schiere dei malavitosi non solo locali, ma provenienti dai paesi vicini, nei confronti dei quali il governo centrale intervenne con decisione ed intransigenza, schierando specie a Licata non solo i R. Carabinieri e le R. Guardie di P. S., ma anche un distaccamento di fanteria e una compagnia di bersaglieri stabilmente acquartierati nella nostra città. Ad ospitarli il convento di Sant’Angelo, prima che venisse destinato a scuola elementare, ed una ampia caserma nella zona Marinella (toponimo localmente storpiato in Marianello). Nella nostra zona ormai il banditismo, formato soprattutto da giovani renitenti alla leva obbligatoria imposta dal nuovo re e da ex soldati borbonici nostalgici) era stato ferocemente debellato dalle truppe piemontesi, ma operavano gruppi di delinquenti senza scrupoli pronti ad uccidere anche per rubare poche lire. Peraltro le varie iniziative portate avanti negli anni per disarmare la popolazione non avevano prodotto significativi risultati, tant’è che un ulteriore disarmo venne effettuato agli inizi del 1894, a Licata ai primi di febbraio quando ai R. Carabinieri vennero consegnati ben 800 tra fucili e rivoltelle. Ma si trattò sempre di un disarmo parziale. Le cronache giornalistiche dell’epoca ci aiutano a capire quale fosse la situazione dei delitti commessi specie dal 26 ottobre 1893 al 14 febbraio 1898. La fonte è il Giornale di Sicilia e le corrispondenze da Licata sono di Angelo Dainotto fu Vincenzo che amava firmarsi con lo pseudonimo di “Ecnomo”. La raccolta di corrispondenze ci fu donata molti anni fa dal prof. Giovanni Dainotto, persona di grande sensibilità culturale che ricordiamo con vero piacere e con il quale intrattenemmo, anche quando con la famiglia si trasferì a Roma, sempre ottimi rapporti……...


l'articolo a pagina 15 del giornale
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CULTURA & STORIA

NEL MESE DI APRILE È STATO PRESENTATO IL ROMANZO DI ANDREA CELLURA ''HO PERSO LE CHIAVI DI CASA''

LE CHIAVI SMARRITE E LA CANCELLAZIONE
DELLA SEQUENZA E QUINDI DEL TEMPO



di Francesco Pira


Perdere le chiavi di casa e costruire attorno ad un episodio un intero romanzo. Sinceramente non lo ritengo un esercizio facile. Soprattutto per chi per la prima volta firma un’opera letteraria. Ma ancor di più è difficile per chi ha una formazione da economista e quindi abituato più ai numeri che alle parole. Andrea Cellura con questo romanzo riesce a smentire le aspettative di chi si accinge a leggerlo. Compreso il sottoscritto che certamente non è un critico letterario ma un umile sociologo e giornalista. Quando ho ricevuto il manoscritto l’ho tenuto alcuni giorni in borsa e ho aspettato un’attesa in aeroporto e un viaggio d’andata e di ritorno in aereo per scorrere le pagine e cercare d’interpretarne il senso non mettendomi nei panni dell’autore ma in quelli del lettore. E se vogliamo di un lettore esigente anche con chi ha il coraggio e la determinazione di scrivere in un periodo in cui tutti scrivono e anche troppo. Dopo averlo letto e assorbito l’ho inviato al mio amico Editore Antonio Liotta. Ci tenevo che lo leggesse ed avrei avuto proprio piacere che entrasse in una delle sue splendide collane. Tutto questo si è avverato. Si questo piccolo miracolo mi ha convinto a scrivere e firmare una prefazione che purtroppo siete costretti a leggere, se non avrete la furbizia di saltarla, in cui cerco di esprimere l’unico concetto che sono capace di mettervi su un piatto, perché è quello che penso di saper fare: stabilire se il libro provoca emozioni, comunica. E voglio precisare: emozioni e non emotivismo. E quindi se è capace di parlare al cuore e all’anima e non alla pancia Andrea Cellura ……………………………….


l'articolo a pagina 15 del giornale
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SPORT & VARIE

LICATA CALCIO - RIVOLUZIONE SOCIETARIA. IL NUOVO PRESIDENTE È DANILO SCIMONELLI, SEGRETARIO CLAUDIO CAMMARATA. IN SOCIETÀ È ENTRATO L’IMPRENDITORE ENRICO MASSIMINO

E’ ANGELO GALFANO IL NUOVO MISTER GIALLOBLÙ



di Gaetano Licata


Finita la stagione agonistica, mentre gli atleti si godono le meritate vacanze, le società si organizzano per la prossima stagione calcistica. Alcuni club a causa della crisi economica si arrendono e consegnano la squadra al sindaco o mettono il titolo in vendita, altri si organizzano per puntare in alto, mentre altri ancora, come il Licata, diventano oggetto del desiderio di quanti credono e sperano nelle possibilità della piazza licatese per un buon investimento. Dopo le dimissioni del presidente Bruno Vecchio e del segretario Enzo De Marco, l’incarico di presidente è stato assunto da Danilo Scimonelli. In società è entrato l’imprenditore Enrico Massimino, è stato scelto il nuovo tecnico che sarà Angelo Galfano, mentre il ruolo di segretario generale sarà espletato da Claudo Cammarata che ha maturato esperienze con il Catania in serie A e con il Troina, neo promosso in serie D. Attendiamo di conoscere i primi colpi di mercato per avere un quadro più completo degli obiettivi stagionali, oltre alle dichiarazioni che la società farà attraverso la conferenza stampa di presentazione pre campionato………………………………..


l'articolo a pagina 16 del giornale
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SPORT & VARIE

ATLETICA LEGGERA – CAMPIONATI ASSOLUTI ITALIANI

GIUSEPPE SANTAMARIA, STORICO
PODIO NELLA STAFFETTA 4 X 100




Si sono tenuti a Trieste, presso lo stadio Giuseppe Grezar, dal 30 giugno al 2 luglio, i Campionati Italiani Assoluti di Atletica Leggera. 40 i titoli in palio in altrettante specialità, maschili e femminili. Alla famosa kermesse ha partecipato per la prima volta in assoluto un giovane atleta nostro concittadino, che così entra nella storia dello sport licatese, siciliano e nazionale. Per la prima volta, infatti, un licatese sale sul podio dei campionati nazionali assoluti di atletica leggera. Si tratta di Giuseppe Santamaria, figlio dell’ex presidente del Licata Calcio Piero Santamaria. Il giovane licatese ha gareggiato con il Cus Palermo, Gruppo Sportivo Universitario esistente dal 1947, e si è aggiudicato il bronzo nella staffetta 4 x 100; condivide lo storico alloro con i tre compagni di squadra Antonio Parlato, Federico Ragunì ed Andrea Spezzi, tutti allenati da Francesco Siracusa. La staffetta siciliana si è piazzata alle spalle dell’ammiraglia italiana, ovvero il Gruppo Sportivo Fiamme Gialle (40”03) e dell’Atletica Riccardi (40”09)…………………………..


l'articolo a pagina 16 del giornale
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