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IN LIBRERIA

E’ GIA’ IN LIBRERIA E NELLE EDICOLE LA NUOVA EDIZIONE DEL LIBRO DI CALOGERO CARITA’ RINNOVATA NEL TITOLO, NEL CONTENUTO E NELLE FOTO


“10 LUGLIO 1943. L’ASSALTO
DEGLI ALLEATI ALLA SICILIA”


di Calogero Carità


Dopo il grande successo avuto dalla prima edizione del libro di Calogero Carità “70 anni fa l’assalto degli Alleati alla Sicilia. 10 luglio 1943: la Joss Force Usa attacca Licata”, pubblicata nelle edizioni de La vedetta nell’estate del 2013 in occasione del 70° anniversario dello sbarco Anglo-Americano in Sicilia, e presentata a Licata e a Verona con grandissimo successo di pubblico, lo storico licatese ha provveduto ad una seconda edizione del suo libro, aggiornato nei testi e nel corredo fotografico. La nuova edizione, che sarà pronta alla fine di questa estate, sarà di 400 pagine, 50 in più rispetto alla prima, 26 di queste destinate ad ospitare altre nuove 54 rare e significative immagini fotografiche di quell’evento storico che produsse dopo 15 giorni la caduta del fascismo e dopo 60 giorni l’armistizio corto di Cassibile a seguito del quale l’Italia si svincolava dalla Germania nazista e diventava cobelligerante a fianco degli Alleati invasori-liberatori. “Per anni –scrive Carità nel presentare il suo lavoro di ricerca- la vittoria alleata è stata attribuita non alla stragrande superiorità di uomini e mezzi messi in campo, bensì alla viltà e alla defezione della maggioranza dei soldati italiani, nonché alla incapacità dei loro comandanti. Ma, a fronte di alcuni, seppur consistenti, episodi di defezione e sbandamento, furono moltissimi gli atti di valore di singoli uomini e di interi reparti che rimasero sino all’ultimo a compiere il loro dovere. I nostri soldati, infatti, pur combattendo in condizioni di estrema difficoltà contro una potenza aereo-terrestre-navale imponente che disponeva di armi e mezzi moderni, coscienti ormai di non poter ricacciare più sulle loro navi gli invasori, cercarono, sacrificandosi in migliaia, di arginare assieme ai tedeschi l’avanzata delle forze nemiche.

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L'EDITORIALE

AMMINISTRAZIONE COMUNALE,
UN’ESTATE PER RIFLETTERE


SITUAZIONE DIFFICILE PER LA NOSTRA CITTÀ ANCORA SENZA BILANCIO, MENTRE LA GIUNTA ANNASPA SENZA UNA MAGGIORANZA IN CONSIGLIO COMUNALE. AUMENTA IL DEGRADO SOCIALE E AMMINISTRATORI NEL MIRINO. IL TAR HA RESPINTO I RICORSI DEGLI ABUSIVI E LE RUSPE HANNO RIPRESO A DEMOLIRE. GIÀ PRONTO UN SECONDO ELENCO DI 20 MANUFATTI EDIFICATI IN ZONA “L”. L’INCRESCIOSO INCIDENTE ALLA GRANGELA CHE HA INDOTTO A CHIUDERE TUTTI I SITI ARCHEOLOGICI.


di Calogero Carità


Un anno fa l’elezione di Angelo Cambiano a sindaco della nostra città. Un successo personale, grazie anche a quanti l’hanno voluto e sostenuto, ma una vittoria mutilata perché non gli ha garantito la maggioranza in Consiglio Comunale, dove l’opposizione ha dimostrato con i fatti di controllare la regia. E’ troppo esiguo, infatti, il drappello di sostenitori del sindaco in Consiglio e la sua posizione si è particolarmente indebolita quando è stata sancita, dopo pochi mesi dalla sua elezione, la rottura con l’avv. Angelo Balsamo. Una situazione che ha bloccato la nostra città tra le acque limacciose della palude dalla quale non se ne viene fuori se non con un intelligente colpo di reni. Il capitolo degli abbattimenti delle case abusive senza dubbio, oltre ad inasprire le tante tensioni sociali che covavano sotto la cenere, ha particolarmente indebolito, almeno localmente, la posizione del sindaco. Le numerose forme di solidarietà che ha ricevuto in questo frangente da gran parte dell’Italia e persino dal nuovo presidente della Confindustria che lo ha citato ad esempio nel corso del suo discorso di insediamento hanno certo un valore di immagine, ma in trincea a Licata c’è lui che deve gestire questa grave emergenza che, onestamente non è andato a cercarsi, ma gli è piombata sulle spalle. L’estate sicuramente, tra spiagge ed intrattenimenti, svierà per qualche mese l’attenzione e la preoccupazione dei cittadini, non solo di quelli legati al problema degli abbattimenti, ma della grande maggioranza dei licatesi presi con le varie scadenze di pagamenti di bollette sempre più esose per servizi resi sempre più scadenti, e soprattutto per la crisi economica che continua a strattonare tutte le attività commerciali licatesi, grandi o piccole che siano. Non va per nulla bene neanche per il nostro Comune, ancora senza bilancio previsionale e ormai per cattiva abitudine costretto a vivere con i dodicesimi. Un Comune, dunque, che non vive, ma vivacchia, avendo già sforato il Patto di stabilità, con il gravame di 9 milioni di euro di anticipazione di cassa e con oltre 3 milioni di euro di richieste di pagamenti che giacciono presso gli uffici comunali. Senza contare i tanti milioni di debito sul groppone che chissà come e quando potrà rièianare. E tutto ciò mentre si attende che l’amministrazione, dopo la bocciatura della gestione in house dei rifiuti, decida come liberarsi della Dedalo Ambiente, procedendo all’appalto del servizio ad un nuovo soggetto che garantisca risparmi e qualità e il Piano Programmatico Triennale che se non viene presentato in tempo utile dal 2017 la decurtazione sarà effettuata per il 100 % della risorsa assunzionale non utilizzata, che in parole povere significa per il triennio 2016/17/18 niente stabilizzazioni dei precari che attendono da decenni…………………………

l'articolo a pagina 1 e 6 del giornale
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News

Non sono state scritte News

DEMOLIZIONI

LA PROCURA RIBADISCE: “ATTIVITÀ INEVITABILE
INELUDIBILE, IMPROCRASTINABILE”



A seguito del rigetto da parte del Tribunale di Agrigento del nuovo incidente d’esecuzione proposto e da parte del Tar che ha respinto la sospensiva di 4 ex proprietari tra cui l’avv. Gaetano Cardella, il l procuratore capo di Agrigento Renato Di Natale e l’aggiunto Ignazio Fonzo hanno emesso lo scorso 6 giugno 2016 il seguente comunicato stampa sulle demolizioni degli immobili abusivi a Licata. “ Come è noto agli organi di stampa in indirizzo, l’Ufficio della Procura della Repubblica di Agrigento, gravato dell’esecuzione di circa 2.000 sentenze in materia di edilizia divenute definitive che dispongono la demolizione dei manufatti illecitamente ed illegittimamente costruiti, da tempo ha dato luogo ad una serie di attività finalizzate all’esecuzione di quanto disposto in detti provvedimenti giurisdizionali, emessi da Giudici della Repubblica Italiana in nome del popolo italiano. A questo fine, si è proceduto alla stipula di protocolli di intesa con i Comuni della Provincia di Agrigento (Agrigento, Licata, Favara e Palma di Montechiaro) ………………………………….

l'articolo a pagina 1 del giornale
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PRIMO PIANO

SULLO SCOTTANTE TEMA DELL’ABUSIVISMO EDILIZIO REGISTRIAMO LA PRESA DI POSIZIONE DELLA SEGRETERIA CITTADINA DEL PARTITO DEMOCRATICO A FIRMA DI MASSIMO INGIAIMO

IL SINDACO E IL CONSIGLIO COMUNALE
NON HANNO COMPETENZE E STRUMENTI PER SOTTRARSI A SENTENZE PASSATE IN GIUDICATO




“Oggi si ha la sensazione, sgradevole, che tutta la delicatissima questione delle demolizioni degli immobili abusivi si sia trasformata in uno show permanente che riguarda il Sindaco di Licata ed i suoi cittadini, normalmente descritti come abusivi possibilmente intrisi di mafiosità e privi di ogni senso di legalità. Ribadita la condanna incondizionata per l’intimidazione subita dal Sindaco, in questa vicenda non si può che stare dal lato della legalità e quindi si deve sostenere Angelo Cambiano, nonostante i suoi limiti nella gestione politica della vicenda ed in particolare nell’incapacità di coinvolgimento e di gestione del dissenso. Occorre dire con chiarezza che la legge va rispettata, le sentenze vanno eseguite e né il Sindaco né il Consiglio Comunale hanno competenze e strumenti per sottrarsi all’esecuzione di sentenze passate in giudicato. Contemporaneamente, però, è del tutto evidente che l’abusivismo è stato un fenomeno sociale che ha attraversato tutti gli strati della popolazione di tutta la Sicilia e di diverse parti d’Italia, con complicità materiali e culturali tra abusivi ed istituzioni. Sbaglieremmo a trattare il tema dividendo tra buoni e cattivi e dando l’impressione che si è scatenata da un lato una “caccia alle streghe” e dall’altro una corsa a chi è più “legalitario” degli altri. Il “vivi e lascia vivere”, perpetrato negli anni, ha distorto il senso di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato ed ha alimentato iniquità, perfino nell’applicazione rigorosa della legge: ne è esempio il tema del momento in cui avviene la misurazione dei 150 metri dalla battigia, metri che a distanza di tanti anni dalla costruzione o dall’istanza di concessione in sanatoria possono variare a seguito del fenomeno dell’erosione delle coste. Si usi la fotogrammetria aerea non solo per stabilire la preesistenza dell’immobile al 1976 ma …………..

Il Segretario Cittadino – Massimo Ingiaimo

l'articolo a pagina 2 del giornale
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PRIMO PIANO

8 MILIONI DI EURO PER DEMOLIZIONI PREVISTI DAL BILANCIO DI PREVISIONE E DAL PEG 2014 E 2015

CAMBIANO: FU IL CONSIGLIO COMUNALE CHE
ALLA VIGILIA DI NATALE DEL 2014 L’APPROVÒ



Cambiano non molla e non vuole a tutti i costi passare come il sindaco delle demolizioni e cerca di dimostrarlo ricorrendo a tutti gli strumenti, Face book compresa dove ha postato nel suo profilo una pagina del Peg (Piano economico di gestione) del 2015 che proroga le linee guida del Peg del 2014, adottato dalla Giunta Municipale con atto n. 199/2014 e approvato a maggioranza nella seduta del Consiglio Comunale del 22 dicembre 2014. Al cap. 5 della parte riguardante il Dipartimento Urbanistica sono stati inseriti come spesa 8.000.000,00 di euro per interventi di demolizione da eseguire a carico dei responsabili dell’abuso edilizio. Somme che il Comune dovrebbe anticipare per poi rivalersi sugli autori degli abusi. Una procedura chiara sulla carta, ma con diverse incognite in pratica, qualora gli abusivi non fossero in condizione di ripagare il Comune per le somme spese. Queste stesse somme dovrebbero figurare nel bilancio previsionale del 2015. Quel 22 dicembre 2014 erano presenti………………..

l'articolo a pagina 2 del giornale
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PRIMO PIANO

ABUSIVISMO: CONTROLLI SUI CONSIGLIERI E RISPETTIVI PARENTI SINO AL 4° GRADO.

ANGELO VINCENTI: “E’ IL CONSIGLIO CHE HA
CHIESTO VERIFICHE, NON IL SINDACO”



Il Sindaco “indaga” i consiglieri comunali, grande titolone sui giornali che annunciano verifiche e controlli su eventuali procedimenti in corso per abuso edilizio nei confronti di parenti o affini di attuali consiglieri comunali. Peccato che il sindaco abbia l’abitudine di sparare a zero e poi andare a controllare. Dopo le gravissime dichiarazioni pubbliche rilasciate a emittenti nazionali e sul settimanale Panorama dove affermava che il 30% dei consiglieri comunali era interessato dai provvedimenti legati all’abusivismo, si scopre che solo ora sta provvedendo a verificare la veridicità delle sue affermazioni. Interventi tardivi che dimostrano che spesso chi agisce d’impulso o indotto da frenesia mediatica, sbaglia e continua a sbagliare. Vediamo di fare chiarezza e comunicare le giuste informazioni alla città cito i vari passaggi che hanno portato ad avviare questi controlli. Giorno 23 Maggio durante la seduta di consiglio comunale, prima di trattare gli argomenti posti all’ordine del giorno, chiedevo la parola al presidente del consiglio e nel mio intervento, oltre a sottolineare il particolare momento difficile che sta vivendo la città, con da un lato la gente che perde un pezzo della loro vita e dell’altro la legalità che comunque va ripristinata seguendo però un criterio di giustizia equa che non faccia figli e figliastri,………………….

Angelo Vincenti – Consigliere comunale

l'articolo a pagina 2 del giornale
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PRIMO PIANO

ABUSIVISMO EDILIZIO – TRA LA FINE DEGLI ANNI ’70 E GLI ANNI '80 SI STIMANO PIÙ DI 12 MILA INTERVENTI

L’ALTERNATIVA ALL’ILLEGALITÀ È LA CERTEZZA
DEL GOVERNO DEL TERRITORIO



di Roberto Di Cara



So bene come si vive un’intimidazione, avendola subita durante la mia esperienza amministrativa; conosco la rabbia nel cercare una risposta al perché, la paura che assale nel sentirsi indifeso, e la solitudine che, nelle nostri parti, è categoria genetica. Dopo l’incendio della casa del papà del sindaco, cui va l’indiscussa solidarietà, dopo la denuncia per preteso abuso edilizio mossa al sindaco dal comitato degli abusivi, dopo le esternazioni sull’essere stato lasciato solo dalla politica e le polemiche conseguenti, dopo le più che prevedibili degenerazioni dell’ordine pubblico, diventa complicato avviare una serena riflessione sul fenomeno, perché le posizioni si polarizzano, contro o a favore, ancor di più in un paese non abituato a discutere, un paese in cui il rapporto tra cittadino ed istituzione non è fondato sul diritto/dovere, ma impastato di favori e interessi. Lontano ormai dalla militanza politica, provo a dare un contributo, sperando che serva a introdurre elementi di riflessione e non contrapposizioni sterili. Il fatto è che la soluzione del problema dell’abusivismo edilizio, in area di arretramento o in aree vincolate, è stato lasciato alla responsabilità della magistratura che si muove sul crinale del diritto codificato, e, al netto delle attenuanti, applica la legge senza occuparsi di mediazioni sociali, economiche, ambientali. E’ compito della politica trovare il punto di equilibrio tra interessi particolari ed interessi generali, mediare tra diritti e bisogni, tra interessi e tutele. Cambiano si è lasciato scappare una frase che non aiuta la comprensione del problema. Quel sottolineare 40 anni di inerzia della classe politica licatese nei confronti dell’abusivismo non rende ragione a lui, troppo giovane per essere considerato protagonista della cementificazione illegale e senza regole, ne è utile ad attribuire colpe che sono solamente di natura politica. Significa ignorare che, questo problema, è stato utilizzato, come per il Piano Regolatore, per l’acqua, per l’aeroporto per agitare gli animi, creare aspettative, raccogliere consensi in campagna elettorale. Alla proposta politica si sostituiva l’ammuina, l’annacata, la strizzatina d’occhio, il “non ti preoccupare ci penso io”, condita con la voce grossa contro la politica fatta altro da sé. Licata è un paese piccolo, ci conosciamo tutti; in campagna elettorale basta osservare le sedi dei candidati per capire le dinamiche elettorali, immaginare le promesse, valutare le aspettative. …………….

l'articolo a pagina 3 del giornale
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Novità
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Facebook
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PRIMO PIANO

POLITICA. IL CONSIGLIERE SCRIMALI SOLLECITA ASSESSORE AL BILANCIO SAMBITO

IL COMUNE È ANCORA SENZA BILANCIO.
INFORMARE NON VUOL DIRE ALLARMARE



Il consigliere comunale Calogero Scrimali, nonché presidente del commissione bilancio, in due distinti comunicati stampa che di seguito citiamo, ha ancora una volta richiamato l’assessore Sambito a portare in Consiglio Comunale il bilancio di previsione e ha richiamato l’amministrazione comunale che, a parer suo, non rispetta gli impegni presi, magari poi scaricando le responsabilità sui consiglieri comunali. Ecco il testo del comunicato stampa del 18 maggio scorso: “Desideriamo richiamare l’attenzione di tutti i cittadini sul come, sempre, questa amministrazione promette impegno ed attenzione e tutte le volte disattende quanto promesso, salvo poi accusare i consiglieri di opposizione di negligenza, assenteismo, irresponsabilità ecc ecc. Più volte l’ assessore Sambito, in merito alla presentazione del bilancio aveva rassicurato tutti i consiglieri che, per i bilanci da presentare nel 2016, avrebbe provveduto a renderli disponibili con congruo anticipo per consentire ai consiglieri di esaminarli, studiarli e laddove necessario, emendarli. Sono state già disattese due scadenze, quella del 31 marzo e quella del 30 aprile, ma del bilancio non si parla e non si sa quando si avrà la fortuna di poterlo visionare. Tra l’ altro, è corretto che venga evidenziato come già il precedente bilancio è stato presentato con estremo ritardo e la cosa non ha consentito di poter procedere alla stabilizzazione di lavoratori precari del comune e stessa medesima dinamica e stessa sorte ha subito la proposta di delibera per le nuove tariffe della Tari, arrivate in consiglio comunale a poche ore dalla scadenza e senza aver avuto modo di visionarle o emendarle. L’ assessore è recidivo. Senza girarci attorno più di tanto diciamo subito che non ci piace questo modo di procedere, non lo condividiamo e lo condanniamo decisamente. Non è possibile che per un verso si invochi la condivisione di atti e di strategie, anche dall’ opposizione e di contro si adotta con esso, un metodo stile……………………………………….

l'articolo a pagina 4 del giornale
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IN CITTA'

IL SENSO CONTRADDITTORIO DI UNA LEGALITÀ A TARGHE ALTERNE

LA GUERRA DEI MATTONI



di Anna Bulone



La valanga di detriti e di amenità che hanno travolto Licata, conseguenza anche dell’attenzione mediatica, ha riportato alla mente quella relativa alla promozione di un libro, nel maggio di qualche anno fa, che vide riversare in città giornalisti e fotografi nazionali che dovevano 'sondaggiare' su chi di noi ragazze indossasse la minigonna. Bisognava stabilire quanto fosse moderna la città sulla base di quegli indumenti. Lo scontro originò un imbarazzante quanto inconcludente match in cui a perderci fu l'immagine generale. Recentemente ancora un altro ring su cui si scontrano: Comitato degli abusivi VS Sindaco e demolizioni. In mezzo? In mezzo una città, come ieri, come oggi, come sempre! Una città che deve difendersi dai colpi che la stendono KO, rendendone difficile la risalita. Dal risultato dell’attuale incontro/scontro bisognerà stabilire il peso ed il valore effettivo attribuito alla parola Legalità. Sentire uno degli abusivi dire che se non si fosse ottemperato alle disposizioni di legge un futuro sindaco avrebbe potuto raccogliere trentamila preferenze lascia l’amaro in bocca. Con l’alibi del “così fan tutti” l’abusivismo lungo le coste è stato perpetrato in attesa di una taumaturga sanatoria. Nell’Italia dei condoni, questa illusione che ha costruito carriere politiche, si è rivelata, per molti abusivi un gioco d’azzardo. Le demolizioni sono state dichiarate ATTO DOVUTO, perché le sentenze vanno eseguite e LA LEGGE VA RISPETTATA. “Da una quarantina d’anni l’abusivismo selvaggio ha deturpato irrimediabilmente le nostre coste, con il silenzio doloso di chi avrebbe dovuto vigilare.” Questo mantra è entrato a far parte del linguaggio licatese corrente, per alcuni come forma di autoassoluzione per un problema che atavicamente non ha risparmiato parenti in linea retta e collaterale. Sia che si tratti di civile abitazione, che si tratti di un cubo grezzo (a chi si negherebbe mai una casetta per il forno con barbecue annesso), di una tettoia più o meno importante, di una verandina in alluminio che sigilli una balconata o un terrazzo, sia che si tratti di abbattere un prospetto antico per fare spazio ad una saracinesca, il licatese medio non ha mai potuto fare a meno di abbruttire ed abbrutire quanto di bello ci fosse in città……………………………….

l'articolo a pagina 5 del giornale
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ATTUALITA'

DIGA SUL GIBBESI, RISAGOMATURA FIUME SALSO, TRASFORMAZIONE DELLE TRAZZERE IN ROTABILI, PORTO COMMERCIALE

IL GEOM. SALVATORE BONELLI RINFRESCA
LA MEMORIA ALL’ASSESSORE REGIONALE AI LL.PP.




Il geom. Salvatore Bonelli, attivo militante della D.C. che, per molti anni consigliere comunale e per qualche tempo anche assessore, ex funzionario dell’E.S.A., oggi presidente della Commissione per la Toponomastica e governatore onorario della Venerabile Confraternita di San Girolamo, alla quale appartiene dal 1947, da buon licatese che è e che è sempre stato, non perde il vizio di richiamare alla memoria dei nostri assessori regionali gli impegni assunti per la nostra città e quasi mai mantenuti. Così il 12 maggio scorso, facendo riferimento ad un articolo apparso su La Sicilia il 23 marzo 2016 sulle opere programmate e rimaste incompiute con sperpero di danaro pubblico, ha preso carta e penna ed ha scritto all’on. Giovanni Pistorio, assessore regionale ai LL.PP. e alle infrastrutture e per conoscenza all’avv. Stefania Xerra, assessore ai LL. PP. del nostro Comune. Tra gli incompiuti che riguardano Licata, Bonelli cita la diga sul Gibbesi, la mancata risagometura del fiume Salso,le trazzere che dovevano essere trasformate in rotabili e l’abbandono del porto di Licata. La diga sul Gibbesi, programmata per una capienza di 8.500 milioni di mc. D’acqua, fu costruita nel 1976 e doveva dare l’acqua a Licata per il fabbisogno del polo industriale che non è mai nato a Torre di Gaffe (la Sarp), per l’agricoltura e per la popolazione. Da allora non è stata mai realizzata la condotta di adduzione per Licata (4-5 km di tubature), mentre a questo importante invaso da sempre attingono acqua i comuni di Ravanusa, Sommatino e Delia. L’art. 7 della L.R. 24/86 aveva previsto la risagomatura del fiume Salso, da contrada………..C. C.

l'articolo a pagina 7 del giornale
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ATTUALITA'

LA MEMORIA E LA STORIA. 10 LUGLIO 1943. IL NOSTRO DIRETTORE SI RIVOLGE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA

ANCHE PER LICATA UN RICONOSCIMENTO
PER LE VITTIME CIVILI DELLO SBARCO ?



Perché ancora si tarda a concedere alla nostra città un riconoscimento per le vittime civili cadute a seguito dello sbarco sulle nostre spiagge avvenuto il 10 luglio 1943, nonostante l’Amministrazione Comunale ne abbia da tempo fatta richiesta formale? Per sollecitare l’iter e forse anche per avere una risposta, il nostro direttore si è rivolto al Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella inviandogli anche copia della seconda edizione aggiornata del suo libro “10 Luglio 1943. L’assalto degli Alleati alla Sicilia. La Joss Force attacca Licata”, edito da La Vedetta nel 2014, quale documentazione a sostegno della richiesta della giunta. “Licata fu il primo comune siciliano ad essere stato liberato e il primo ad essere stato amministrato dagli ufficiali americani dell’Amgot – scrive Carità al Presidente Mattarella- e fu anche il primo comune ad avere un sindaco e una giunta formata da elementi antifascisti. Viene ricordata la gestione illuminata del maggiore Frank Toscani, italo-americano, la cui figura servì a John Hersey, giornalista di Life, per scrivere un best seller dal titolo “Una campana per Adano” (Adano è Licata), una sorta di romanzo storico che gli guadagnò il Premio Pulitzer nel 1945.” “Lo sbarco degli americani –scrive Carità-, non portò solo la liberazione e la democrazia ad una popolazione da oltre due anni provata dai bombardamenti, dalle privazioni e dalla fame, ma anche distruzione e morti. Nei giorni dello sbarco si contarono, come risulta dai registri dell’archivio storico comunale, ben 73 vittime civili innocenti, alle quale nel 50° anniversario dello sbarco è stato eretto un monumento per ricordarle.” ……………………………..A.D.C.

l'articolo a pagina 8 del giornale
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ATTUALITA'

IN GERMANIA UN INCONTRO TRA LE CITTÀ GEMELLATE

UN INCONTRO PROGRAMMATICO PER LE CITTÀ
GEMELLATE DI LICATA, REINHEIM E CESTAS




In occasione del quindicesimo anniversario di gemellaggio con la nostra città, si è tenuto a Reinheim lo scorso 3 Giugno un incontro programmatico tra le tre città gemellate Licata, Reinheim e Cestas. In questo momento costruttivo e proficuo per la programmazione da portare avanti insieme, il comune di Licata è stato rappresentato dall’assessore Daniele Vecchio delegato dal sindaco Angelo Cambiano, dal consigliere comunale Chiara Ferraro come componente del comitato per i gemellaggi del comune di Licata costituitosi lo scorso Aprile, dall’associazione progemellaggi, nella persona delsuo presidente dott. Giovanni Peritore, nonché vicepresidente del comitato, e dai soci Sig. Ignazio Bonsignore e Sig.ra Carmela Ferraro. Attorno ad un tavolo tecnico con il sindaco di Reinheim Karl Hartman ed il presidente del comitato per i gemellaggi di Cestas, Claude Thermes, accompagnato da una numerosa delegazione. con l’entusiasmo che da sempre ha caratterizzato la collaborazione tra questi comuni, si è discusso di quanto fatto fino ad ora e come proseguire in questo patto d’amicizia e fratellanza confermato dalla concretezza dell’interesse comune nel portare avanti un’azione per la pace, la solidarietà e l’incontro tra i popoli. Il leitmotiv dell’incontro è stato quello della “memoria europea” in un momento difficile come quello attuale in cui è molto sentito il problema dell’immigrazione di massa non solo in Italia ma anche in Germania. ………………………..

l'articolo a pagina 8 del giornale
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EVENTI

UN EVENTO STRAORDINARIO


A KYOTO UNA TRATTORIA
SICILIANA CHIAMATA LICATA




Kyoto, una delle principali città del Giappone, di quasi un milione e mezzo di abitanti, ospita, tra i tanti punti di ristoro, anche una trattoria tipica siciliana che porta il nome 'Licata'. Di ciò, lo scorso 3 giugno, è venuto a conoscenza il Sindaco, Angelo Cambiano, nel corso di un incontro avuto, al Palazzo di Città, con il titolare del punto di ristoro giapponese in questione, Kenji Kuroyanagi, per l'occasione accompagnato dallo chef licatese di fama internazionale, nonchè suo maestro, Pino Cuttaia, alle cui dipendenze ha lavorato per circa due anni.. Fa piacere sapere che il nome della nostra città sia stato abbinato ad una trattoria tipica siciliana sorta in Giappone, grazie alle inizaitive del maestro Cuttaia, importante ambasciatore del buon nome di Licata in tutto il mondo………………………………..

l'articolo a pagina 9 del giornale
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EVENTI

LA PROMESSA RINNOVATA NELLA CHIESA CATTEDRALE DI SANT’EMIDIO

AS ASCOLI PICENO I 50 ANNI DI MATRIMONIO
TRA MARIA LUCIA E FRANCO




Licata 25 aprile 1966 – Ascoli Piceno 25 aprile 2016. 50 anni fa Maria Lucia Carità e Francesco Galati si univano in matrimonio nella chiesa Madre. Benedì le loro nozze il parroco arciprete, mons. Giuseppe Bellino. Avevano a quell’epoca rispettivamente 19 e 23 anni: Dopo una lunga permanenza a Porto Empedocle, decisero di lasciare la Sicilia per Ascoli Piceno per assicurare un avvenire ai loro tre figli Salvatore, Piergiorgio e Valentina. Ed ebbero ragione di farlo Un matrimonio inossidabile, come tutti quelli della loro epoca. Hanno rinnovato la loro promessa nella cripta del duomo di Ascoli che custodisce le reliquie……………………

l'articolo a pagina 9 del giornale
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CULTURA & SOCIETA'

DONNE SICILIANE: ANGELINA DAMIANI LANZA

FU POETESSA, GIORNALISTA E SCRITTRICE.
NEL 1916 DIVENTÒ ROSMINIANA


di Ester Rizzo


Aveva una paternità e una maternità illustri Angelina: suo padre era l’architetto Giuseppe Damiani Almeyda, al quale si deve la progettazione e la costruzione del teatro Politeama, e sua madre era Eleonora Mancinelli, figlia del noto pittore napoletano Giuseppe Mancinelli. Nacque a Palermo il 13 febbraio 1879 e crebbe conducendo una vita signorile, in una bella casa e con la possibilità di effettuare molti viaggi con la famiglia. Ricevette educazione ed istruzione tramite degli insegnanti privati come si usava a quei tempi. Sin da piccola si dilettava con il disegno, la musica e la pittura. A venti anni si sposò con Domenico Lanza, un docente di botanica palermitano e tra il 1899 ed il 1924 divenne madre di ben cinque figli. Ma le gioie della maternità vennero funestate dalla morte di due figli. Angelina iniziò a scrivere versi e la sua poesia, che si richiama alla tradizione carducciana e pascoliana, iniziò ad essere molto apprezzata negli ambienti culturali; tra le sue estimatrici troviamo anche Ada Negri. Collaborò a diversi giornali: “Rivista per le signorine”, “Vita femminile”, “Corriere di Sicilia” e “Corriere d’Italia”. Angelina scriveva di arte, letteratura, moda, e anche di problemi sociali. Il suo ricco epistolario ci dà testimonianza dei rapporti che intratteneva con………………….

l'articolo a pagina 10 del giornale
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CULTURA & SOCIETA'

AMBIENTE – UN LIBRO DELL’ARCH. TONI CELLURA EDITO DA MAGGIOLI

GLI “APPALTI” VERDI


di Francesco Pira


La Maggioli , leader nazionale nell’editoria tecnica,ha pubblicato, ed è fresco di stampa un prezioso volume, sulle novità relative agli “ Appalti verdi” o Green Pubblic Procurment (GPP) ,contenuti nel Collegato Ambientale alla legge di stabilità 2015 recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”. Il libro è stato “concepito e partorito” in Sicilia.L’autore è l’architetto licatese Toni Cellura ,noto per il suo impegno ventennale nell’ambientalismo scientifico e tecnico;ed è stato scelto dalla prestigiosa casa editrice per la redazione di un testo a carattere nazionale che affronta il tema della rivoluzione verde in tema degli appalti nelle pubbliche amministrazioni. L’autore inoltre recentemente è stato chiamato a rappresentare Green Building Council in Sicilia ,nota fondazione americana leader nei sistemi di rating dei criteri di sostenibilità energetico ambientale con il marchio LEED. La legge-sottolinea l’autore architetto Cellura- ha introdotto una serie di novità in materia di appalti verdi e alcune modifiche al codice dei contratti pubblici. Nel testo, sono contenute diverse disposizioni relative al green public procurement (GPP). Il testo-prosegue è stato pensato con la Casa Editrice,a seguito della emanazione del Collegato Ambientale”. ………………….

l'articolo a pagina 10 del giornale
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STORIA

9 LUGLIO 1943

73 ANNI FA LA SERA PRIMA DELLO SBARCO DAVANTI
LA SPIAGGIA VERDE DELLA MOLLA ATTACK GROUP


di Angelo Luminoso



In quella tarda serata del 9 luglio del 1943, il plenilunio effondeva la sua luce sulla piana della Mollarella, immersa in un cupo silenzio presago di tragici eventi. A ridosso della Mollarella, sull’ampia dorsale sulla quale insiste la contrada Chiavarello dominante sulla piana, mia madre, mia sorella, di 16 anni, ed io, ventenne, ci godevamo qualche parvenza di frescura che concludeva una giornata piuttosto calda, una delle interminabili giornate oziosamente vissute tra il frinire delle cicale e il vagabondare in cerca di qualche pomodoro rimasto attaccato alla pianta e di capperi selvatici. Nel primo pomeriggio risuonava, immancabile, il ronzare di un invisibile ricognitore. Eravamo seduti dinnanzi al rustico a due piani, costruito dal mio nonno, il capomastro Vincenzo Schembri, all’inizio del secolo, quando i piccoli impresari edili non disdegnavano di sporcarsi le mani di calce e lavoravano di cazzola. Anche i bassi vitigni, che occupavano l’ampio declivio degradante verso la pianura, mostravano i segni della vecchiaia, ma continuavano a dare un vino rosso-cupo di 16 gradi. A Chiavarello avevamo cercato rifugio per sfuggire, come molti licatesi in altre contrade e nei paesi dell’interno, ai bombardamenti aerei che, da qualche mese, tormentavano la città. C’erano con noi mia nonna e la famiglia di mio zio Baldassarre Schembri, ma nei giorni terminali di giugno, allarmati dalle insistenti voci di un imminente sbarco degli anglo-americani, gli altri ospiti decisero di affrontare il futuro in paese, tra le mura domestiche: la compresenza di altri cittadini avrebbe assicurato loro quella protezione che quel rustico, pressoché isolato, negava. Così cambiavano i luoghi della sicurezza. Qualche giorno prima dello sbarco, mio padre, richiamato nella Guardia di Finanza, dopo aver trascorso con noi un permesso di 48 ore, era tornato al suo reparto, a Falconara, dove fu catturato al primo assalto nemico e trasferito in Algeria. Intorno alle 21-22, un po’ annoiato, mi spinsi verso il basso, dove il fondo, con un salto di circa un metro, confina con la pianura………………………….

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STORIA

IN UN SERVIZIO SU RAI TRE DI MARINA BASILE

LE PRIME MAROCCHINATE A LICATA SUBITO
DOPO LO SBARCO DEL 10 LUGLIO 1943



La città di Licata come fu la prima ad essere conquistata dalle truppe Usa già alle ore 11,30 del 10 luglio 1943, fu anche la prima a patire le conseguenze dei marocchini, i cosiddetti goumiers, 900 in tutto inquadrati nel 4° Tabor del gen. francese Alphonse Jouin. Questa masnada di abili e feroci combattenti faceva parte del corpo di spedizione francese agli ordini del generale americano Keyes. Questa orde di soldati la sera sciamava per le contrade immediatamente vicine alla città dove erano sfollate tante famiglie. Una prima aggressione con conseguente stupro avvenne in contrada Sant'Oliva. Ne parla Salvatore La Marca in un suo diario romanzato 'Il Giardino di Sant'Oliva', (La Vedetta ed., Ragusa 2005). L'avv. La Marca è morto qualche anno fa e mi riferì di tali fatti, ma non mi fece i nomi delle malcapitate. Mi raccontò, però, come peraltro scrive a p. 148 e sgg, come una mamma si sacrificò, salvando la figlia che fece nascondere, subendo la violenza di un gruppo di goumiers che erano andati nel casolare dove erano sfollati perché la mattina avevano adocchiato la giovane. Ma la mamma, essendo andati a Licata gli uomini, una donna ancora piacente, si offrì ai marocchini facendo loro dimenticare l'esistenza della figlia. Questa ed altre violenze accadute tra il 12 e il 13 luglio 1943 furono punite dagli uomini con le armi, mentre il comando americano lasciò fare, senza preoccuparsi degli uomini del gen. Jouin che mancavano all'appello. Un'altra storia vissuta è raccontata dal protagonista, allora giovane studente, l'avv. Giosuè Alfredo Greco nel suo libro 'E il mare sparì. 1935-1945 ricordi di un licatese' (La Vedetta ed. Ragusa 200', p.129 e sgg.). Questo giovane, venuto a sapere che in contrada Favarotta i goumiers si erano macchiati di pesanti violenze sulle donne, al di là della loro età, decise, assieme ad altri due giovani di dare man forte ai gruppi familiari sfollati in quella contrada. Recuperarono una mitragliatrice Breda, modello 47, tra le tante abbandonate dalle truppe italiane cadute o in ritirata, raggiunsero contrada Favarotta e nascostisi attesero il calare del sole…………………..

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STORIA & SOCIETA’

L’ HA DELIBERATO LA GIUNTA MUNICIPALE

IL BUNDESTAG HA RICONOSCIUTO
IL GENOCIDIO ARMENO


di Carlo Trigona




Anouche è nata a Torino e qui ha scelto di vivere ormai da oltre mezzo secolo. Presta la sua opera come medico presso un’asl della città impegnandovi tutte le energie e la passione di cui è capace. L’ho conosciuta fra i banchi di scuola: io docente alle prime armi, lei piccola allieva dalla pelle bruna e levigata e gli occhi scuri e fiammeggianti. Ogni tanto si crea tra noi qualche rapida e piacevole occasione d’incontro. Oggi , una di queste, avverto in lei una incontenibile, nonché inusitata voglia di parlare. Tutti i mezzi di informazione, di qualsiasi fonte,hanno dato risalto, qualche giorno fa, alla risoluzione approvata dal Parlamento tedesco in cui si riconosce come “genocidio” il massacro degli Armeni ad opera dell’ impero Ottomano, tra il1915 e il 1916: in piena “Grande guerra”! Anouche è italianissima per nascita, armena di origine. Ha vissuto, attraverso i racconti del padre, per metà francese e per l’altra italiano, il drammatico calvario fatto di sofferenze e mai di rassegnazione, affrontato dalla sua famiglia, lungo la via dell’esilio percorsa dal suo bisnonno, che portò lui e il figlio a Parigi. Lì nacque suo padre, che dopo varie vicissitudini approdò a Torino. Anouche è molto fiera delle sue origini. Ha sempre atteso questo momento: il momento del riscatto. I suoi occhi e le sue parole grondano di orgoglio e di dolorosa, malinconica, incontenibile gioia. Parla come un fiume in piena dell’Armenia così come le veniva descritta attraverso le narrazioni del nonno: della cultura, della religione, prevalentemente cristiana in mezzo ad un mare di islamismo, di Ierevan, splendida capitale dalla storia antichissima, del monte Ararat, di Noè e della sua arca … La conversazione si allarga. L’Armenia, tempo fa era lambita da due mari, il mar Caspio e il mar Nero,poi russi e ottomani ne fecero carne da macello. Negli anni ’90, dopo tante vicissitudini, ha conquistato la sua indipendenza,frutto della dissoluzione dell’U.R.S.S. , ma il suo territorio non ha più alcuno sbocco sul mare. Alla vigilia della Prima guerra mondiale gli Armeni costituivano la minoranza più consistente all’interno dell’impero turco. Con lo scoppio della Grande guerra le vicende per la popolazione armena precipitarono. …………………..

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CULTURA & SOCIETA’

PRESENTATO IL LIBRO DI CALOGERO CARITÀ E FRANCESCO PIRA. SONO INTERVENUTI DON TOTINO LICATA E FRANCESCO LAURIA, RISPETTIVAMENTE ASSISTENTE SPIRITUALE E GOVERNATORE

LA VEN.LE CONFRATERNITA DI SAN GIROLAMO
E IL VENERDÌ SANTO A LICATA



Sabato 21 maggio, nel salone “Falcone e Borsellino” annesso alla chiesa parrocchiale di San Giuseppe Maria Tomasi nel quartiere Fondachello-Plaia, è stato presentato ai confratelli e ad un numeroso pubblico, il libro sulla “Venerabile Confraternita di San Girolamo e il Venerdì Santo a Licata” (pp. 120), edito da La Vedetta e stampato per espressa volontà e con il concorso del Consiglio di Amministrazione dell’antica compagnia della Misericordia. Sono intervenuti l’assistente spirituale della Confraternita don Totino Licata, che è anche alla guida da anni della parrocchia di San Giuseppe Maria Tomasi, e il governatore della Confraternita, Francesco Lauria. La relazione sul valore delle confraternite e in particolare sulla storia della Confraternita di San Girolamo e sui riti del Venerdì Santo, è stata tenuta da uno dei due autori, il prof. Calogero Carità. E’ mancata la presenza del coautore prof. Francesco Pira, confratello e responsabile della comunicazione per la Confraternita, in quanto impedito per postumi da incidente stradale, dal quale fortunatamente è uscito illeso. Tuttavia il confratello Ing. Angelo Bonfiglio, da lui incaricato, ha dato lettura di una sua missiva, ……………….

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SOCIETA'

QUEI SELFIE SUI BINARI E LA
RAPPRESENTAZIONE SOCIAL DEL SÉ



di Francesco Pira




Un selfie sui binari. Adrenalina pura. Voglia di apparire mentre compi un gesto stupido ma che nel branco ti fa sentire forte e invincibile. In tutta la penisola tra i macchinisti è allarme rosso. Già vedere dei ragazzini che giocano vicino ai binari come è accaduto giorni fa, ad un macchinista, apre il ventaglio delle paure. Poi la Polizia Ferroviaria, nel caso specifico, si accorgerà che non c’entrano i selfie sui binari, ma soltanto qualche calcio ad un pallone in attesa di una compagna di classe. Ma la paura di bravate fuori dalle righe rimane. Tutta la vita degli adolescenti è legata alle tecnologie. Adesso vanno in gita e quando finalmente a fine giornata arrivano in discoteca, raccontano i loro docenti, la prima cosa che chiedono è se all’interno il wi-fi funziona. C’è il bisogno di far sapere subito attraverso i social in tempo reale cosa si sta facendo e come ci si diverte. Ma il mostrare il sé on line, quello che può piacere agli altri, passa in secondo piano rispetto alla tutela della propria salute, del proprio corpo o della propria psiche.

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