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Ernesto Basile - Filippo Re Grillo
Scritto da Scritto da Webmaster il ottobre 14 2007 20:12:18


Villa del cav. Urso, progetto di E. Basile In questa stessa piazza, sulle rovine dell'ormai diruta chiesa della SS. Trinità, la municipalità licatese deliberò di costruire la torre dell'orologio civico, incaricando della progettazione l'arch. Ernesto Basile, il padre del liberty siciliano, che consegnò i disegni il 16 gennaio del 1904. La torre civica di Licata che, tra le opere del Basile, rimane la più significativa, anche se risulta essere quella meno nota, non è meno intensa ed originale di quelle delle case aristocratiche disegnate dall'architetto palermitano. Rimasta al grezzo per moltissimi anni, solo tra il 1933 e il 1942 poté assumere la veste Villa del cav. Urso, progetto di E. Basileideata dal suo progettista. Il tema della torre di Licata è quello del pilastro enucleato che sorge in alto come una merlatura, risultano fusi in modo perfetto e sono utilizzati per ottenere il massimo di valore simbolico attraverso la continua vibrazione chiaroscurale. La gabbia in ferro battuto, creata per reggere le antiche campane, fuse da Francesco Pansera di Palermo nel 1777 e provenienti dall'orologio del seicentesco Quartiere spagnolo, deriva in qualche modo, come Villa del cav. Urso, progetto di E. Basiledicono gli esperti, dalle effiorescenze metalliche di certe membrature di carretti siciliani. Lo stesso Basile nel 1907 progettò la nuova sede della Congregazione di Carità da costruirsi accanto alla torre civica dell'orologio, destinata poi a Palazzo Municipale, dove il genio dell'artista riuscì sapientemente ad innestare le tematiche dell'art nouveau con i caratteri neoclassici e gotici, tipicamente siciliani mutuati dal padre Giovambattista. Anche qui il Basile lavora per sovrapposizione di pannelli in negativo e in positivo, introducendo ritmi sovrapposti alla intelaiatura generale dell'ordine. Il Municipio, di cui la villa Fassini è la versione distillata e purificata, presenta un prospetto impostato su due ordini che nei suoi elementi decorativi richiama i palazzi rinascimentali fiorentini. Al Basile si deve anche il disegno dei due cancelletti in ferro battuto, oggi, asportati, delle porte del lato principale del prospetto, nonché delle raggiere in ferro battuto dei timpani delle porte. All'interno del Municipio si possono ammirare alcune opere d'arte. Nell'aula consiliare campeggiano le due principali: un trittico su tavola (cm. 270x175) della 1a metà del sec. XV, proveniente dal convento del Carmine, opera di un tal maestro di San Martino di scuola antonelliana, con la Madonna e il Bambino, i SS. Caterina e Giovanni, Alberto e Marta e nel riquadro centrale i committenti in adorazione e lo stemma della ricca famiglia Caro; un grande dipinto su tela di Antonino Licata (Licata 1823-Napoli 1899) del 1872 con I Vespri Siciliani. Nel corridoio sono stati murati due grandi clipei in pietra grigia riproducenti a bassorilievo le effigie dei due fondatori di Gela, Entimo di Creta ed Antifemo di Rodi, lo stemma della ricca famiglia Serrovira con le tre conchiglie e una tabella epigrafica in marmo che stava su una delle porte urbiche della città. Nell'ufficio del sindaco sono custodite le due mazze d'argento della corte giuratale di Licata, eseguite nel 1735 dal maestro argentiere Pasquale Cipolla di Palermo, garantite dall'imprimatur A.G. che corrispondono al nome di Antonio Gulotta, allora console dei maestri argentieri di Palermo. Nell'ufficio del dirigente degli affari generale è custodito il dipinto su tela (cm. 293x182) di Fra Felice da Sambuca (Sambuca di Sicilia 1733-Palermo 1805) con La Madonna col Bambino e Santi Cappuccini. Nell'ufficio del Segretario Generale si ammira invece un bellissimo dipinto su tela (cm. 330x230), attribuito a Giovanni Portaluni (Licata 1593-?) raffigurante Il patrocinio della SS. Trinità e l'elemosina dei Rossi. La sua esecuzione è ascrivibile intorno al 1630 Proviene dalla chiesa della SS. Trinità.

Al medesimo anno appartiene il progetto di ristrutturazione della villa del cav. Urso, edificata sul terrazzo di Monserrato nella 2a metà dell'Ottocento. Qui il Basile modificò quasi completamente il preesistente fabbricato dalla solida forma di un prisma, alleggerendone la massa corporea, dinamicizzando la vecchia struttura con l'aggiunta di una torre lanterna angolare, seguendo il modello della distrutta palazzina Deliella di Palermo e del palazzo Manganelli di Catania che attestano un chiaro ritorno ai palazzi toscani per l'altissima qualità dei dettagli e per il felice contrasto di tessiture e colori naturali dovuti all'uso della pietra che forma ghiere di conci sopra le porte e finestre creando raggiere vibranti che incrinano la compattezza della fronte meridionale, interrotta, tra l'altro, da un loggiato colonnato e vetrato. Molto bella è la torre della villa, oggi in condizioni di assoluto abbandono, e forse costituisce l'elemento più originale che in questa costruzione evidenzia il genio creatore del Basile al quale viene attribuito anche il disegno del meraviglioso cancello in ferro battuto che aderisce strettamente allo spirito e alle tematiche del liberty fiorito.

Palazzo VerderameI modelli del Basile furono localmente seguiti da Antonino Re (Licata 1896-1980) che nell'area portuale progettò nel 1926 la costruzione del palazzina liberty, oggi completamente manomessa, per la famiglia Todaro e da Filippo Re Grillo (Licata 1869-1930) che produsse una serie di ben disegnate architetture che hanno dato degno decoro alla veste urbana di Licata. Tra queste, meritano di essere citate la villa di campagna di Angelo Sapio Rumbolo (1902), costruita Palazzo di Roberto Verderamesulla cresta di un colle vicino a Monserrato, con espliciti riferimenti all'architettura fiorentina del 400-500, la villa di Ernesto Verderame (1906), detta "Villa Luisa", oggi Bosa, edificata suPalazzo di Roberto Verderame – disegno di F. re Grillol terrazzo di Contesole, che richiama i modelli della casa con torre-pilastro angolare del Basile, la ristrutturazione Palazzo di Roberto Verderame – disegno di F. re Grillodel palazzo dell'on. Arturo Verderame (1903), la costruzione del palazzo del cav. Roberto Verderame (1907), oggi Verderame-Navarra, forse l'architettura più prestigiosa tra quelle realizzate nel cuore cittadino, entrambi su piazza Progresso, la villa Re Grillo (1902) sul fianco meridionale di via Santa Maria, con vista panoramica della città e di tutto il suo litorale di levante e sud, la Villino Re Grillo in una cartolina dei primi del Novecentopalazzina Re Grillo in piazza Elena (1908), la casa Biondi sulla stessa piazza (1923-28), la villa del cav. Roberto Verderame sul costone nord-orientale di Monte Sole (1910). A lui si deve anche la costruzione del teatro "Re", ultimato nel 1921 ed inaugurato nel 1922, oggi completamente restaurato dal Comune che ha voluto che si recuperassero le decorazioni liberty delle spallette dei palchi.



F. Re Grillo, Teatro Re - La scenaF. Re Grillo - Teatro Re - La caveaPalazzo Re Grillo, progetto F. Re Grillo
Villino Re Grillo – disegno di F. Re GrilloVillino Re Grillo – manomesso da interventi abusiviPalazzo Arturo Verderame- Una sala con arazzi e soffitto a cassettoni



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